La parola “disruption” è ormai entrata nel linguaggio comune per descrivere la rivoluzione che il digitale sta portando nell’industria a tutti i livelli. Ma c’è una forza gravitazionale che, al pari della tecnologia, è altrettanto “disruptive” e ha quasi sempre accompagnato lo sviluppo economico: l’urbanizzazione. Le città sono il centro e il motore che fa muovere le persone e cambiare le economie: nel 1950 la popolazione urbanizzata di era 751 milioni i cittadini nel mondo, nel 2018 sono 4,2 miliardi e il numero è destinato a crescere di oltre 2 miliardi entro il 2050. Già oggi le città sono la casa del 55% della popolazione mondiale e, secondo le stime del rapporto World Urbanization Prospects 2018, a cura del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’ONU, entro il 2050 gli abitanti delle città saliranno al 68% della popolazione.
Il fenomeno è figlio di una migrazione dalle aree rurali a quelle urbane a cui va aggiunta una crescita complessiva della popolazione mondiale soprattutto nelle aree emergenti (Asia e Africa). La migrazione è già in atto, tanto che le Nazioni Unite stimano che entro il 2025 ci saranno nove città al mondo con più di venti milioni di abitanti, in prevalenza in Asia e in America Latina.

L’altra faccia della medaglia è il rischio di un graduale impoverimento della popolazione. Lo fa notare un report di McKinsey, secondo cui entro il 2025 oltre 1,6 miliardi di persone potrebbero avere difficoltà a trovare un casa che non si mangi più del 30% del reddito. Il risultato? Secondo la società di consulenza, nel mondo ci saranno almeno 106 milioni di famiglie a basso reddito in più. A causa di questi fenomeni, molti centri urbani dovranno far fronte a una grave mancanza di alloggi. I mercati emergenti sono l’epicentro di questo terremoto urbano: India, Cina e Nigeria valgono il 35% della crescita prevista delle aree urbane entro il 2050. La conseguenza attesa è un graduale spopolamento delle aree rurali: nel 2018 gli abitanti della campagne nel mondo sono 3,4 miliardi di persone – di cui quasi il 90% in Africa e Asia – e dovrebbe scendere a 3,1 miliardi entro il 2050.

IDEE DI INVESTIMENTO

La nuova urbanizzazione è influenzata dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento del numero delle megalopoli, città con oltre 10 milioni di abitanti che, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) aumenteranno a 41 entro il 2030, con un incremento di dieci unità rispetto ai valori attuali.

Questo è un megatrend di investimento che, secondo i gestori di Ubs, influenzerà le scelte economiche dei prossimi 10 anni e riguarderà soprattutto le economie emergenti per due ragioni:

  • Il processo di urbanizzazione si concentra nelle economie emergenti (Cina, India, Africa) più che in quelle sviluppate. Il ciclo dell’efficienza nell’agricoltura che ha spinto i contadini verso le città ha già fatto il suo corso nelle economie sviluppate che vivranno un approccio più equilibrato alla crescita urbana e rurale.
  • Nelle economie emergenti, il cambiamento degli standard di vita e i nuovi consumi spingono ancora verso l’urbanizzazione. Cambia l’offerta di abitazioni, cibo e trasporti, e cambiano i modelli di utilizzo delle risorse idriche, sanità, istruzione, infrastrutture pubbliche e di sicurezza.

Il fenomeno dell’urbanizzazione è figlio di una combinazione demografica tra invecchiamento della popolazione e caduta della fertilità e migrazione dalle aree rurali porteranno ad un mondo diverso già entro il 2030.
Per investire sul megatrend dell’urbanizzazione con un’ottica di lungo periodo ci sono diverse strade:

  • I fondi azionari internazionali specializzati che sono focalizzati sui fenomeni demografici come Fidelity Global Demographics Fund – E-ACC-Euro (Hedged) che rende il 5,97% da luglio 2015 a luglio 2018 (+4,69% da gennaio a luglio 2018) e Candriam Equities L Global Demography Class C EUR Dis, che rende il 5,50% da luglio 2015 a luglio 2018 (+1,18% da gennaio a luglio 2018).
  • I fondi azionari internazionali che sono specializzati sull’invecchiamento della popolazione come Lo Funds Golden Age Eur Classe R che rende l’8,28% da luglio 2017 a luglio 2018 (+6,04% da gennaio a luglio 2018).
  • I fondi azionari internazionali che puntano sulle infrastrutture (Categoria Morningstar: Azionari Settore Infrastrutture) che danno all’Asia emergente un peso maggiore in portafoglio.

Quanto rendono i fondi azionari infrastrutture più esposti all'Asia

ProdottoEsposizione all'AsiaRendimento 1yRendimento 3y
Amundi Funds Equity India Infrastructure Classe Su98,65%-10,60%0,84%
Legg Mason RARE EM Infras A USD Acc65,03%-14,08%---
Aberdeen Global - Emerging Markets Infrastructure Equity Fund Classe S Acc con copertura EUR60,17%-8,83%-2,19%
Wellington Enduring Assets N USD Acc UnH25,14%3,91%5,30%
Raiffeisen-Infrastruktur-Aktien VT24,59%3,41%6,83%
Legg Mason IF RARE Gbl Infras Inc A Acc20,53%-2,96%---
Nella tabella i fondi azionari infrastrutture ordinati per esposizione al mercato Asia. Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro disponibili al 10 luglio 2018. I rendimenti a tre anni sono annualizzati.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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