Tredici anni di tensioni e trattative e due anni di negoziati serrati tra l’Iran e le potenze mondiali hanno portato a uno storico accordo sul programma nucleare iraniano. Teheran non avrà alcuna arma nucleare. L’accordo è una vittoria sia del presidente Barack Obama, sia del presidente iraniano Hassan Rohani, che ha fatto tirare al mondo un grosso sospiro di sollievo secondo. Ma che ha anche scatenato la prevista ira di Israele e del premier Benyamin Netanyahu. Con l’accordo firmato a Vienna dai ministri degli Esteri di Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania e Iran Teheran si è impegnata a tagliare drasticamente le sue riserve di uranio arricchito e il numero delle sue centrifughe, e a consentire in ogni momento agli ispettori internazionali l’accesso a tutti i siti che ritengano opportuno verificare, anche quelli militari. In cambio l’Iran ha ottenuto la cancellazione delle sanzioni che da anni soffocano la sua economia, tra cui un embargo petrolifero che dura dal 2012, e ha ottenuto anche la revoca dell’embargo sulle armi, seppur graduale, tra 5 anni.

Per il mondo non è solo una buona notizia dal punto di vista della sicurezza. La fine dell’embargo segna anche il ritorno dell’Iran sul mercato dell’oro nero. Ma sarà un ritorno graduale e a tappe forzate. Secondo i calcoli degli analisti di Commerzbank l’Iran non potrà tornare sui mercati del greggio che a metà del 2016, con l’esportazione di circa 500 mila barili, contro una produzione mondiale attuale che si aggira sui 95 milioni di barili. Quindi si riapriranno i rubinetti, ma non sarà un’inondazione. Con queste caratteristiche, secondo gli analisti, avverrà il ritorno sul mercato del petrolio iraniano. Per questo le quotazioni del barile per ora non hanno risentito dell’accordo mantenendosi stabili ai 52 dollari.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Non c’è dubbio però che in un’ottica di lungo periodo, il ritorno dell’Iran come attore protagonista del mercato del petrolio può incidere anche sui prezzi della materia prima e sull’andamento dei prodotti specializzati in materie prime che puntano molto sui titoli dell’energia legato al petrolio. La prova che gli equilibri economici possono cambiare. Per tornare ad agire da protagonista, secondo gli analisti di settore, Teheran avrà bisogno degli investimenti delle Big Oil internazionali, che invece hanno drasticamente tagliato gli impegni proprio per far fronte al crollo del prezzo del greggio. Per attirare le big del petrolio, oltre tutto, l’Iran dovrà necessariamente rivedere lo schema contrattuale messo in piedi negli anni ’90 con la contestatissima formula del buy back: la formula prevede che le compagnie sostengano tutti i costi, anche quando questi salgono per cause indipendenti, e vengano poi ripagate con quote fisse di barili di produzione futura. Da tempo Teheran lavora per modificare questo schema che allontana gli investitori stranieri e questa potrebbe essere la volta buona.

Ecco i fondi (Categoria Morningstar: Azionari energia) che in base al portafoglio investito puntano di più sul Big Oil.

  • Schroder Global Energy Classe B il fondo investe il 100% in titoli del settore energia e da gennaio il 2,78%.
  • Raiffeisen azionario Energia che da gennaio rende lo 0,74%. L’universo d’investimento comprende estrazione di petrolio e gas, distribuzione di elettricità e gas, impiantistica. La scelta dei singoli titoli segue un’impostazione bottom up. I primi cinque titoli in portafoglio sono tutti Big oil.
  • Bgf World Energy Fund Usd Classe E2 che da gennaio perde lo 0,75%. I primi cinque titoli in portafoglio sono tutti Big Oil. Il fondo investe in 100% in società operanti prevalentemente nella ricerca, nello sviluppo, nella produzione e distribuzione di energia.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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