In una trasmissione radiofonica inglese una decina di anni fa il professor Stephen Hawking disse che la sua ultima ambizione nella vita era quella di volare nello spazio. Non ha fatto in tempo ad avverare questo sogno il cosmologo, fisico, matematico e astrofisico britannico scomparso il 14 marzo 2018, anche se è riuscito a provare cosa significa fluttuare a gravità zero per quattro minuti della sua vita. Si è fatto questo regalo per il suo 65esimo compleanno, l’8 gennaio del 2007, quando a bordo di un jet Boeing 727 modificato della Zero Gravity Corporation ha viaggiato fino a 24.000 piedi sopra l’Oceano Atlantico al largo della Florida e ha eseguito una serie di tuffi in totale assenza di peso corporeo.

Il desiderio di Hawking per i signori dello spazio come Richard Branson, fondatore della Virgin Galactic, compagnia di turismo spaziale ed Elon Musk, fondatore di Space X e Tesla che lavora per far sbarcare la prima colonia umana su Marte, suona come un edorsement ai viaggi commerciali nel cosmo soprattutto per la frase pronunciata dallo scienziato nel 2007: «Penso che la razza umana non abbia futuro se non va nello spazio». A conferma dell’ineluttabilità di cercare altri mondi sono arrivate le indiscrezioni sul contenuto dell’ultimo studio a cui Hawking stava lavorando prima di morire. Il documento dal titolo A Smooth Exit from Eternal Inflation svelato dal Sunday Times ipotizza la fine del nostro universo per esaurimento dell’energia delle stelle e sposta in avanti la tesi del “multiverso” immaginando che gli altri universi nati con il Big Ben possano essere raggiunti dall’uomo con un’astronave.

La scomparsa di Hawking ha riportato al centro del dibattito la dicotomia tra scienza e tecnologia che hanno guidato l’umanità verso la conquista di nuovi territori inesplorati e la filosofia che sembra essere in uno stato di crisi esistenziale. Per Hawking così come per Branson e Musk, l’innovazione è la strada senza ritorno su cui l’umanità si è incamminata, non senza paradossi. Musk, per esempio, ci ricorda costantemente la sua grande paura: i robot con intelligenza artificiale potrebbero annientarci, ma crede sinceramente che dovremmo colonizzare Marte principalmente perché offre la più grande opportunità per l’umanità di sopravvivere a questo annichilimento inevitabile.

L’ultima trovata del fondatore di Spaxe X è stata il lancio sul razzo Falco Heavy di un’auto modello Tesla Roadster color rosso ciliegia e di un manichino al volante verso Marte. L’auto è attesa nell’orbita di Marte a luglio, oscillando oltre l’orbita della Terra nell’agosto 2019 e potrebbe ripetere questo ciclo cosmico di circa nove mesi per anni. Per Musk questa non è altro che una trovata di marketing verso un disegno più grande per l’umanità e secondo la la sua linea temporale “aspirazionale” il primo lancio vero su Marte è atteso nel 2022, poi, intorno al 2024, vorrebbe far sbarcare le prime persone sul Pianeta rosso.

IDEE DI INVESTIMENTO

Dalle teorie di Stephen Hawking fino a Elon Musk, la space economy ha un valore secondo gli analisti di Morgan Stanley di circa 350 miliardi di dollari oggi, ma arriverà a valere oltre 1.000 miliardi di dollari entro il 2040. In Italia, secondo calcoli dell’Agenzia Spaziale Europea, l’economia dello spazio vale 1,6 miliardi di euro ed è fatta per l’80% da piccole e medie imprese e può ricevere una spinta dopo l’approvazione a gennaio 2018 dalla legge di riordino che attribuisce alla presidenza del Consiglio i compiti di indirizzo governativo e di coordinamento con l’istituzione di un comitato interministeriale che deve definire una politica spaziale nazionale.

Ecco secondo Morgan Stanley quali sono i trend globali che guidano la space economy:

  • Rendere lo spazio sicuro e sostenibile di nuovo sarà una priorità assoluta di fronte alla crescente minaccia dei detriti orbitali. La rimozione dei rifiuti spaziali cale secondo Morgan Stanley almeno 2,7 miliardi di dollari entro il 2021. Tra i leader di settore c’è Astroscale con sede a Singapore, guidata da Nobu Okada, tra i massimi esperti di “pulizie spaziali” che recentemente ha puntato il dito contro dopo il lancio non autorizzato di cubesat, ovvero satelliti miniaturizzati, che sfuggono alla regolamentazione stringente sui satelliti.
  • I dati sono il nuovo petrolio. Ciò significa che l’infrastruttura basata sullo spazio per raccogliere e condividere i dati sarà fondamentale e redditizia. Big Data e machine learning ma anche cloud computing sono un trend tutto da esplorare e secondo Morgan Stanley, l’analisi dei dati basata sullo spazio cambierà il modo di fare business intelligence e il processo decisionale di governi e forze armate. La National Geospatial-Intelligence Agency (NGA) negli Stati Uniti, per esempio, ha recentemente firmato un contratto da 14 milioni di dollari con Planet per accedere alle immagini del pianeta, con l’obiettivo di aumentare e meglio costruire le informazioni già in suo possesso.
  • Le partership pubblico-privato saranno incentivate. La tecnologia e le soluzioni per lo spazio sono costose e hanno bisogno di tempo per diventare redditizie, quindi le partnership pubbliche, private e ibride saranno fondamentali per ottenere risultati e profitti effettivi. Un esempio in questo senso è Ruopeng Liu, l’Elon Musk della Cina, a capo del gruppo Kuang-Chi, con sede a Shenzhen, che ha un allenaza con l’inglese Gilo Industries Group che costruisce motori per jetpack e veicoli aeronautici senza equipaggio.

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Note

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