Quando Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, a luglio 2019 aveva svelato i piani per il lancio della valuta Libra non aveva nascosto a manager e dipendenti che il lancio non sarebbe stato facile. Ma, forse, non immaginava che il sistema dei pagamenti, inizialmente incuriosito dalla nuova valuta, decidesse di remare contro in maniera decisa. Il ritiro dell’appoggio al progetto Libra di colossi come PayPal, Visa, Mastercard, Strip, eBay, Booking e Mercado Pago è stato un colpo duro per Libra. L’addio si è verificato proprio nel giorno della firma dell’atto costitutivo del Libra Council, il consorzio che ha il compito di vigilare sulla moneta che adesso è composto da 21 membri, ben al di sotto del sogno dei 100 membri che Zuckerberg voleva raggiungere nel 2020 quando Libra sarà in circolazione. Nella partita ci sono ancora gli operatori telefonici (Vodafone e Iliad), le App di trasporto (Uber e Lyft), il re della musica in streaming Spotify, la piattaforma Coinbase per lo scambio di criptovalute e alcune società di venture capital, ma il lavoro per gli associati adesso è difficile anche in vista dell’atteso giudizio sulla moneta da parte del Congresso americano che è atteso in una seduta dedicata il 23 ottobre 2019. Poi toccherà alla Commissione Ue giudicarla.

Perché il sistema dei pagamenti fa la guerra a Libra? Secondo la ricostruzione del quotidiano inglese The Guardian, i fuoriusciti dal progetto puntano il dito sulle potenziali conseguenze negative della moneta di Facebook: offre l’anonimato ai suoi utenti, quindi, potenzialmente è un mezzo utile per i potenziali evasori fiscali, per il riciclaggio di denaro e per il finanziamento a criminalità e terrorismo. Ma non c’è solo questo. A preoccupare è anche la protezione della privacy degli utenti: Libra darà a Facebook l’accesso ai dettagli finanziari più intimi di chi si iscrive in piattaforma, senza particolari garanzie di sicurezza. E proprio le falle nella sicurezza hanno convinto il Governo francese a mettere al bando la moneta di Facebook che è vista come una minaccia alla sovranità nazionale. In un’intervista al Financial Times il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire, ha sottolineato come Facebook abbia dimostrato ambizioni politiche ed economiche e con questo progetto controllerebbe un bene comune e si assumerebbe compiti normalmente svolti dagli Stati.

L’analisi del ministro francese La Maire mette in evidenza il rischio che i dati di 2,4 miliardi di iscritti renderebbero da subito Facebook enormemente più ricco e potente. La visione francese di Libra si scontra con gli obiettivi dichiarati da Zuckerberg al lancio del progetto: Libra ha l’obiettivo di migliorare le transazioni transnazionali che restano troppo lente e costose e il pluralismo della società private che la gestiscono è di per sé garanzia di sicurezza. Ma questo non ha tranquillizzato il mercato che vede Libra come una delle possibili cause dell’instabilità economica e finanziaria. La ragione? La valuta di Facebook sarà supportata da un portafoglio di “attività a bassa volatilità”, che è molto difficile da costruire in un momento di obbligazioni a rendimento negativo, ma di fatto Libra opera esattamente come una riserva bancaria, soggetta ai tassi, con tutti i rischi del caso.

IDEE DI INVESTIMENTO

Con una battuta in un’intervista rilasciata a Bloomberg l’amministratore delegato di JP Morgan Chase & Co, Jamie Dimon, ha definito Libra come “un’idea chiara che non accadrà mai” e l’ha descritta come un’idea nemmeno troppo originale paragonandola alla JPM Coin, la criptovaluta ideata dalla sua banca. Le dichiarazioni di Dimon rendono evidente il clima di ostilità con cui, anche in America, Libra è stata accolta dal sistema finanziario. Il mercato potenziale di Libra, del resto, è enorme: non sono solo gli oltre due miliardi di utenti di Facebook, i potenziali clienti sono gli oltre 1,7 miliardi di adulti che nel mondo non hanno un conto bancario, ma spesso possiedono uno smartphone. È su questi utenti digitali non bancarizzati che Facebook punta. Il target sono i consumatori che usano i negozi virtuali e quella fetta di pagamenti anche micro come il caffè e le bollette. Dietro Libra c’è l’affermarsi di tecnologie come la blockchain nel mondo finanziario. «L’accelerazione del processo di trasformazione digitale che sta attraversando già da tempo il mondo bancario e della finanza» scrivono gli analisti di Pictet Asset Management. «Ma nessuna paura. Sono proprio questi i momenti migliori per le banche tradizionali per innovare e creare alleanze con le migliori startup innovative sul campo». Per Libra come per tutte le altre iniziative digitali legate al denaro elettronico servono una serie di nulla osta da organismi transnazionali e nazionali che non sono affatto scontati.

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Wellington FinTech Fund S USD Unhedged Acc38,49%---
BGF Next Generation Technology Fund I2 USD (EUR)37,66%---
Threadneedle (lux) Global Technology Classe Du37,30%17,10%
DNB Fund - Technology retail A (N) (SEK)36,76%---
Fidelity Global Technology Fund Classe A Euro (acc)34,71%20,37%
UBS (Lux) Equity Fund - Tech Opportunity (USD) Q-acc32,63%22,00%
BGF FinTech Fund D2 EUR32,26%---
BGF World Technology Fund Classe E231,75%24,10%
Jpm Us Technology D (acc) - Usd31,40%24,71%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sulla tecnologia ordinati per rendimento da gennaio 2019. Dati in euro aggiornati a ottobre 2019. Fonte: Morningstar.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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