I Piani Individuali di Risparmio, noti come PIR, rappresentano una delle soluzioni più interessanti per chi desidera investire nel medio lungo periodo beneficiando di vantaggi fiscali. Ma conviene investire in PIR nel 2026? In questo articolo analizziamo come funzionano i PIR, quali sono le differenze tra fondi ordinari e alternativi, i benefici fiscali, i principali rischi e i migliori fondi attualmente disponibili sul mercato.

Investimenti PIR: cosa sono?

I Piani Individuali di Risparmio sono contenitori fiscali introdotti per favorire gli investimenti nell’economia italiana. Possono essere realizzati attraverso fondi comuni di investimento, gestioni patrimoniali o portafogli costruiti nel rispetto delle regole previste dalla normativa. La caratteristica principale dei PIR è che una parte significativa del patrimonio deve essere investita in imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia.

La normativa prevede che almeno il 70% del patrimonio sia investito in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia. Di questa quota, almeno il 25% deve essere investito in società non appartenenti all’indice FTSE MIB e almeno il 5% in società non appartenenti né al FTSE MIB né al FTSE Mid Cap.

L’obiettivo è favorire l’afflusso di capitali verso le piccole e medie imprese italiane, che rappresentano una componente fondamentale del tessuto produttivo nazionale. Per molti investitori, i fondi PIR rappresentano la soluzione più semplice perché consentono di accedere a un portafoglio già diversificato e gestito professionalmente.

PIR ordinario e PIR alternativo: quale scegliere?

Oggi esistono due grandi categorie di PIR: ordinari e alternativi.

  • PIR ordinario. I PIR ordinari sono la forma più diffusa e sono pensati principalmente per gli investitori retail. Investono prevalentemente in strumenti quotati e in fondi che selezionano società italiane, con una particolare attenzione alle piccole e medie imprese. Per beneficiare delle agevolazioni fiscali è possibile investire fino a 40.000 euro all’anno per un massimo complessivo di 200.000 euro. Sono indicati per chi ha un orizzonte temporale di almeno cinque anni e desidera costruire gradualmente un’esposizione all’economia italiana mantenendo una buona liquidabilità dell’investimento.
  • PIR alternativi. I PIR alternativi consentono di investire in strumenti meno liquidi come private equity, venture capital, private debt, minibond e fondi chiusi. Sono pensati per investitori con un orizzonte temporale molto lungo e una maggiore propensione al rischio, interessati ad accedere a segmenti dell’economia reale normalmente difficili da raggiungere attraverso i mercati tradizionali. La normativa consente di investire fino a 300.000 euro all’anno, per un massimo complessivo di 1,5 milioni di euro. Per la maggior parte degli investitori retail, i PIR ordinari rappresentano la soluzione più semplice e adatta.

Quali regole bisogna rispettare per avere il vantaggio fiscale?

Per ottenere i benefici fiscali previsti dalla normativa non basta investire in un PIR: occorre rispettare alcune regole precise. La prima riguarda la composizione del portafoglio, che deve mantenere nel tempo i vincoli previsti dalla legge. Oltre ai requisiti relativi alla quota investita nelle imprese italiane e nelle PMI, esiste anche un limite di concentrazione. Non più del 10% del patrimonio PIR può essere investito in strumenti finanziari emessi dalla stessa società o da società appartenenti al medesimo gruppo. Questa regola è stata introdotta per favorire la diversificazione e limitare il rischio legato all’andamento di un singolo emittente.

La diversificazione resta infatti uno degli strumenti più efficaci per gestire il rischio di un portafoglio di investimento. Per approfondire il tema puoi leggere la guida di Online SIM dedicata alla diversificazione e all’importanza di costruire un portafoglio equilibrato.

Vantaggi fiscali del PIR?

Il principale elemento di attrattività dei PIR resta il trattamento fiscale. Se l’investimento viene mantenuto per almeno cinque anni e vengono rispettati tutti i requisiti previsti dalla normativa, i redditi generati all’interno del PIR beneficiano dell’esenzione fiscale. In particolare:

  • esenzione dall’imposta sui redditi di capitale;
  • esenzione dall’imposta sui redditi diversi, comprese le plusvalenze realizzate;
  • esclusione degli strumenti detenuti nel PIR dall’imponibile ai fini dell’imposta di successione.

Si tratta di un vantaggio particolarmente interessante in un contesto in cui la tassazione ordinaria delle rendite finanziarie è generalmente pari al 26%. Per gli investitori di lungo periodo questo beneficio può incidere in modo significativo sul rendimento finale dell’investimento.

Cosa succede se vendi prima dei 5 anni

La permanenza dell’investimento per almeno cinque anni rappresenta una delle condizioni fondamentali per mantenere il beneficio fiscale. In caso di disinvestimento anticipato, l’investitore perde le agevolazioni maturate fino a quel momento e deve versare le imposte precedentemente non pagate sui rendimenti realizzati, oltre agli interessi eventualmente dovuti. La normativa prevede tuttavia una possibilità per conservare il beneficio fiscale: le somme o gli strumenti finanziari possono essere reinvestiti in un altro PIR entro 90 giorni dal disinvestimento.

Prima di procedere a una vendita anticipata è quindi opportuno valutare attentamente l’impatto fiscale dell’operazione. Sul tema può essere utile approfondire anche la guida Online SIM dedicata a quando conviene disinvestire un fondo.

I rischi dei PIR da valutare prima di investire

I PIR offrono vantaggi fiscali interessanti, ma non sono privi di rischi.

