Tra il 1939 ed il ‘45, sulla testa di milioni di persone, caddero non solo bombe, ma anche rifornimenti, medicinali e ogni genere di mercanzia, paracadutati dagli Alleati dietro le linee nemiche per favorire la resistenza ma sopratutto per alleviare le sofferenze delle popolazioni stremate. L’aviazione, tra gli anni ‘20 e ‘30 del ‘900, riuscì a sviluppare una serie di tecniche che prevedevano l’impiego dei caccia e dei bombardieri non solo per scopi di guerra convenzionali ma anche per missioni di ricognizione, soccorso e lancio di oggetti per i più svariati fini militari. E proprio dal cielo, da quegli stessi aerei che avevano rifornito eserciti e partigiani, arriveranno sottili foglietti di carta, sotto forma di carta moneta che celavano in molti casi volantini propagandistici, per minare il morale delle truppe d’occupazione oppure per risollevare quello degli abitanti dei paesi invasi.

In questo contesto, chiamato in seguito dagli esperti della II guerra Mondiale, “PsyOps”, operazioni di guerra psicologica, toccherà anche al denaro giocare un ruolo di primaria importanza. In particolare, la cartamoneta rappresenterà uno strumento formidabile per influenzare tanto le popolazioni civili che le forze militari. Centinaia di migliaia di persone, o forse milioni, trovando per terra qualcosa che aveva tutto l’aspetto di una banconota non sarebbero riuscite a resistere alla tentazione di raccoglierla. La guerra e le violenze, unite alla crisi economica avevano reso il denaro, sopratutto quello emesso da potenze straniere, una calamita impossibile a cui resistere. Chi mai avrebbe rinunciato a raccogliere dollari o sterline che sembravo freschi di stampa e casualmente smarriti? Il rischio in fondo, era solo quello di trovarsi involontari protagonisti di un’operazione di guerra psicologica oltre che ricevere una cocente delusione.

E proprio per queste ragioni, nessun esercito riuscì a resistere dall’utilizzare il denaro come mezzo di propaganda. Nelle righe che seguono proverò ad analizzare alcune delle più più strane e curiose operazioni, condotte dalla Germania di Hitler e aventi come bersaglio il biglietto verde. L’odiato dollaro, secondo i nazisti, era l’emblema stesso del controllo da parte degli ebrei sull’economia dell’intero pianeta.

Parigi in una uggiosa mattinèe di inizio ottobre del 1943 si ritrovò catapulata in una di queste operazioni. Migliaia e migliaia di banconote da 5 dollari garantite in argento, tappezzarono i boulevard del centro cittadino. La popolazione era entusiasta e scene di giubilo iniziarono spontanee un po’ ovunque. Provati dalla lunga occupazione, gli ignari cugini d’oltralpe pensarono che gli americani avessero deciso di riempire Parigi di biglietti fruscianti per favorire la ripresa economica dopo il duro conflitto contro gli odiati nazisti. Ma la gioia durò pochissimo per lasciare ben presto spazio alla delusione. Sui falsi dollari, tutti col medesimo numero di serie (Y91033384A), erano stampati infatti una stella di David di color giallo ed un testo antisemita che lasciò tutti sgomenti: «Questo dollaro è valido solo se firmato Morgenthau». Il Ministro del Tesoro degli Stati Uniti d’America era l’ebreo Morgenthau Junior, alleato dei pescecani della finanza internazionale. Chi lo scrisse conosceva bene alcuni significati legati alla cabala ebraica ed al numero tredici, ed infatti non lesinò a sottolinerali: l’aquila di Israele, il triangolo, l’occhio di Jehovah e 13 come le lettere del motto «E Pluribus Unum», come le stelle, come le frecce, come le tredici foglie sul ramo d’ulivo ed i gradini della piramide incompleta.

