Sembra sempre più probabile che la Federal Communications Commission (FCC) americana modificherà la sua posizione sulla neutralità della rete, la cosiddetta Net neutrality, emanando nuove regole che consentiranno alcune azioni che sono state fortemente contrastate dai sostenitori della neutralità della rete come Google e Amazon.
Qualche esempio? Con le nuove regole, probabilmente, i fornitori di servizi Internet (ISP) potranno chiedere di essere pagati dai fornitori di contenuti per una consegna più veloce e potenzialmente potrebbero limitare o negare l’accesso ad alcuni contenuti. I sostenitori della neutralità di rete, invece, vogliono che i fornitori di servizi Internet siano tubi neutri attraverso i quali fluisce il contenuto digitale, senza nessun privilegio o interferenza di alcun tipo.

Cosa vuol dire per l’utente finale? Eliminare la neutralità della Rete per come oggi la conosciamo significa che la società che gestisce la connessione Internet portandola in casa potrebbe decidere di far pagare la visione di una partita o di un film in streaming caricando un sovrapprezzo rispetto agli abbonamenti già accesi, oppure far pagare di più l’ascolto di un brano su Spotify e anche, per proteggere i minori, limitare l’accesso a siti porno o di giochi d’azzardo. Questo scenario secondo molti è dietro l’angolo: Il 17 luglio sono scaduti i 90 giorni a disposizione dei membri della Federal Communications Commission (FCC) per trovare un accordo sul tema, dopo aver interrogato a lungo gli utenti del web. Ed entro il 16 agosto 2017 è attesa una relazione della FCC sul tema che dovrebbe portare alla definizione di un progetto di legge entro la fine dell’anno.

Net neutrality: come possono cambiare le regole

I principali big del web – Amazon, Facebook, Google, Netflix, Twitter, Vimeo ma anche YouPorn – non ci stanno e hanno indetto un giorno di protesta definito Day Action il 12 luglio 2017. Contro la fine della neutralità della Rete si è schierato anche Tim Berners-Lee, l’inventore del world wide web (www). Perché protestano? La fine della neutralità metterebbe nelle mani di pochi operatori di telecomunicazioni un enorme potere, di fatto, limitando la libertà del web e, secondo i manifestanti del no, violerebbe il primo emendamento della Costituzione americana.

Il dibattito che si è acceso in America ha gli stessi toni di quello che un anno fa aveva toccato l’Europa. Dopo tre anni di dibattito e una protesta che ha convolto quasi un milione di cittadini europei, ad agosto del 2016 il Berec, l’organismo regolatore europeo per le comunicazioni elettroniche, ha pubblicato le linee guida valide nell’Unione europea che hanno confermato la neutralità della rete, negando corsie preferenziali per internet. Il provvedimento del Berec ha interpretato e precisato i principi generali già adottati dall’Unione Europea con il Regolamento 2120/2015. In pratica, il Berec ha specificato una serie di regole che gli Internet service provider (ISP) dovranno rispettare nel fornire l’accesso internet ai loro clienti. Cosa significa? Gli utenti web nell’Unione europea possono accedere a tutti i siti e servizi che preferiscono con qualsiasi dispositivo e con qualsiasi modalità. In America, invece, presto potrebbe non essere più così.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il cambio delle regole sulla net neutrality americana può dare una spinta alle società di telecomunicazione che offrono servizi di Internet service provider (ISP) in America. Ma il settore delle telecom è sotto i riflettori anche in Europa secondo i calcoli di Barclays e Pictet asset management. La rivoluzione del 5G spinge i titoli del settore delle telecom. Ecco i migliori fondi specializzati sui titoli delle telecomunicazioni.

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Note

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