Staccare la spina, disconnettersi e usare il web solo per compiere azioni utili. Cresce la voglia di uscire dal web e di diventare minimalisti del digitale per riappropriarsi del proprio tempo e combattere contro la noia che, a quanto pare, è la prima motivazione che ci spinge a consultare compulsivamente lo smartphone, scrollando alla ricerca di qualcosa che riempia le nostre giornate. Secondo dati Nielsen, l’americano medio passa almeno tre ore al giorno a fissare un telefono o un tablet. Per un italiano il tempo si riduce a un’ora e mezza circa. Ma se sommiamo tv e computer il tempo che una persona in media a livello globale passa davanti a uno schermo è in media di nove ore al giorno.

I dati di Nielsen sembrano però troppo ottimistici sul tempo “perso” online. La prova ci arriva dai dati del Global Digital Report 2019, il rapporto sul tempo trascorso solo su Internet nei vari Paesi del mondo. Scorrendo la classifica, troviamo al primo posto le Filippine (oltre 10 ore al giorno), al secondo il Brasile (oltre 9 ore e mezza) e al terzo posto la Thailandia (con oltre 9 ore al giorno). La media globale per il rapporto è di oltre 6 ore e 40 minuti, l’Italia è sotto la media con poco più di 6 ore al giorno. Tante, in ogni caso. Per questo il dibattito su come liberarsi della schiavitù di Internet è aperto. Uno spunto interessante arriva dall’ultimo libro del giornalista Christian Rocca intitolato Chiudete Internet – Una modesta proposta dove lancia una provocazione che è anche un’accusa verso la società più attenta ai social media che alla competenza dei singoli. Per Rocca è arrivato il momento di rivendicare i diritti di cittadini digitali, regolamentando seriamente le grandi piattaforme di condivisione.

Al di là delle regole che possono porre dei limiti all’utilizzo, a volte inconsapevole, di Internet, il cambiamento delle abitudini di utilizzo può cominciare da ciascuno di noi. Secondo Cal Newport, professore di computer science alla Georgetown University, basta seguire poche semplici regole che elenca che nel suo ultimo libro Digital Minimalism, offrendo consigli su come liberarsi dalla tirannia di e-mail, social media e altri servizi digitali.

Ecco cinque azioni che si possono fare:

  • La giornata lavorativa va pianificata contemplando una pausa digitale di almeno 2 ore al giorno. Questo significa che, per esempio, durante una riunione non si controllano e mandano e-mail, non si scrolla Facebook e non si usa WhatsApp. Secondo Newport, queste due ore di aria consentono di ricaricare la nostra potenza cognitiva.
  • La noia è la prima ragione che ci porta su Internet secondo Newport. Come batterla? Guarendo da “deficit di solitudine” che ci porta a cercare una story su Instagram e a tenerci aggiornati su cosa fanno gli altri, lontani da noi. Meglio fare jogging o passeggiare almeno tre volte alla settimana per consentire al cervello di pensare in silenzio, senza stimoli che arrivano da uno schermo.
  • Le e-mail sono una delle schiavitù del lavoro quotidiano. Newport calcola che, in media, se ne mandano oltre 100 al giorno. Si tratta di ore spese per comunicazioni che sono spesso di bassa qualità. La soluzione di Newport: ignorare ogni email che non richiede una risposta e, per quelle che la richiedono, rispondere con una proposta che non richiede e-mail successive.
  • Spesso ci dimentichiamo che l’interazione digitale non è un sostituto di una conversazione vera e propria. Per Newport questo è l’arcano maggiore: i nostri cervelli non capiscono davvero un “mi piace” o un “buon compleanno” su Facebook” e sono gesti che non creano davvero una connessione. Se si possono incontrare gli amici faccia a faccia, meglio una telefonata e una chiaccherata.
  • Se si sono compiute tutte le azioni precedenti, sicuramente si avrà più tempo libero. Come riempirlo? Newport in questo non è molto originale: consiglia di trovarsi un hobby non digitale come dipingere, suonare uno strumento, imparare una lingua straniera. Insomma, tutte azioni da old economy che, però, consentono di dimenticare cosa sta accadendo nel frattempo dentro il mondo digitale chiuso nello smartphone.

IDEE DI INVESTIMENTO
Il tempo passato su web e tv ha cambiato in maniera radicale i consumi che stanno andando sempre di più verso una fruizione on demand.

Per investire sui nuovi consumi media esistono fondi azionari specializzati (Categoria Morningstar: Azionari Settore Beni e Servizi di consumo):

La Top 10 dei fondi azionari che investono sui beni di consumo

ProdottiRendimento 3yRendimento YTD
LO Funds - Global Prestige Classe P EUR Acc15,46%15,86%
LO Funds - Global Prestige PA Classe P USD Acc15,45%15,86%
Robeco Global Consumer Trends Equities E €15,30%17,76%
Invesco Consumer Trend Fund Classe R Usd Acc15,15%16,02%
Invesco Consumer Trend Fund Classe E (acc) Eur14,25%16,07%
UBS (Lux) Equity Fund - Asian consumption (USD) P-acc13,58%13,71%
NN (L) Prestige & Luxe Classe X13,16%16,46%
Morgan Stanley Global Brands Classe A USD12,76%14,54%
Morgan Stanley Global Brands Classe A EUR12,71%14,52%
Parvest Consumer Innovators Classe Classic EUR Acc11,93%14,33%
Nella tabella i migliori fondi azionari che investono sui beni di consumo ordinati per rendimento a tre anni. Dati in euro aggiornati a marzo 2019. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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