Per anni abbiamo parlato di economia blu sostenibile, cioè di un modello che punta a ridurre l’impatto delle attività umane sugli oceani. Oggi però il dibattito si sta spostando verso un concetto più ambizioso: l’economia blu rigenerativa. Secondo il report The Regenerative Blue Economy: Pathways to Prosperity del World Economic Forum, non basta più limitare i danni agli ecosistemi marini. La sfida è fare in modo che le attività economiche legate al mare contribuiscano attivamente a ripristinare gli ecosistemi, ricostituire gli stock ittici, rafforzare le comunità costiere e generare allo stesso tempo valore economico di lungo periodo.

Per gli investitori sostenibili si apre quindi un nuovo fronte. Gli oceani generano ogni anno tra 2.600 e 5.100 miliardi di dollari di valore economico, sostengono miliardi di persone e movimentano oltre l’80% del commercio mondiale. Ma il degrado degli ecosistemi marini sta mettendo a rischio proprio le basi economiche di questa crescita. La domanda non è più soltanto come proteggere il mare, ma come trasformarlo in un motore di crescita sostenibile e rigenerativa.

Quanto vale oggi l’economia blu

L’economia legata agli oceani comprende attività molto diverse tra loro: pesca, trasporti marittimi, porti, energia offshore, turismo costiero, acquacoltura, trattamento delle acque e nuove tecnologie marine.

Secondo il World Economic Forum, alcuni comparti hanno già dimensioni enormi:

  • il turismo costiero e marino contribuisce per circa 1.500 miliardi di dollari al PIL globale;
  • il mercato offshore oil & gas vale circa 1.700 miliardi di dollari;
  • l’acquacoltura e i cosiddetti blue foods hanno raggiunto un valore di circa 296 miliardi di dollari;
  • il trattamento delle acque reflue rappresenta un mercato da circa 348 miliardi di dollari;
  • i trasporti marittimi e i porti generano circa 386 miliardi di dollari di valore nelle esportazioni globali.

Il punto centrale è che molti di questi settori dipendono direttamente dalla salute degli ecosistemi marini. Senza oceani in equilibrio, anche la crescita economica rischia di rallentare.

I tre pilastri della nuova economia blu

Il report distingue tre grandi categorie di attività economiche.

Settori tradizionali: la transizione è la sfida principale

Pesca, porti, trasporto marittimo e attività energetiche offshore rappresentano ancora il cuore dell’economia marina mondiale.

L’obiettivo non è eliminarli, ma trasformarli. Ciò significa ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica, limitare l’impatto sugli ecosistemi e reindirizzare gli investimenti verso attività di ripristino ambientale.

Settori in crescita: i campioni della transizione

Sono le attività che potrebbero guidare la crescita dell’economia blu nei prossimi decenni:

  • eolico offshore;
  • acquacoltura sostenibile;
  • turismo rigenerativo;
  • desalinizzazione;
  • trattamento e riutilizzo delle acque reflue.

In particolare, l’eolico offshore ha registrato investimenti per 39 miliardi di dollari soltanto nel primo semestre del 2025 e potrebbe raggiungere una capacità installata globale di 441 GW entro il 2034.

Settori di frontiera: la nuova frontiera degli investimenti

Sono le attività che oggi rappresentano una nicchia ma potrebbero diventare protagoniste nei prossimi anni:

  • ripristino di mangrovie, praterie marine e barriere coralline;
  • biotecnologie marine;
  • sistemi di monitoraggio e raccolta dati oceanici;
  • tecnologie per la rimozione della CO₂ dagli oceani.

Un dato significativo riguarda proprio questi comparti emergenti: il valore cumulato delle imprese attive nei settori di frontiera è passato da 1,1 miliardi di dollari nel 2010 a 24,7 miliardi nel 2025.

Dove si concentrano le opportunità di investimento

Per chi investe con criteri ESG, l’economia blu rappresenta una delle grandi tematiche di lungo periodo. Le opportunità si distribuiscono lungo diverse direttrici.

  • Energie rinnovabili offshore. L’espansione dell’eolico offshore è una delle aree più mature. Le prospettive di crescita sono sostenute dalla transizione energetica e dagli obiettivi di decarbonizzazione fissati da governi e aziende.
  • Acquacoltura sostenibile e blue foods. La crescita della popolazione mondiale richiede nuove fonti proteiche. Secondo il report, i sistemi basati su alghe, molluschi e modelli integrati possono offrire benefici ambientali importanti, dalla filtrazione delle acque al sequestro di carbonio.
  • Ripristino degli ecosistemi. Mangrovie, praterie di fanerogame marine e barriere coralline stanno diventando vere e proprie infrastrutture naturali. Il settore delle soluzioni basate sulla natura riceve già circa 18 miliardi di dollari all’anno di finanziamenti privati e potrebbe beneficiare dell’implementazione di nuove normative sulla biodiversità e sul ripristino ambientale.
  • Ocean data e intelligenza artificiale. La raccolta e l’analisi dei dati oceanici sono considerate fondamentali per monitorare biodiversità, attività economiche e rischi climatici. Sensori, satelliti, Internet of Things e intelligenza artificiale stanno creando un nuovo ecosistema industriale destinato a crescere rapidamente.

Come investire nell’economia blu

Per l’investitore retail l’accesso diretto a molti di questi segmenti è ancora limitato. Tuttavia esistono diverse strade.

  • Fondi azionari globali ESG. La prima consiste nei fondi azionari globali ESG che investono in società attive nelle energie rinnovabili offshore, nella gestione delle risorse idriche, nella depurazione delle acque e nelle tecnologie ambientali. Scopri cosa vuol dire investire in fondi ESG.
  • Fondi tematici. Una seconda possibilità è rappresentata dai fondi tematici dedicati all’acqua, alla biodiversità e alla transizione energetica, che spesso includono aziende esposte ai trend dell’economia blu. Scopri cosa sono e come investono i fondi tematici.
  • Green bond. stanno crescendo anche i mercati dei green bond e dei blue bond destinati a finanziare progetti di conservazione e ripristino degli ecosistemi marini.

IDEE DI INVESTIMENTO

La vera novità dell’economia blu rigenerativa è che il successo non verrà più misurato soltanto in termini di PIL o ricavi. Secondo il World Economic Forum, la prossima fase dell’economia degli oceani sarà valutata anche sulla base di indicatori come il ripristino della biodiversità, la ricostituzione degli stock ittici, la resilienza delle comunità costiere e la capacità di generare benefici ambientali misurabili.

L’economia blu rigenerativa rappresenta uno dei temi emergenti della finanza sostenibile e un interessante trend di investimento a lungo termine.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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