Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia e Israele sono i Paesi che si dichiarano più vicini al rilascio di un vaccino. Tutti i governi che vogliono arrivare primi, stanno investendo denaro sulle società biotecnologiche anche a discapito del sistema sanitario. Il vaccino è diventato un affare di Stato e poco importa se i principali scienziati di tutto il mondo affermano che affrettare lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus per portarlo al pubblico prima della fine di quest’anno sia irrealistico, pericoloso e persino folle.

Per gli Stati Uniti a ottobre 2020 potrebbe cominciare la distribuzione delle prime dosi, un timing pericolosamente vicino alla scadenza elettorale delle elezioni presidenziali di novembre. Anche Israele, che proprio in questi giorni è entrato in nuovo lockdown a causa dell’escalation dei contagi, comincerà a sperimentare un farmaco a ottobre su cento volontari per testarne la sicurezza. Il vaccino israeliano è fatto con un virus attivo innocuo per l’uomo che contiene la proteina del Covid-19 in modo che il corpo possa produrre anticorpi. In Russia ad agosto è stato addirittura registrato dal Ministero della Salute un vaccino chiamato Sputnik V sviluppato dal Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology di Mosca. Anche in questo caso si tratta di un virus – quello del raffreddore – a cui è stata aggiunta la proteina del coronavirus e dovrebbe garantire due anni di immunità una volta sviluppati gli anticorpi. Nessun test è stato però effettuato per questo vaccino.

In sostanza, nessuno dei principali candidati al rilascio di un rimedio contro il coronavirus ha ancora completato gli studi clinici e ciò non dovrebbe stupire. In tempi normali, un vaccino impiega fino a dieci anni prima di arrivare sul mercato, inclusi diversi anni di test. Secondo i piani delineati dai politici nel Regno Unito, in Russia e negli Stati Uniti, la tempistica è stata ridotta a meno di 12 mesi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è scettica, non prevede il rilascio di un vaccino fino a metà del 2021 e sta lavorando per definire i criteri di sicurezza nella somministrazione alle persone. Intanto, la corsa per sconfiggere il coronavirus con un rimedio efficace è un business che si allarga a macchia d’olio. Ma le lacune nei dati sono evidenti. Secondo il tracker VaC ideato dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine esistono ben 210 vaccini candidati, ma solo 9 sono arrivati alla fase finale di test, la cosiddetta Fase III.

L’affare di Stato della scoperta di un vaccino si lega a filo doppio con l’investimento dei Governi nelle aziende biotech e farmaceutiche che si stanno impegnando nella ricerca. La velocità della sperimentazione sta facendo correre anche gli organi regolatori che devono valutare i vaccini, tanto che se in passato per un’approvazione servivano almeno due anni, ora si pensa di farlo in pochi mesi o addirittura come dichiarato dall’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA) britannica in soli 70 giorni.

La procedura di approvazione d’urgenza di un vaccino è possibile solo in caso di epidemia ed è già accaduto in passato, per esempio nel caso di Ebola (2014-2016) che stava decimando la popolazione in Africa occidentale. Queste approvazioni sono note come qualificate per uso di emergenza e sono il tipo di licenze in discussione per i vaccini contro il coronavirus sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti. Cosa significa? I vaccini possono essere approvati prima che tutte le prove siano state effettuate perché si ritiene che il rischio di somministrare un vaccino sperimentale sia inferiore a quello ammalarsi e morire a causa di un virus. Ma nel caso del Covid-19 il rischio mortalità è basso e sta diminuendo in molti Paesi e questo potrebbe fermare le autorizzazioni per uso di emergenza e spostare l’approvazione di un vaccino almeno al 2021.

IDEE DI INVESTIMENTO

Anche prima che l’Organizzazione mondiale della sanità dichiarasse la SARS-Cov-2 una pandemia globale l’11 marzo scorso, le azioni biotecnologiche avevano già cominciato a correre diventando il nuovo oro del mercato. Fino a luglio 2020, anche con la volatilità delle Borse, per invertire la rotta bastava qualche dichiarazione di un’azienda biotecnologica sui progressi del farmaco Covid-19 e il mercato ripartiva al rialzo. Le aziende protagoniste della corsa al vaccino sono tante: Moderna, AstraZeneca, Pfizer, Johnson & Johnson, Novavax per citare quelle più accreditate, a cui si affiancano una serie di aziende americane, cinesi e anche indiane sconosciute fino a pochi mesi fa.

Il settore biotech corre ma non è sempre oro: a metà agosto 2020, per esempio, CureVac, produttore di vaccini Covid sostenuto dalla Bill and Melinda Gates Foundation, ha debuttato al Nasdaq con un rialzo solo dello 0,6% nel primo giorno di contrattazione e da allora è sottoperformante. Nel mercato ora il dibattito è su quali società valga ancora la pena investire ma, in generale, il consensus degli analisti di Bloomberg è positivo sul settore biotech perché fino a quando il coronavirus sarà un problema, le aziende alla ricerca di soluzioni rapide, convenienti e sicure alla crisi saranno sotto i riflettori.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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