C’è un’azienda che più delle altre nel mondo sta combattendo duramente la sua battaglia contro la plastica che sta facendo morire i nostri mari. Perché per Lego, famosa nel mondo per i suoi mattoncini colorati e di plastica, trovare un’alternativa bio per gli appassionati di costruzioni è molto di più di un impegno sostenibile, è una ragione di business. Sono anni che l’azienda danese produttrice di giocattoli fondata nel 1916 da Ole Kirk Kristiansen cerca una soluzione. Dal 2012 a oggi, secondo quanto ha raccontato il Wall Street Journal, Lego ha investito oltre 150 milioni di dollari in ricerca e sviluppo per trovare un materiale che possa sostituire la plastica. L’obiettivo è arrivare a produrre mattoncini totalmente sostenibili entro il 2030.

In particolare, Lego ha sperimentato bioplastiche derivate da alberi, cespugli, foglie e derivati dalla canna di zucchero coltivata in Brasile e parte dei suoi mattoncini sono già eco compatibili. Finora ha testato oltre 200 materiali diversi, ma a oggi soltanto il 2% dei suoi prodotti è di origine vegetale e oltre 50 miliardi di pezzi che Lego produce ogni anno continua a essere fatto di plastica tradizionale. Non è facile trovare un materiale vegetale all’altezza delle prestazioni della plastica. Trovare una soluzione bioplastica non è facile perché sono tanti i materiali che possono essere definiti tali: si tratta in genere di plastiche che derivano da biomasse vegetali, non sono sempre biodegradabili e possono essere prodotte anche da fonti rinnovabili anche fossili.

Lego non è l’unica azienda impegnata a cercare un’alternativa alla plastica. Coca-Cola, per esempio, ha provato a introdurre materiale vegetale nella produzione delle sue bottiglie. La sperimentazione di Coca-Cola per produrre bottiglie sostenibili è cominciata una decina di anni fa, ma i costi e gli scarsi risultati hanno fatto virare l’azienda verso un’altra strategia sostenibile: il riciclo delle bottiglie. Soltanto cinque anni fa, Coca-Cola è arrivata a produrre una bottiglia di origine vegetale che non compromettesse il gusto delle bevande, ma non ha ancora trovato il modo economicamente sostenibile di produrla su larga scala.

E questo è il vero punto: al di là della ricerca di nuovi materiali vegetali che sostituiscano la plastica, per le aziende il costo di mettere in produzione queste soluzioni ecologiche è troppo alto. Tanto che Lego, Coca Cola, ma anche Nestlé, Procter & Gamble e McDonald’s che sono impegnate da anni nella ricerca potrebbero presto unire le forze per trovare materie prime che siano vantaggiosi non solo a livello ambientale, ma anche economico. L’obiettivo è mettere a fattore comune anni di ricerca tecnologica per trovare un modo per rendere l’utilizzo di polimeri biologici sostenibile.

IDEE DI INVESTIMENTO

Attualmente, le bioplastiche rappresentano circa l’uno percento dei circa 335 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno. Ma con l’aumento della domanda e l’emergere di biopolimeri, applicazioni e prodotti più sofisticati, il mercato è in continua crescita. Secondo gli ultimi dati di mercato elaborati da European Bioplastics in collaborazione con l’istituto di ricerca Nova-Institute, la capacità di produzione mondiale di bioplastiche aumenterà da circa 2,11 milioni di tonnellate nel 2018 a circa 2,62 milioni di tonnellate nel 2023. L’Europa è un importante centro per l’intera industria delle bioplastiche; si colloca al vertice nel settore della ricerca e dello sviluppo ed è il più grande mercato del settore in tutto il mondo. In vista della produzione effettiva di bioplastiche e dello sviluppo delle capacità regionali, l’Asia è un importante centro di produzione. Nel 2018, oltre il 50% delle bioplastiche sono state prodotte in Asia. Circa un quinto della capacità globale di produzione di bioplastiche si trova in Europa.

Quali sono i materiali da cui si producono le bioplastiche:

  • canna da zucchero, melassa e oli vegetali (produzione di BioPET, BioPE, BioPA; non sono biodegradabili e neppure compostabili)
  • amido di mais, barbabietola da zucchero, tapioca (produzione di PLA; biodegradabile e compostabile)
  • amido di mais, canna da zucchero, barbabietola da zucchero, biomasse (PHA; biodegradabile e compostabili)
  • fibra di legno, canapa, lino, bambù (biocompositi, biodegradabili e compostabili).

Le aziende che lavorano per trovare un’alternativa bio alla plastica sono il target di portafoglio dei gestori che utilizzano una strategia impact investing che guarda all’ambiente.

Il lancio di nuovi prodotti impact investing cresce in maniera costante anche sul mercato italiano ed abbraccia diverse aree di investimento (azionaria e obbligazionaria) anche se l’offerta è ancora limitata.

Impact investing: quali sono i fondi sul mercato italiano

ProdottoCategoriaRendimento YTD
AXA World Funds - Global Green Bonds A Capitalisation EURObbligazionari Globali5,90%
Fonditalia Ethical Investment RFlessibili3,36%
Investimenti Sostenibili ABilanciato prudente globale5,64%
Mirova Europe Environmental Equity Fund classe R DisAzionari settore ecologia18,38%
Mirova Europe Sustainable Equity classe R DisAzionari Europa Large Cap Growth14,90%
Mirova Global Green Bond Fund R/A (EUR)Obbligazionari Globali Europa6,11%
Pramerica Sicav Social 4 Future CBilanciato Prudente5,84%
Nella tabella, i fondi disponibili in Italia che adottano una strategia che mira a creare impatti sociali positivi e, al tempo stesso, rendimenti economici. I prodotti sono in ordine alfabetico. Fonte: elaborazione Online Sim Blog su dati Investireresponsabilmente.it e Morningstar. Dati aggiornati al 28 giugno 2019.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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