Aubrey Drake Graham, noto semplicemente come Drake, è un rapper, cantautore, attore e produttore discografico canadese ed è il cantante che più di tutti deve dire grazie a Daniel Ek e a Martin Lorentzon, due giovani svedesi che 10 anni fa, era il 10 ottobre 2008, lanciarono sul mercato della musica Spotify. Drake è il più ascoltato nella speciale classifica che mette in fila gli artisti che hanno avuto più successo nel corso dei dieci anni di vita della piattaforma tecnologica che ha cambiato per sempre il modo di ascoltare la musica e introdotto il concetto di streaming. Il merito dei fondatori di Spotify è aver aperto una strada diversa per il settore della musica facendo un passo in più rispetto a ciò che aveva fatto Apple con iTunes qualche anno prima.

Nell Top Ten dei più ascoltati su Spotify – 180 milioni di utenti con circa e 83 milioni di abbonati in 63 Paesi – figurano anche Ed Sheeran, i Coldplay, Eminen e Rihanna, mentre non ci sono mostri sacri come Prince, che, fin dal debutto di Spotify e fino a quando è rimasto in vita, ha sempre osteggiato la piattaforma che, in realtà, è nata nel 2006 a Stoccolma, anche se il debutto ufficiale è stato nel 2008. In pochi anni – il debutto in America è stato nel 2011 – e grazie a un archivio praticamente infinito di titoli musicali, Spotify è riuscita in quello che Napster e iTunes avevano provato a fare: portare su un altro piano il dibattito sul giusto compenso agli artisti dopo l’avvento del digitale, coinvolgendo in prima persona le case discografiche.

Musica in streaming: Spotify ha spostato il business dal possesso all’accesso

Il successo di Spotify è tutto qui: aver spostato il centro del business musicale digitale dal possesso dei diritti di una canzone, sui cui si fonda la strategia di iTunes, all’accesso che rende la musica fruibile a chiunque retrocedendo royalties agli autori. In questo modo Daniel Ek e Martin Lorentzon hanno dato ai musicisti nuove possibilità di ricavo e hanno aperto un mercato in cui sono entrati altri attori. I principali concorrenti di Spotify sono la francese DeezerYouTube, a cui gli artisti guardano con sospetto, Amazon Music, Apple, che ha lanciato il suo servizio Music per conquistare prima di tutto il mercato americano, e Tidal, di proprietà del rapper americano Jay-Z, marito di Beyoncé.

Tutte insieme, le piattaforme streaming di musica possono contare su oltre 100 milioni di utenti e oltre 30 milioni di brani e ognuna punta a distinguersi con servizi esclusivi. Deezer, per esempio, sta mettendo a punto un algoritmo che selezioni i brani nella playlist in base ai sentimenti degli utenti, mentre Tidal continua a puntare su una migliore qualità audio e sulle esclusive rilasciate dai cantanti che sono presenti solo sulla sua playlist.
Dietro l’angolo c’è un temibile concorrente per tutte le piattaforme streaming presenti oggi sul mercato. Si tratta di Tencent Music, che fa capo alla cinese Tencent, e si sta preparando al debutto in Borsa, seguendo le orme di Spotify che è quotata a Wall Street da pochi mesi. Il modello di business di Tencent abbina lo streaming musicale alle caratteristiche tipiche dei social media: sulla piattaforma, infatti, è possibile ascoltare, cantare, guardare, esibirsi e socializzare. Che sia questo il futuro della musica digitale? Per Spotify il futuro potrebbe essere un altro: dare agli artisti la possibilità di caricare direttamente i loro brani in piattaforma saltando il passaggio in casa discografica e guadagnando di più. Una nuova rivoluzione sta arrivando.

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo il Report della Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica 2018 (IFPI) che associa oltre 1300 case discografiche, incluse le indipendenti, il mercato mondiale della musica digitale è cresciuto dell’8,1% con un fatturato totale 2017 di 17,3 miliardi di dollari, con lo streaming che rimane il principale fattore di recupero dei ricavi e, per la prima volta, è diventato la principale fonte di entrate con 176 milioni di utenti di servizi a pagamento, contribuendo ad una crescita su base annua del 41,1%. Lo streaming ora rappresenta il 38,4% dei ricavi totali della musica e la sua crescita ha più che compensato un calo del 5,4% delle entrate fisiche e un calo del 20,5% delle entrate dei download. Per gli analisti di Morgan Stanley, la crescita globale degli utenti abbonati allo streaming – pari a circa 100 milioni – negli ultimi due anni, si deve per il 40% a Spotify e la potenzialità per il settore è legata alla penetrazione degli smartphone (circa 1,3 miliardi di utenti). Il successo dello streaming musicale ha spalancato le porte anche allo streaming video, che spinge i ricavi dei Big della tecnologia e non solo. Basta solo menzionare Netflix, che ha rivoluzionato il modo di guardare la tv.

Per scommettere sui consumi digitali on demand che puntano sulle nuove tecnologie, la strada migliore è un fondo azionario tecnologia (Categoria Morningstar: Azionari Tecnologia) che dia un peso maggiore al mercato americano in portafoglio.

La Top 5 dei fondi azionari tecnologia che puntano sugli Usa

ProdottoPeso% UsaRendimento YTDRendimento 3y
Jpm Us Technology D (acc) - Usd90,52%16,81%19,86%
Threadneedle (lux) Global Technology Classe Au Usd86,31%6,41%17,89%
T. Franklin Technology Fund Usd Classe A (acc)84,70%15,99%19,17%
NN (L) Invest Information Technology Classe X Eur84,64%11,13%16,19%
AB SICAV I International Technology Portfolio Classe A83,83%16,26%18,94%
Nella tabella, i migliori fondi azionari tecnologia ordinati per peso % dato agli Usa in portafoglio a luglio 2018. Fonte: Morningstar Direct. Rendimenti % in euro disponibili a ottobre 2018. I rendimenti a 3 anni sono annualizzati.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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