«Questo denaro è certamente Giudeo!», sentenziava il volantino. Terminando con un serie di insulti di tipo razzista e xenofobo. Qualche tempo più tardi, alcuni falsi silver certificates vennero disseminati sull’Italia settentrionale ma con tutt’altro tenore rispetto a quelli di Parigi. Erano decisamente meno “esoterici” ed in qualche maniera addirittura “divertenti”. Si trattava, ancora una volta di riproduzioni di dollari americani ma con la scritta: «Le promesse americane sono sempre state vane. Sono balle belle e buone sono bolle di sapone! come questa banconota».

Quasi certamente stampate a Verona, centro nevralgico della propaganda mussoliniana, queste false banconote, tutte con lo stesso numero di serie, furono rinvenute in alcuni magazzini della città scaligera dalle truppe del colonnello Floyd Minor che dichiarerà: “Ne ho presi una manciata, all’incirca un centinaio, ne ho regalato qualcuno e il resto li ho distrutti”.

La rarità di questi biglietti è quindi molto alta e paragonabile a quella dei dollari datati 1935 e 1928, che vennero paracadutati in Nord Africa. Un primo tentativo in questo senso era già stato fatto, nel corso del 1942, quando migliaia di banconote da 5 dollari furono sganciate su El Alamein, Alessandria d’Egitto e Il Cairo. Come successo anche a Parigi, provocarono dapprima l’euforia e poi una rapida disillusione tra le popolazioni. Le emissioni africane però rivestono un interesse storico particolare perché riportavano, violenti attacchi in lingua araba destinati, almeno nelle intenzioni di chi li aveva stampati, a far ribellare le popolazioni del Marocco, dell’Algeria e della Tunisia contro gli Alleati che l’8 settembre 1942, avevano dato il via all’operazione “Torch”. Questo movimento di truppe avrebbe in pochi mesi, portato al ricongiungimento con il contingente inglese del mitico maresciallo Montgomery ed alla resa definitiva della “volpe del deserto”, lo spietato generale Rommel. Stampate in Tunisia e malamente contraffatte, queste banconote si componevano di inchiostri e di una carta di pessima qualità, per cui nonostante il tono aggressivo e provocatorio, non ottennero alcun effetto concreto sulla popolazione. Ironia della sorte finiranno invece per essere apprezzate proprio dai soldati “yankee” che li collezioneranno per usarli durante partite clandestine a dadi e a poker.

Altri dollari di fantasia avrebbero, in seguito, inondato i teatri di battaglia europei ma l’ultimo, clamoroso caso fu quello che vide protagonista l’attuale Croazia, con dei finti gold certificates da 10 dollari, che promettevano l’illusione di poter essere convertiti con una moneta da mezza oncia d’oro scintillante. Si trattò di volantini, riscoperti solo di recente, ideati e predisposti dal distaccamento croato di propaganda nazista del fronte sud–orientale, nei quali, accanto all’aquila nazista, era stampato un testo alquanto bizzarro: “È vero, questa banconota non vale nulla, ma può salvarvi la vita. Vi invitiamo ad abbandonare i partigiani e a raggiungere le forze tedesche. Con questo lasciapassare in mano siete completamente al sicuro da qualunque punizione». E poco sotto, in lingua serba e croata: «Lasciapassare per disertori. Non sparate, consegnate quest’uomo al più vicino posto di comando tedesco e trattatelo bene». Si trattava, naturalmente, di un inganno, di una di quelle promesse fatte un po’ ovunque dai tedeschi per sfiancare la resistenza nemica. Quanti jugoslavi caddero nel tranello non lo sapremo mai, ma di certo non molti.

Ad ogni modo l’idea tedesca di contraffare le banconote statunitensi ed inglesi divenne quasi un’ossessione e per questo fu fondato un dipartimento dedicato, sotto la supervisione dei servizi segreti e del ministero della propaganda controllato da Goebbels. Il progetto più abizioso e per certi versi inquietante fu quello che verrà ricordato sotto il nome di Operazione «Bernhard» e che finirà malamente affondato nelle acque di un piccolo lago alpino sulle montagne vicino a Innsbruck dalle quali riaffioreranno decine di banconote negli anni 60! Per parafrasare Paul Eugene Brown: «Da una vittoria puoi imparare una riga, mentre da una sconfitta puoi capire un libro intero».

Note

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