Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di fine della globalizzazione. Tra tensioni geopolitiche, reshoring e supply chain più corte, l’idea di un mondo che si richiude su sé stesso sembra convincere molti osservatori. Ma è davvero così? Se guardiamo ai dati più recenti, emerge un quadro diverso e decisamente più interessante per chi investe. Secondo il DHL Global Connectedness Tracker 2026, uno degli studi più autorevoli sul tema, i flussi globali di commercio, capitali e informazioni non stanno diminuendo in modo significativo. Anzi, restano vicini ai massimi storici. Una conclusione che trova conferma anche nelle analisi di McKinsey, che nei suoi report più recenti invita a superare la narrativa della “deglobalizzazione”: più che una ritirata, siamo davanti a una riorganizzazione dei flussi globali.

Supply chain: meno fragili, ma ancora globali

Il primo cambiamento visibile riguarda le catene di approvvigionamento. Dopo gli shock degli ultimi anni (pandemia, guerra in Ucraina, tensioni tra Stati Uniti e Cina, guerra Usa-Iran) le imprese hanno capito una cosa: l’efficienza da sola non basta più. Serve resilienza. Ecco perché oggi si parla tanto di:

  • diversificazione dei fornitori
  • riduzione delle dipendenze critiche
  • strategie di de-risking

Ma attenzione: questo non significa abbandonare il commercio globale. Nel 2025, infatti, il commercio internazionale ha mostrato una sorprendente capacità di tenuta. I volumi sono cresciuti più rapidamente che in qualsiasi anno dal 2017 (escludendo il rimbalzo post-pandemia). E soprattutto: circa un quinto della produzione mondiale continua a essere scambiato oltre confine, un livello vicino ai record storici. McKinsey, nel report Decoding disruption to reshape manufacturing footprints (2026), sottolinea come molte aziende non stiano tornando indietro, ma piuttosto ripensando l’intera architettura delle proprie supply chain, spesso senza rinunciare alla dimensione globale.

Reshoring e nearshoring: trend reali, ma da leggere con attenzione

Il ritorno della produzione vicino a casa è senza dubbio uno dei fenomeni più discussi. E in parte è reale: molte aziende stanno riportando attività più vicino ai mercati finali o distribuendo la produzione su più Paesi. Ma quanto pesa davvero questo fenomeno? Ancora una volta, i dati aiutano a mettere le cose in prospettiva. Il report DHL evidenzia che:

  • non c’è un calo significativo dell’attività internazionale
  • gli investimenti cross-border restano solidi nel tempo

E c’è un dato che sorprende: nel 2025 le merci e gli investimenti viaggiano su distanze medie più lunghe che in passato, mentre la quota di scambi “all’interno delle regioni” è diminuita. McKinsey parla a questo proposito di great trade rearrangement, ovvero il commercio globale non si riduce, ma cambia direzione, redistribuendosi tra Paesi e aree diverse.

Geopolitica: il mondo si divide, ma non si spezza

È vero: la geopolitica conta sempre di più. I rapporti tra Stati Uniti e Cina si sono raffreddati, e alcuni flussi commerciali si stanno riducendo. Lo stesso vale per i rapporti tra Europa e Russia dopo il 2022. Ma da qui a parlare di un mondo diviso in blocchi contrapposti ce ne passa. Secondo il DHL Global Connectedness Tracker:

  • solo una piccola quota dei flussi globali si è realmente riallineata lungo linee geopolitiche
  • la maggior parte degli scambi avviene già tra Paesi “alleati”

Anche McKinsey, nel Global Cooperation Barometer 2026, evidenzia come il sistema globale sia oggi più frammentato sul piano politico, ma ancora fortemente interconnesso sul piano economico. Il risultato? Un mondo più complesso, ma non meno globale.

Nuove rotte: più diversificazione che regionalizzazione

Se c’è un vero cambiamento, è nella geografia degli scambi. Non si può parlare, quindi, di un ritorno ai blocchi regionali, quanto di una maggiore diversificazione. Un esempio emblematico riguarda la Cina che ha diminuito l’export verso gli Stati Uniti e ha aumenta verso Sud-Est asiatico, Europa e Africa. In pratica, le aziende e i Paesi non si chiudono: ridistribuiscono i rischi.

McKinsey sottolinea lo stesso fenomeno nei suoi studi sulla geopolitica del commercio: i flussi si spostano verso nuovi hub (come Vietnam, Messico o ASEAN), creando una rete più articolata e meno concentrata. Per le aziende, tutto questo si traduce in un cambio di mentalità. Non si tratta più solo di produrre al costo più basso possibile, ma di trovare un equilibrio tra efficienza e flessibilità

IDEE DI INVESTIMENTO

Per gli investitori, questo scenario è meno lineare ma anche ricco di opportunità. Ecco alcune chiavi di lettura utili:

  1. La globalizzazione non è finita. I dati (DHL) e le analisi strategiche (McKinsey) convergono: il sistema globale resta solido.
  2. Conta la qualità delle supply chain. Le aziende capaci di gestire rischi geopolitici e operativi sono meglio posizionate.
  3. Alcuni settori sono al centro del cambiamento. Logistica, semiconduttori, energia e infrastrutture digitali beneficiano della nuova configurazione globale.
  4. La diversificazione deve evolvere. Non basta più guardare ai Paesi: oggi contano anche filiere, alleanze e dipendenze industriali.
  5. La complessità crea opportunità. Come evidenzia McKinsey, la “riorganizzazione” degli scambi globali apre nuovi spazi di crescita per chi sa leggerli in anticipo.

La nuova deglobalizzazione non è una marcia indietro, ma una trasformazione verso un’economia globale che resta integrata, ma diventa più selettiva e più articolata. Per chi investe, la vera domanda non è più se il mondo resterà connesso, ma come cambieranno le connessioni e dove si creerà valore nel nuovo equilibrio globale.

In questa fase di mercato è bene riconsiderare la propria asset allocation sempre in coerenza con gli obiettivi e la durata dell’investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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