Per oltre 15 anni Nokia ha regnato in maniera indiscussa nel mercato della telefonia mobile come il più grande produttore di cellulari del mondo e come motore dell’economia finlandese. Nel 2012 però qualcosa si è rotto per sempre e la caduta del colosso delle telecomunicazioni è stata rapidissima. Nel bilancio chiuso solo 5 anni fa la perdita era arrivata a 4 miliardi di dollari e solo un anno dopo, nel 2013, la società decise di vendere la sua attività telefonica a Microsoft.

Cosa era accaduto? I finlandesi avevamo semplicemente perso la rivoluzione dello smartphone. Nokia non è stato in grado di vedere i vantaggi delle reti digitali e il management pensava che gli schermi touchscreen in stile iPhone fossero troppo cari. Tanto che l’azienda finlandese aveva scelto versioni più convenienti per i propri modelli che diventarono subito vecchi e poco funzionali rispetto all’eleganza dei controlli touch di iPhone e, più tardi, di Samsung Electronics e LG Electronics. Non considerare lo smartphone è stato un errore imperdonabile per una società come Nokia che è stata protagonista del settore della tecnologia delle comunicazioni per un secolo e mezzo. Bisogna considerare, infatti, il prodotto con cui la società è nata: la pasta di carta che è stata utile per applicazioni elettriche e tecnologiche.

Dal 2012 sono passati 5 anni e Nokia è diventata più piccola, anche se è rimasta una grande azienda, con un fatturato di 26,1 miliardi di dollari nel 2016. E ha cambiato pelle dicendo addio ai telefonini semplici, resistenti e facili da usare, convertendosi alle tecnologie per processori di rete, router e altri componenti dell’infrastruttura, in gran parte invisibile, del settore del mobile internet. La maggior parte delle entrate di Nokia, adesso, deriva dalla vendita di fornitori di servizi wireless come Verizon, AT & T, T-Mobile, Korea Telecom e Deutsche Telekom per collegare i propri clienti: trasmettitori radio, switch, server, antenne e software.

Telecom: la sfida del 5G può cambiare il mercato

La sfida adesso diventa di nuovo complessa per Nokia. La domanda di dati sul mobile è in continua crescita e i rivali sono tanti: dalla svedese Ericsson, un altro leader sbiadito dei telefoni cellulari, fino alla cinese Huawei Technologies che è la più innovativa sui software. La partita si gioca tutta nei prossimi due anni in cui l’industria delle telecomunicazioni si prepara a lanciare la prossima generazione di reti wireless. Il cosiddetto 5G, infatti, porterà dati più veloci e più ricchi di contenuto e consentirà lo sviluppo di una serie di nuove tecnologie strettamente dipendenti dal mobile: automobili senza conducente, telemedicina, posti di lavoro più automatizzati e altre che ancora non immaginiamo.

Anche per questo Nokia sta cercando di tornare nel settore dell’elettronica di consumo. Nel 2016 ha acquistato la società francese Withings che produce termometri e monitor per bambini, ora sotto il marchio Nokia. La società ha appena iniziato a vendere una telecamera virtuale di 40 mila dollari denominata Ozo, finalizzata, per ora, ai filmmaker professionisti. VR è il tipo di tecnologia che potrebbe guidare anche utenti medi virtuali passati oltre i limiti delle capacità 4G, perché richiede enormi velocità di dati e preserva l’illusione immersiva senza sentirsi nauseati.

