Per sette investitori italiani su dieci è importante che il proprio portafoglio di investimento risponda a criteri di sostenibilità. Tanto che un investitore su dieci in Italia ha già aumentato il peso dei fondi gestiti secondo criteri ESG (Environmental, Social, Governance), con un approccio di investimento di lungo periodo che porta alla costruzione di un asset allocation rispettosa prima di tutto dell’ambiente, in secondo luogo dei diritti umani e di genere, e in terzo luogo delle pratiche di governo societarie. Lo dimostrano i risultati della ricerca Schroders Global Investor Study 2018, condotta ogni anno dalla società di gestione con interviste a un campione di 22.000 persone in 30 Paesi.

Il successo della sigla ESG è ormai una realtà da 5 anni a questa parte, ma il 2018 ha segnato un vero e proprio boom di interesse da parte degli investitori ed è diventata un fattore di scelta determinante: secondo le stime di Morningstar, la raccolta netta sui fondi sostenibili nel primo semestre 2018, è stata di 32,1 miliardi di euro (contro i 28,8 miliardi del semestre precedente), con un patrimonio di circa 560 miliardi. Al momento, secondo i dati di Schroders, il peso degli investimenti sostenibili nei portafoglio degli italiani è pari al 36%, in linea con il resto d’Europa e solo un punto percentuale sotto alla media globale.

Man mano che cresce l’interesse per gli investimenti sostenibili, sia gli investitori retail, sia gli istituzionali, si sono concentrati sulle metriche e sui rating che portano a costruire un portafoglio di successo che non guardi solo al rendimento. Investire sostenibile, infatti, significa essere sicuri che le aziende che compongono l’asset allocation del fondo siano in linea con il contenimento delle emissioni di carbonio (CO2) nell’atmosfera, facciano uso di energie pulite e a prezzi accessibili, rispettino le diversità e così via.

Come si individua un fondo ESG

Sul mercato italiano ci sono già centinaia di prodotti disponibili e la maggioranza porta nel nome la dicitura “social responsibility”, altri hanno la sigla ESG e ne esistono altri, cosiddetti tematici, che portano nel nome uno dei fattori della sigla ESG o uno dei temi cari alla causa ambientale, sociale o di governance.
In questo mare magnum di nomi e diciture di accompagnamento, diventa difficile orientarsi. Un recente sondaggio di Morgan Stanley, infatti, ha mostrato che il 16% degli investitori ha definito la mancanza di conoscenza come la sfida da vincere per gli investimenti sostenibili perché c’è interesse a saperne di più su questi approcci di investimento.

La misurazione tangibile è un’altra chiave per educare investitori e istituzioni e aumentare l’impatto dei loro investimenti. «La misurazione della performance avrà a tendere un impatto minore sull’allocazione del capitale: sarà data sempre più una maggiore attenzione alle modalità con cui un’azienda integra i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nella propria attività», ha detto Manuel Noia, Country Manager per l’Italia di Pictet Asset Management. «Di fatto gli ESG iniziano ad avere un peso maggiore sulla capacità delle aziende di aumentare il capitale e generare profitto – le società sono sempre più consapevoli del fatto che, nel mondo in cui operano, un danno reputazionale può essere fatale».

La domanda è: come misurare in modo uniforme l’impatto di questi investimenti e condividere le metriche in modo facile da capire? Mentre gli investimenti tradizionali si basano su metriche consolidate come rendimento, rischio e volatilità, misurare il vero “impatto” di un portafoglio o di un’azienda sostenibile può essere più impegnativo. «I punteggi ESG hanno la stessa rilevanza dei rating di credito quando si tratta di attrarre investimenti soprattutto a fronte di una domanda che cresce sempre di più da parte dei Millennials» ha detto Rakhi Kumar, responsabile ESG Investing e Asset Stewardship di State Street Global Advisors.

I gestori si affidano a rating e punteggi attribuiti dalle tante società che misurano e danno i voti di sostenibilità alle aziende che vengono inserite nel portafoglio dei fondi. Tra queste le più utilizzate sono:

  • MSCI ESG Ratings, che fornisce approfondimenti sui rischi e sulle opportunità ESG all’interno di portafogli di classi multi-asset.
  • Institutional Shareholder Services (ISS),che è il principale fornitore al mondo di soluzioni di corporate governance e di investimento responsabile (RI) per proprietari di risorse, gestori patrimoniali, hedge fund e fornitori di servizi patrimoniali. La gestione delle emissioni ESG da parte di un’azienda viene analizzata sulla base di un massimo di 100 criteri di valutazione, molti dei quali sono specifici per settore.
  • Gli indici di Vigeo Eiris Euronext sono composti dalle società quotate di più alto rango in base alla nostra valutazione delle loro prestazioni ESG. Questa gamma di indici è aggiornata ogni sei mesi e le valutazioni sono ponderate e misurano le prestazioni aziendali rispetto a una serie di rischi che definiamo per monitorare e valutare la responsabilità aziendale.
  • Per misurare direttamente il portafoglio dei fondi c’è il Morningstar Sustainability Rating, che si muove in linea di continuità con la filosofia di Morningstar, dando la possibilità di valutare tali strumenti in base al giudizio sulla sostenibilità delle holding di portafoglio con il supporto di Sustainalytics, il provider che valuta la sostenibilità di 9.000 aziende sul mercato, che saliranno a 11.000 nel secondo trimestre 2019, secondo 40 indicatori specifici.

