Partiamo da un dato: il 30% della popolazione giapponese ha più di 60 anni, secondo le stime dell’ONU che proietta un futuro fatto da una popolazione globale in aumento – saremo oltre un miliardo entro il 2030 – trainata dai mercati emergenti e sempre più anziana. La prova è che secondo stime l’ONU entro il 2050 il Giappone sarà in buona compagnia con oltre l’80% della popolazione globale che avrà più di 60 anni che risiederà nei mercati meno sviluppati. Il mondo invecchia, è un dato di fatto, e i gestori che si lasciano guidare dal megatrend demografico puntano in maniera decisa alla cosiddetta Silver generation, contrapposta nei consumi a Millennials e Generazione Z, che secondo uno studio di BlackRock sta cambiando in maniera strutturale la previdenza, l’industria alimentare, ma anche la robotica.

Se guardiamo in particolare al Giappone, l’avanzata della silver economy, ha segnato un cambiamento strutturale del Paese che da super potenza mondiale si è candidata a culla dell’economia degli anni d’argento, non senza problemi di crescita. Un esempio su tutti: in Giappone ormai da anni il saldo negativo tra morti e nuovi nati ha creato una disoccupazione ormai stabile al 2,3% e alcuni lavori sono in via di estinzione. In Giappone, per esempio, si fatica a trovare persone che lavorino nei negozi di generi alimentari. Al momento sono gli studenti stranieri la principale fonte di manodopera giovane, ma si tratta di cittadini temporanei e il tasso di abbandono dei posti di lavoro è altissimo.

Per questo il primo ministro Shinzo Abe ha spinto moltissimo sull’ingresso delle donne giapponesi nel mondo del lavoro, ma in genere non sono disposte a lavorare a turni notturni. Per fare fronte alla carenza di manodopera non qualificata in diversi settori (grande distribuzione, edilizia, assistenza agli anziani e agricoltura), il Giappone ha avviato una campagna per il rilascio di visti per questa categoria di lavoratori che potrebbe attirare più di 345.000 stranieri entro il 2024. Ma le persone in carne e ossa potrebbero non essere sufficienti per soddisfare le necessità delle grandi catene di distribuzione che sono aperte 24 ore su 24. La soluzione? Per le aziende del settore attive in Giappone l’unica strada è puntare sull’automazione, in particolare nelle ore notturne.

La robotizzazione non solo del lavoro non qualificato è l’altra grande tendenza che arriva dal Giappone culla dell’economia d’argento. In un futuro molto prossimo in ogni casa giapponese potrebbe entrare un robot che svolga funzioni di assistente alle persone anziane, ma anche semplicemente fornire una compagnia a persone autosufficienti rimaste sole. A crederci è la casa automobilistica Toyota che ha investito oltre 29 miliardi di dollari per un nuovo centro di intelligenza artificiale che produca robot domestici adatti al mercato giapponese.

IDEE DI INVESTIMENTO

Dal Giappone partono le tendenze che influenzano i portafogli dei gestori che guardano alla demografia come megatrend di investimento di lungo periodo. Non conta, però, solo l’età anagrafica, ma anche il grado di istruzione della popolazione che invecchia e indirizza il cambiamento sociale e soprattutto conta la densità della popolazione anziana che vede il Giappone saldamente al comando nel mondo. Al momento dopo un 2018 non positivo, il sentiment dei gestori sul mercato azionario giapponese è orientato alla cautela proprio perché il Paese è molto legato al ciclo economico globale e, di conseguenza, i segnali di un rallentamento della crescita mondiale mettono seriamente in dubbio l’opportunità di investire in azioni giapponesi. Ma proprio l’invecchiamento della popolazione che è un punto debole per la crescita economica, potrebbe diventare un punto di forza per il Giappone grazie alle iniziative del Governo e delle singole aziende che puntano sull’economia degli anni d’argento. Per Alex Lee, gestore azionario di Columbia Threadneedle Investments gli sforzi per portare le donne al lavoro stanno dando i loro frutti: il tasso di attività delle donne in Giappone è già superiore a quello degli Stati Uniti, grazie alle politiche mirate a incrementare il tasso di partecipazione femminile, la cosiddetta “Womenomics”. «Non possiamo aspettarci che l’espansione della forza lavoro dia impulso alla crescita economica futura, viste le dinamiche demografiche giapponesi», ha detto Lee che guarda con favore all’apertura del Giappone verso i lavoratori stranieri. «Il fattore chiave che determinerà la capacità del paese di far crescere la propria economia sarà la produttività».
Su questo fronte il quadro è più contrastato, secondo le analisi dei gestori che concordano sul fatto che le azioni giapponesi siano le più sottovalutate del mercato. Come è possibile? Per l’economista di Dorval asset management, François-Xavier Chauchat, è un paradosso dal momento che la Banca centrale giapponese (BOJ) continua il programma di acquisti massicci e figura ormai fra i primi 10 azionisti del 40% delle società giapponesi quotate in borsa. «La spiegazione della sottovalutazione record del mercato giapponese è la relativa abbondanza di società industriali, ma aspetterei una conferma della ripresa del ciclo economico in Asia prima di acquistare» ha detto Chauchat.

Per investire sui trend demografici legati all’invecchiamento della popolazione, esistono fondi specializzati che investono a livello globale.

  • Tra questi il più longevo è il fondo azionario globale Fidelity Global Demographic fund gestito da Aneta Wynimko (+13,32% da gennaio ad aprile 2019, mentre il rendimento a 3 anni è del 7,25% secondo dati Morningstar) che punta sui settori salute, beni di consumo e sugli effetti dell’aumento dell’aspettativa di vita delle popolazioni che invecchiano, oltre che della creazione di ricchezza nei mercati emergenti.
  • Altrettanto longevo è LO Funds Golden Age gestito da Lombard Odier IM (+8,78% da gennaio ad aprile 2019 secondo dati Morningstar, mentre rende il 5,18% a tre anni) lanciato nel 2012 che ha subito un cambio di politica di investimento nel 2015. Il fondo è denominato in euro e investe a livello globale sui temi di investimento in gran parte generati da cura per le persone di 55 anni o più, puntando sui settori della salute, finanza e consumi.
  • Si concentra di più sull’Europa e sui settori risparmio finanziario, attrezzature mediche, assistenza sanitaria, tempo libero, prodotti farmaceutici, assistenza domestica e personale, produttori di automobili il fondo DECALIA Silver Generation A1 Acc EUR, lanciato nel 2016 (+10,26% da gennaio ad aprile 2019 secondo dati Morningstar).
  • E investe sull’Europa anche Generali Investments Sicav SRI Ageing Population DX EUR Acc (+15,18% da gennaio ad aprile 2019 secondo dati Morningstar) partito nel 2016 e gestito da Olivier Casse e Giulia Culot che hanno il 65% del portafoglio investito in salute, beni di consumo e finanza come primi settori in portafoglio.

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Note

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