  • Rischio di mercato. Le quote dei fondi PIR possono subire oscillazioni legate all’andamento dei mercati finanziari.
  • Rischio legato alle PMI. Una parte importante del portafoglio è investita in società di piccole e medie dimensioni, che possono essere più volatili rispetto alle grandi aziende quotate.
  • Rischio di concentrazione geografica. I PIR investono prevalentemente nell’economia italiana. Questo comporta una maggiore esposizione alle dinamiche economiche e politiche del Paese.
  • Rischio di liquidità. Particolarmente rilevante nei PIR alternativi, dove alcuni investimenti possono richiedere tempi più lunghi per essere smobilizzati.
  • Rischio normativo. Anche se il quadro normativo è oggi stabile, eventuali modifiche future potrebbero incidere sulle caratteristiche fiscali dello strumento. Per questo motivo è importante inserire i PIR all’interno di un portafoglio coerente con i propri obiettivi e adeguatamente diversificato.

Come investire in PIR: fondo PIR o gestione fai da te?

Esistono diverse modalità operative per investire in PIR.

  • Fondi PIR. Sono la soluzione più semplice e diffusa. L’investitore acquista quote di un fondo comune che rispetta i requisiti previsti dalla normativa e delega la selezione dei titoli a un team di gestione professionale.
  • Gestione patrimoniale PIR. La gestione patrimoniale permette di affidare completamente le scelte di investimento a professionisti specializzati. Può essere una soluzione adatta a chi dispone di patrimoni più elevati e desidera un servizio personalizzato.
  • PIR in amministrato. Gli investitori più esperti possono costruire autonomamente un portafoglio PIR attraverso un dossier titoli, rispettando tutti i vincoli previsti dalla normativa. Questa modalità richiede però competenze finanziarie elevate e un monitoraggio costante.

Per capire meglio le differenze tra gestione e amministrazione può essere utile leggere l’approfondimento di Online SIM dedicato alle differenze tra risparmio gestito e risparmio amministrato.

Come scegliere un PIR: i criteri davvero utili

Non tutti i fondi PIR sono uguali. Prima di investire è importante valutare alcuni elementi fondamentali.

  1. Composizione del portafoglio. Analizzare il peso delle PMI, dei diversi settori e delle singole partecipazioni.
  2. Livello di rischio. Un fondo maggiormente esposto alle small cap tenderà ad avere una volatilità superiore.
  3. Le commissioni di gestione incidono direttamente sul rendimento netto ottenuto dall’investitore.
  4. Track record. Le performance passate non garantiscono risultati futuri, ma possono fornire indicazioni sulla qualità della gestione.
  5. Esperienza del gestore. La capacità di selezionare aziende solide e con potenziale di crescita è particolarmente importante nel segmento delle piccole e medie imprese.
  6. Coerenza con il proprio profilo. Il PIR deve essere compatibile con l’orizzonte temporale, gli obiettivi finanziari e la tolleranza al rischio dell’investitore.

La Top 10 dei PIR nel 2026

Ecco alcuni fondi PIR che nel 2026 si distinguono per performance, gestione e qualità del portafoglio. Sono tutti nella categoria Azionari Italia.

ProdottoRendimento YTDRendimento 5Y
Kairos International SICAV - Made in Italy D23,46%---
Allianz Azioni Italia All Stars A15,28%15,04%
AXA World Funds - Italy Equity A Capitalisation EUR12,85%7,79%
Anthilia Small Cap Italia Classe A Eur Acc12,72%3,17%
Anthilia Small Cap Italia Classe A30 Eur Acc12,72%3,02%
Arca Azioni Italia I 12,45%14,91%
Eurizon STEP 70 PIR Italia Giugno 2027 PIR12,25%---
Arca Azioni Italia Classe PIR11,91%13,59%
Eurizon PIR Italia Azioni I11,02%12,38%
Fidelity Italy Fund classe A10,57%12,70%
Nella tabella, i migliori PIR per rendimento nel 2026. Fonte: Elaborazione Online Sim su dati Morningstar. Dati aggiornati ad giugno 2026.

I PIR rappresentano, anche nel 2026, un’opportunità interessante per gli investitori retail italiani. Offrono vantaggi fiscali unici e consentono di contribuire al finanziamento dell’economia reale. Tuttavia, richiedono un’attenta selezione e una visione di lungo termine.

Sul sito Online SIM è possibile aprire un conto PIR.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

*Articolo pubblicato nel 2025 e sottoposto a successive revisioni

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2 Commenti

  1. Paolo Guerzoni
    31 Agosto 2025 a 8:12 — Rispondi

    seguo con interesse i vs articoli su prodotti finanziari,
    Negli strumenti analizzati alcuni sonoi in caratteri verdi e cliccati mostrano i dati relativi al podotto
    Per quelli scritti in nero invece non è possbile avere le stesse info . Perchè?
    Grazie per un commento

    • 1 Settembre 2025 a 10:34 — Rispondi

      Gentile Paolo,
      la ringraziamo per l’interesse dimostrato nei confronti dei nostri articoli e per averci scritto.
      Relativamente alla sua osservazione, i nomi degli strumenti finanziari evidenziati in verde sono cliccabili perché si riferiscono a fondi attualmente presenti sulla nostra piattaforma. Cliccando su di essi, è possibile accedere direttamente alla scheda prodotto con tutte le informazioni dettagliate.
      Al contrario, i nomi in nero indicano strumenti che non sono attualmente disponibili sulla nostra piattaforma. Per questi, non è quindi possibile fornire una scheda informativa completa all’interno del sito.
      Siamo sempre al lavoro per ampliare l’offerta e migliorare l’esperienza utente. La sua segnalazione è preziosa e sarà tenuta in considerazione.
      Rimaniamo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
      Cordiali saluti,
      Il Team di Online SIM

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