La Federal Reserve (FED) guidata da Jerome Powell si sta preparando a dare al mercato ciò che si aspetta: un taglio dei tassi americani di 25 punti base, il primo di una serie secondo le attese. Si tratta di una svolta dopo quasi dieci anni e dopo che nelle scorse settimane era circolata l’ipotesi che il taglio potesse essere di 50 punti base, troppo secondo gli analisti. La riunione del 30 e 31 luglio 2019 della FED segna, dunque, una nuova fase per i mercati e orienta le previsioni di analisti e gestori  su possibili ulteriori riduzioni entro la fine dell’anno: secondo il consensus degli analisti di Bloomberg, le attese prevedono almeno un’altra sforbiciata da un quarto di punto.

Ma vediamo perché, secondo l’analisi di Morgan Stanley, la FED ha deciso di cambiare politica monetaria e quali possono essere le prossime mosse:

  • La crescita economica americana procede e, secondo la Fed, le prospettive sono positive per i prossimi mesi. A fare ben sperare in questo senso è la crescita americana che ha avuto uno stop nel secondo trimestre 2019 con un aumento del 2,1% (contro il 3,1% del primo trimestre 2019) grazie alla spesa dei consumatori che rappresenta oltre due terzi dell’attività economica e, nonostante il rallentamento, ha battuto le attese degli analisti che ipotizzano un aumento tra l’1,8-2%.
  • Dal punto di vista macroeconomico la FED deve fare i conti con le tante incertezze che continuano a dominare i mercati (Brexit, tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina) e soprattutto deve fare fronte al rischio di un’inflazione debole e per questo la FED è diventata più sensibile alle richieste del mercato che, da tempo, auspicava un taglio.
  • Un taglio di 25 punti base non ha un impatto decisivo sull’economia, ma lo ha il cambio di direzione della FED soprattutto se si guarda al comportamento della banca centrale americana nel passato. Quando la FED prende una direzione la mantiene a lungo e gli ultimi quindici anni possono essere suddivisi in tre fasi distinte: rialzo dei tassi da giugno 2004 ad agosto 2006; taglio dei tassi da settembre 2007 a dicembre 2012 e rialzo da giugno 2013 a dicembre 2018.
  • La traiettoria discendente dei tassi può sostenere un’economia sempre più fragile e indica anche che la FED abbia una grande fiducia sulle prospettive dell’inflazione che dovrebbe rimanere moderata per i prossimi due anni.
  • Una direzione precisa dei tassi è la prima richiesta del mercato. Per questo la FED non farà manovre brusche: i tagli verso il basso saranno piccoli e dilazionati nel tempo. Il secondo taglio non dovrebbe arrivare prima di dicembre 2019 e con ogni probabilità sarà di 25 punti base.

IDEE DI INVESTIMENTO

Le aspettative per l’azione della Fed seguono uno schema familiare: non importa quanto e quando, ma se i mercati finanziari ottengono ciò che desiderano, chiederanno sempre di più. Se guardiamo alle attese degli analisti sui tassi americani nell’ultimo anno, le previsioni sembrano schizofreniche: a dicembre 2018 erano previsti due rialzi dei tassi per il 2019; appena tre mesi dopo, a marzo 2019, ci si aspettava un anno flat, ovvero senza nessuna decisione al rialzo e al ribasso e appena tre mesi dopo, a giugno 2019, è dato per scontato un taglio dei tassi già da luglio. Non stupisce quindi che, adesso, i mercati non si accontentino di quello che danno già per scontato. La prova? Secondo il consensus degli analisti di Bloomberg, le attese sono per tre tagli dei tassi nei prossimi mesi.

In queste fasi di mercato che segnano un punto di svolta è bene valutare la proprio asset allocation in coerenza con obbiettivi di investimento e rischio di portafoglio.
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Note

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