Secondo l’analisi di Morgan Stanley i punteggi ESG determinati dal rating da soli non bastano e avrebbero più valore se abbinati a parametri tangibili come la quantità della riduzione di emissioni di carbonio quando si sceglie un portafoglio con un orientamento al clima, per esempio. La ragione? Le metriche “tangibili” offrono agli investitori e alle istituzioni la possibilità di prendere decisioni chiare in base al potenziale di rendimento e all’allineamento con l’obiettivo di sostenibilità che si è scelto. Per questo Morgan Stanley Investment Management, sta esplorando i modi per mostrare benefici tangibili dai portafogli, utilizzando misure comuni che possono essere capite da chiunque.

IDEE DI INVESTIMENTO

A livello globale, più di 1 dollaro su 4 sotto la gestione professionale è investito “in modo sostenibile”, tanto che un recente studio condotto da Morgan Stanley su 120 investitori istituzionali, ha concluso che il 70% dei gestori ha integrato criteri di investimento sostenibili nei loro processi decisionali e un ulteriore 14% lo sta considerando attivamente. E questo si è tradotto in un’offerta di prodotto sempre più ampia: da gennaio a giugno 2018 in Italia, secondo dati Morningstar, sono stati lanciati 77 nuovi fondi sostenibili (contro i 118 del secondo semestre 2017), di cui la maggioranza è azionaria (33), mentre tanti fondi esistenti hanno cominciato a inserire criteri di sostenibilità nella gestione e nel prospetto informativo.
Sulle strategie dell’industria dei fondi, ha un peso determinante la normativa europea e il Piano di Azione della Commissione Europea per una crescita più sostenibile, include la proposta di una tassonomia che ha come obiettivo più trasparenza su rischi e opportunità e lo sviluppo di nuovi indici di riferimento. Le nuove regole europee dovrebbero facilitare chi sceglie un prodotto sostenibile perché le società di gestione dovranno dichiarare l’impatto dei rischi ESG sui rendimenti e come vengono gestiti.

Il mercato europeo al momento presenta le migliori valutazioni e può essere l’occasione per investire in un fondo azionario rispettoso dei criteri ESG e che abbia uno stile di gestione misto tra value e growth (Categoria Morningstar Azionari Europa Larga Cap Blend).

Fondi Azionari Europa large cap blend con il massimo Sustainability Rating

 Portfolio ESG ScorePortfolio Controversy ScorePortfolio Environmental ScorePortfolio Social ScorePortfolio Governance ScoreRendimento 1y
Benchmark:Morningstar Europe NR EUR60,606,7259,6760,3358,61-3,14%
Prodotto
Allianz Europe Equity SRI CT2 EUR65,665,8464,4064,4761,05-6,75%
AXAWF Fram Europe Opps A Cap EUR65,106,6562,8863,5162,37-4,23%
BNPP E MSCI Europe SRI Track Privl Cap67,205,7465,6065,7663,29---
Candriam SRI Equity Euro C Acc EUR63,935,1563,0062,4660,29-0,59%
Candriam Sust Europe N Cap64,465,4263,0262,8961,46%-0,74%
DPAM Invest B Equities Europe Sustainable64,003,6661,9263,3561,452,73%
EdR Fund Europe Synergy A (EUR)63,474,5762,6363,1159,88-6,44%
Generali IS SRI Ageing Population EX EUR63,053,6062,8262,6961,690,22%
Generali IS SRI European Equity EX64,675,0063,5963,3062,14-4,69%
Janus Henderson Horizon Fund - Pan European Equity Fund64,306,5262,2363,1461,38---
JOHCM European Concentrated Value B USD64,465,6562,4564,5258,84-3,17%
LO Funds Eurp Rspnb Eq Enh EUR MA64,033,6362,9062,8760,47-2,05%
MS INVF European Champions C63,965,1862,7163,4558,97-2,41%
ODDO BHF Trend Dynamics Europe CR-EUR62,253,9361,8060,6859,13-0,06%
Parvest Sustainable Equity Europe Classe N66,897,2964,4865,6464,11-7,05%
Pictet - European Sustainable Equities Classe R Eur63,984,9462,5762,5961,204,19%
Nella tabella, i migliori fondi sostenibili in Europa misurati secondo il Morningstar Sustainability Rating aggiornato al 31 agosto. Fonte: Morningstar Direct. Dati di rendimento in euro disponibili al 10 ottobre 2018.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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