Nella settimana in cui il London Market Exhange (LME) ha introdotto un nuovo sistema per i futures sull’oro e l’argento dopo tre decadi di assenza, i grandi investitori hanno ricominciato a interrogarsi sulla sostenibilità delle quotazioni del metallo giallo. La prima ad avere dei dubbi è la banca d’affari francese Bnp Paribas secondo la quale il Toro d’oro adesso è seriamente in pericolo a causa della politica della Banca centrale americana (FED) e il calo del 2% avuto tra la fine di giugno e la prima settimana di luglio che ha portato la quotazione intorno a 1.200 dollari all’oncia, è un punto a favore dei pessimisti che cominciano a essere la maggioranza secondo consensus di 31 società di analisi raccolto da Bloomberg.

La fine della corsa dell’oro è arrivata davvero? A quasi un anno di distanza da presa di posizione di George Soros che aveva tagliato le sue posizioni di oro in portafoglio il mercato punta sulla discesa colpa della politica monetaria della Fed, della ripresa dollaro e della fine Quantitative easing in Europa. Ma c’è da fidarsi? Per Bnp Paribas, che è dalla parte degli Orsi, l’oro può arrivare a 1.165 dollari all’oncia nel quarto trimestre.

In realtà l’oro ha incassato la sua prima perdita mensile quest’anno proprio a giugno con gli investitori che hanno guardato alle indicazioni di una crescita economica stabile che spingono a una riduzione della domanda di asset sicuri e dall’altra alle preoccupazioni geopolitiche, tra cui le tensioni tra Usa e Corea del Nord e il conflitto in Medio Oriente. Allo stesso tempo, le banche centrali hanno indicato costi di indebitamento più elevati, spingendo i fondi hedge e gli altri speculatori di grandi dimensioni a ridurre le posizioni lunghe prese sui futures anche dell’argento.

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo i calcoli di Bnp Paribas, gli investitori dovranno affrontare un costo/opportunità maggiore per tenere l’oro in portafoglio, anche in vista di un nuovo aumento dei tassi da parte della FED a dicembre. Il ciclo al ribasso dell’oro sarebbe accelerato se le quotazioni rompessero il supporto tecnico nel range da 1.190 a 1.200 dollari, a quel punto il metallo giallo potrebbe tornare sui livelli di dicembre 2016 a 1.122 dollari. Leggermente più ottimista Société Gènérale che parla di una stima 2017 intorno ai 1.125 per la fine dell’anno. Un calo progressivo dettato dal fatto che le stesse incertezze che hanno permesso la salita, nei prossimi mesi verranno meno ridando serenità ai mercati e, quindi anche agli investitori. Non la pensa così Ubs secondo cui l’oro resterà tra 1.200 e 1.300 dollari fino alla fine del 2017. «In una fase in cui i rendimenti risalgono, l’investimento in oro è destinato a soffrire.  La ragione è semplice, investire in oro non garantisce l’incasso di cedole e per effetto del costo opportunità, il denaro confluisce su altre asset class più vantaggiose» ha detto Fabrizio Santin, Portfolio Manager di Pictet Asset Management. «Per portafogli in Euro, è importante considerare l’oro come una forma di investimento alternativa (contenendola entro il 5-10% del portafoglio),  assimilandola ad una valuta. L’oro è utile in fase di costruzione di portafoglio, per la correlazione negativa rispetto agli altri attivi rischiosi». La discesa è anche un’occasione di acquisto. Secondo Pictet, in primo livello di acquisto è individuabile in area 1200 dollari, tale livello è interessante alla luce della correzione osservata nel corso dell’ultimo mese (-7% in dollari), soprattutto se il rialzo dei tassi d’interesse dovesse trovare esaurimento.

Ecco quanto ha pesato da gennaio 2017 la discesa dell’oro sui fondi specializzati in metalli preziosi che avevano guadagnato di più nel 2016:

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Note

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