Dopo un inizio d’anno positivo per le Borse mondiali, marzo e l’arrivo della primavera potrebbero segnare una svolta: in America con il possibile rialzo dei tassi Fed, in Europa con l’avvio della discussione sul futuro dell’Unione europea con alcuni summit chiave e con l’inizio della fine del Quantitative easing. Insomma, la primavera dei mercati si annuncia calda. Se si guarda all’America, il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbe arrivare prima del previsto, forse anche nella prossima riunione attesa il 14-15 marzo 2017. Secondo Bloomberg, il mercato sconta già un rialzo dei tassi all’1% con una probabilità del 36% soltanto, mentre le probabilità salgono al 77,1% per la riunione attesa a giugno.

L’incertezza che avvolge il piano per il rilancio del neopresidente Donald Trump e il superdollaro che potrebbe danneggiare le esportazioni delle aziende americane non preoccupa la Fed e Janet Yellen, secondo gli analisti, è pronta a tirare dritta per la sua strada. La ragione? Si punta molto su una politica di riduzione delle tasse e sulla deregulation promessa da Trump che dovrebbero dare una spinta alla ripresa. Tanto che in un rapporto della Fed, questa ipotesi viene indicata con chiarezza senza mai nominare il nome del presidente.

Il rialzo è dato per scontato dagli analisti che si dividono, però sui tempi. Per BNP Paribas, JPMorgan Chase & Co. e Mizuho Securities USA Inc. l’ipotesi più accreditata è maggio, anche se non c’è nessuna conferenza stampa in programma e anche se saremo a ridosso delle elezioni presidenziali in Francia, che potrebbe spaventare i mercati. Jefferies Group LLC è il solo che crede che la Fed procederà a un a un aumento a marzo, mentre la maggioranza del mercato monitorato dal consensus di Bloomberg – oltre 20 analisti – indicano giugno come mese più probabile, e solo 2 guardano a settembre 2017.

Tassi: quanto vale il rialzo Usa e l’attesa in Europa

Ma quanto saranno i rialzi? Secondo BNP Paribas, che in passato prevedeva due rialzi dei tassi nel 2017 ora ne proietta tre, mentre JPMorgan, che aveva previsto un primo rialzo a giugno 2017, continua a ipotizzare due aumenti quest’anno, con il secondo nel mese di settembre. Per Mohamed El-Erian, capo consigliere economico di Allianz SE, il mercato sta sottovalutando le probabilità di un movimento a marzo, che lo strategist ritiene possibile al 60%.

In Europa la dinamica dei tassi è contraria rispetto all’America. I tassi d’interesse nell’Eurozona resteranno ai livelli attuali, o inferiori, «per un prolungato periodo di tempo» e il quantitative easing, cioè l’acquisto di debito da parte della Bce, continuerà «sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario» ha scritto la Bce nell’ultimo bollettino. Si allontanano dunque i timori di una stretta con l’inflazione nell’Eurozona risalita all’1,8%. Ma non c’è dubbio che l’inflazione abbia rialzato la testa e resta un nodo chiave in Europa.

Ciò che preoccupa nel vecchio Continente è l’anno elettorale che si aprirà in Olanda a metà marzo e terminerà a settembre in Germania. Ma non solo. In discussione c’è il concetto stesso di Europa e un primo incontro chiave per avere il termometro degli umori europei è atteso il 6 marzo al vertice di Versailles dove il presidente francese, Francois Hollande ha invitato i leader di Germania, Italia e Spagna con l’obiettivo di preparare il vertice del 60/mo anniversario del trattato di Roma, il 25 marzo, e tracciare così la strada del futuro dell’Unione post Brexit.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo i calcoli degli analisti di Nordea, i mercati scontano già almeno 5 rialzi in America da qui fino alla fine del 2018. La strada che sta per imboccare la Fed già nella seduta di marzo 2017 insieme con la direzione presa dalla Banca centrale europea di tenere i tassi fermi e puntare ancora sul Quantitative easing hanno un impatto sulle decisioni di portafoglio del 2017. Ecco cosa aspettarsi:

  • La ripresa dell’inflazione in Europa e anche in America hanno fatto riaccendere l’interesse sulle obbligazioni inflation-linked che prevedono il rimborso del valore nominale alla scadenza e che offrono un rendimento indicizzato all’andamento del tasso di inflazione dei Paesi dell’area valutaria di riferimento, secondo le modalità stabilite all’emissione. L’obiettivo è difendere i rendimenti reali dell’investitore, ecco quanto rendono i miglori fondi che inseguono il rialzo dell’inflazione.
  • La ripresa de prezzo del petrolio – la quotazione è salita fino a 55 dollari contro i 30 dollari di febbraio 2016 – insieme con la corsa del mercato azionario ha fatto tornare l’interesse sui fondi azionari globali. Gli esperti di Ubs hanno calcolato che i titoli globali hanno un rapporto prezzo/utili vicino alla media degli ultimi 30 anni e ogni ulteriore spazio di rialzo è legato all’incremento atteso dei profitti. Il rischio bolla, quindi, potrebbe essere vicino.

 

Note

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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