A oltre dieci anni dall’Accordo di Parigi, la transizione energetica è davvero sulla traiettoria giusta? È la domanda da cui parte il nuovo report di McKinsey, Tracking the energy transition: Where are we now? che analizza lo stato di avanzamento delle principali tecnologie low carbon in Cina, Europa e Stati Uniti. Lo studio confronta gli obiettivi 2030 con la capacità effettivamente installata, quella in costruzione (FID – Final Investment Decision) e quella annunciata. Il risultato? Nonostante i progressi nelle rinnovabili e nella mobilità elettrica, meno del 15% delle tecnologie necessarie per centrare gli obiettivi Net Zero al 2050 risulta oggi implementato. Per chi investe in fondi comuni orientati alla sostenibilità, capire dove siamo davvero è fondamentale: la transizione energetica non è solo un tema ambientale, ma un potente driver di crescita settoriale, innovazione industriale e allocazione di capitale.
Emissioni globali: il paradosso della crescita
Uno dei dati più rilevanti evidenziati dal report riguarda le emissioni globali: tra il 2015 e il 2024 sono aumentate del 9%.
Questo dato può sorprendere, considerando:
- l’accelerazione delle rinnovabili,
- l’espansione delle auto elettriche,
- l’adozione di target Net Zero nel 77% delle economie mondiali.
Ma l’aumento della domanda energetica globale – trainata da crescita demografica, industrializzazione, digitalizzazione e data center – ha più che compensato i progressi in efficienza e decarbonizzazione. Il quadro è però eterogeneo. In particolare:
- Cina: +21% di emissioni dal 2015
- USA: –8%
- Europa: –18%
Per gli investitori questo significa che la transizione non è lineare: esistono aree geografiche e settori in ritardo, ma anche regioni già in fase di trasformazione avanzata.
Tecnologie low carbon: chi è avanti e chi è indietro
McKinsey analizza nove tecnologie chiave: eolico onshore e offshore, fotovoltaico, idrogeno verde, carburanti sostenibili, CCUS (cattura e stoccaggio della CO₂), nucleare, sistemi di accumulo (BESS) e veicoli elettrici.
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Fotovoltaico: la vera storia di successo
Il solare continua a essere il motore principale della transizione energetica. In particolare:
- Nel 2024 la capacità rinnovabile globale è cresciuta del 15% (+585 GW)
- La Cina ha già superato il proprio target 2030 per solare ed eolico combinati
I costi in forte calo e i tempi rapidi di installazione rendono il fotovoltaico la tecnologia con maggiore probabilità di centrare gli obiettivi 2030.
Per gli investitori significa che con un’esposizione a utility integrate, produttori di componentistica e società attive nelle infrastrutture di rete si può intercettare questa dinamica strutturale.
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Eolico offshore: il grande rallentamento
Diversa la situazione dell’eolico offshore: Cina, Europa e Stati Uniti rischiano di mancare i target 2030. Quali sono le cause principali?
- aumento dei costi del capitale
- inflazione delle materie prime
- cancellazioni e rinvii di aste
- incertezza regolatoria
Per gli investitori significa che alcuni segmenti della filiera rinnovabile sono più esposti alla volatilità macroeconomica rispetto ad altri.
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Idrogeno verde: aspettative ridimensionate
Molti progetti su larga scala sono stati cancellati o posticipati. I motivi:
- costi di produzione elevati
- domanda industriale ancora insufficiente
- evoluzione normativa incerta
Per gli investitori significa che l’idrogeno resta una tecnologia strategica nel lungo termine, ma nel breve periodo presenta rischi esecutivi rilevanti.
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Sistemi di accumulo (BESS): la variabile chiave
I sistemi di accumulo a batteria crescono rapidamente, ma la pipeline attuale non è sufficiente a raggiungere i target 2030.
Il business case però è migliorato grazie a:
- riduzione dei costi delle batterie
- nuove opportunità di ricavi (servizi di bilanciamento, arbitraggio energetico)
- integrazione con impianti fotovoltaici
Per gli investitori che puntano su fondi tematici o settoriali, lo storage potrebbe diventare uno dei segmenti più interessanti del prossimo decennio.
Perché la transizione sta rallentando?
Il report individua tre fattori chiave:
- Cambio di priorità politiche
Dopo un decennio di spinta normativa, molti governi stanno riequilibrando le priorità verso difesa, sicurezza energetica e contenimento dei costi.
- Aumento dei costi
Nel 2023, per la prima volta dopo anni di cali, i costi delle tecnologie low carbon sono aumentati per effetto di tassi più alti e materie prime più care. Dal 2024 si osserva però una nuova riduzione dei costi.
- Geopolitica e dazi
Tensioni commerciali e instabilità internazionale rendono più complesso impegnare capitali in progetti pluriennali ad alta intensità finanziaria.
Le conseguenze sugli investimenti
Per chi investe tramite fondi comuni, la transizione energetica resta un megatrend strutturale, ma con alcune considerazioni chiave:
- Non è una traiettoria lineare: ci saranno accelerazioni e rallentamenti.
- Non tutte le tecnologie sono allo stesso punto: il solare è più maturo, l’idrogeno è ancora in fase di sviluppo.
- La dimensione geografica conta: Cina, Europa e Stati Uniti seguono percorsi differenti.
- La selezione attiva può fare la differenza: in un contesto complesso e disomogeneo, la gestione attiva può aiutare a distinguere tra vincitori strutturali e modelli di business ancora fragili.
IDEE DI INVESTIMENTO
Il messaggio finale del report è chiaro: diverse regioni non sono attualmente sulla traiettoria necessaria per centrare i target 2030, ma esiste ancora spazio per una correzione di rotta. La storia recente dimostra che, in presenza di urgenza politica e mobilitazione di capitali, le accelerazioni possono essere rapide. Per l’investitore di lungo periodo, la transizione energetica non è una moda, ma una trasformazione industriale profonda. Il punto non è se avverrà, ma con quali tempi, quali tecnologie e quali protagonisti. E proprio qui si gioca il valore della diversificazione e della gestione professionale all’interno dei fondi comuni orientati ai megatrend sostenibili.
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NOTE
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