E mentre Nokia comincia a muoversi nei settore dei prodotti consumer 5G, i telefoni con il suo marchio sono tornati sul mercato. L’anno scorso, infatti, Microsoft, che non era stata in grado di fare nulla di meglio di Nokia, ha venduto la divisione a FIH Mobile, sussidiaria della celebre Foxconn, che produce anche gli iPhone. In collaborazione con la società finlandese HMD Global Oy, Foxconn sta creando una linea di telefoni e tablet. Il primo modello si chiama Nokia 3 ed è una versione aggiornata del glorioso 3310 con tecnologia Android. In pratica è uno smartphone in grado di far funzionare bene le app più popolari, sebbene il suo utilizzo principale rimanga legato essenzialmente alla comunicazione (chiamate, social media). Il punto di forza è il prezzo (150 euro) che fa di Nokia 3 il low cost degli smartphone. Sulla tecnologia c’è però ancora da lavorare e all’orizzonte sembra che ci sia un’alleanza con la cinese Xiaomi.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per gli analisti di Barclays, il comparto industriale in Europa è il più interessante e in questa fase di mercato, comunque caratterizzata da alta volatilità anche a causa di quelle che saranno le politiche monetarie del futuro, ci sono delle azioni che offrono maggiore garanzie rispetto ad altre. Tra queste ci sono da prendere in considerazione le società di telecomunicazioni che, secondo un’analisi di Mediobanca, è nel bel mezzo di un consolidamento che può dare buoni frutti. A dare la spinta c’è la rivoluzione incumbent del 5G che piace anche a Pictet asset management. I gestori svizzeri guardano alle telecom all’interno del settore digitale che, dopo 18 mesi di solide performance nel settore, potrebbe subire alcune prese di profitto “salutari” (qualora dovessero proseguire) e rappresentare buone opportunità di ingresso per gli investitori a lungo termine. In particolare, i gestori del fondo Pictet Digital credono nelle telecomunicazioni di cui hanno incrementato l’esposizione in portafoglio al 18% a giugno 2017 (era al 15,5% a maggio).

Per puntare su innovazione e consolidamento del settore telecom la scelta migliore è diversificare il portafoglio su un fondo specializzato che punta sul settore (Categoria Morningstar: Azionari Settore Comunicazione). Ecco i migliori fondi per rendimento a tre anni:

  • Parvest Equity World Telecom Privilege-Distribution rende il 5,99% da giugno 2014 a giugno 2017 (-2,97% da gennaio 2017). Il fondo è gestito da Pamela Woo che investe in società che esercitano un’attività significativa nel settore telecomunicazioni e in settori collegati. Il 100% è investito in servizi alla comunicazione con il 29% del portafoglio allocato in America, il 24,6% in Europa e il 16% in Giappone. Verizon, Vodafone e AT&T sono tra i titoli più pesanti.
    Parvest Equity World Telecom Privilege-Distribution rende il 5,99% da giugno 2014 a giugno 2017 (-2,97% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.
    Parvest Equity World Telecom Privilege-Distribution rende il 5,99% da giugno 2014 a giugno 2017 (-2,97% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.

     

  • NN (L) Telecom Classe X Eur rende il 4,73% da giugno 2014 a giugno 2017 (-2,99% da gennaio 2017). Il fondo è gestito da Paul Vrouwes e Pieter Schop che investono in compagnie che offrono servizi di telecomunicazioni tramite reti fisse, mobili, wireless, a banda larga e/o tramite reti a fibre ottiche. I settore dei servizi alla comunicazione vale il 95,3% mentre il 4,6% del portafoglio è investito in beni industriali. Stati Uniti (26,2%), Europa occidentale (26,1%) e Giappone (16%), sono le aree geografiche più presenti, mentre NTT DOCOMO, AT&T e Verizon i titoli più pesanti.
    NN (L) Telecom Classe X Eur rende il 4,73% da giugno 2014 a giugno 2017 (-2,99% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.
    NN (L) Telecom Classe X Eur rende il 4,73% da giugno 2014 a giugno 2017 (-2,99% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.

     

  • Fidelity Global Telecommunications Fund Classe E (acc) rende il 4,48% da giugno 2014 a giugno 2017 (-3,48% da gennaio 2017). Il fondo è gestito da Rupert Gifford che investe in aziende di tutto il mondo che si occupino di sviluppo, fabbricazione o vendita di servizi e apparecchiature nel settore delle telecomunicazioni. Il 97% del fondo è investito in servizi alla comunicazione. Il 28% è allocato in America mentre l’Europa vale il 22% e il Giappone il 16%. Verizon, At&T e China Mobile sono tra i titoli più pesanti in portafoglio.

    Fidelity Global Telecommunications Fund Classe E (acc) rende il 4,48% da giugno 2014 a giugno 2017 (-3,48% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.
    Fidelity Global Telecommunications Fund Classe E (acc) rende il 4,48% da giugno 2014 a giugno 2017 (-3,48% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.

 

Il resto della gamma prodotti è disponibile sul sito Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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