Per oltre un decennio investire in obbligazioni è stato soprattutto un esercizio di ricerca del rendimento. Con i tassi vicini allo zero, per ottenere un reddito interessante gli investitori erano spesso costretti ad allungare le scadenze oppure ad aumentare il rischio di credito. Nel 2026 lo scenario è molto diverso. I rendimenti obbligazionari sono tornati su livelli interessanti e il reddito, quello che in gergo finanziario viene chiamato carry, può nuovamente rappresentare una componente importante del rendimento complessivo di un portafoglio.

Ma c’è un paradosso: proprio mentre le obbligazioni sono tornate interessanti, scegliere dove investire è diventato più difficile.

Secondo Morgan Stanley Investment Management, crescita economica, politiche fiscali, inflazione, adozione dell’intelligenza artificiale e politiche commerciali stanno seguendo traiettorie sempre più differenti tra Paesi, settori e aziende. Anche le banche centrali si muovono con minore sincronizzazione rispetto al passato.

Il risultato? Un mercato caratterizzato da una maggiore dispersione: titoli apparentemente simili possono produrre risultati molto diversi. In questo contesto, non basta più chiedersi quante obbligazioni avere in portafoglio. Diventa importante capire quali obbligazioni, quali scadenze, quali emittenti e quali aree geografiche scegliere. È qui che la gestione attiva può tornare ad avere un ruolo centrale.

Il reddito è tornato nel reddito fisso

La prima buona notizia per chi investe in obbligazioni riguarda proprio il reddito. Dopo gli anni dei tassi estremamente bassi, i rendimenti di partenza sono oggi sensibilmente più elevati. Morgan Stanley sottolinea che anche i rendimenti reali, ovvero quelli corretti per l’inflazione, restano vicini alla parte alta dell’intervallo osservato dopo la crisi finanziaria globale.

  • È un cambiamento importante perché consente di cercare un flusso di reddito interessante senza dover necessariamente assumere rischi creditizi elevati. Una considerazione condivisa anche da BlackRock: nel suo Fixed Income Outlook del terzo trimestre 2026, la società sottolinea che i rendimenti più elevati continuano a sostenere le opportunità nel reddito fisso e che il reddito dovrebbe rappresentare una delle principali fonti di rendimento.
  • Anche Vanguard individua nel reddito il principale motore dei ritorni obbligazionari del 2026. Dopo anni nei quali una parte significativa della performance poteva dipendere dal movimento dei prezzi provocato dalle decisioni delle banche centrali, oggi il punto di partenza rappresentato dalle cedole è tornato molto più favorevole.

Che cos’è il carry

Per capire questo nuovo scenario è utile familiarizzare con una parola che ricorre sempre più spesso nelle analisi dei gestori obbligazionari: carry.

  • In termini semplici, è il rendimento che un investitore può accumulare mantenendo un’obbligazione nel tempo, principalmente grazie al reddito generato dal titolo, al netto degli effetti legati all’evoluzione del mercato.
  • Più alto è il rendimento di partenza, maggiore può essere il contributo del reddito alla performance complessiva. Inoltre, un carry più elevato può funzionare come un piccolo cuscinetto contro eventuali oscillazioni dei prezzi.

Questo non significa che le obbligazioni siano diventate prive di rischio. Significa che, rispetto agli anni dei tassi zero, l’investitore viene nuovamente remunerato in maniera più significativa per detenere reddito fisso.

Duration: non è più una scelta da fare una volta per tutte

Una semplice esposizione generalizzata al mercato obbligazionario potrebbe non essere più sufficiente: duration, credito, settori e aree geografiche richiedono una maggiore selettività. Per chi investe attraverso fondi obbligazionari significa una cosa molto concreta: due fondi appartenenti alla stessa grande categoria possono comportarsi in maniera molto diversa, perché contano sempre di più le scelte compiute all’interno del portafoglio.

Gestire attivamente il reddito fisso non significa soltanto scegliere le aziende. Significa anche decidere quanta duration assumere.

La duration misura la sensibilità del prezzo di un’obbligazione alle variazioni dei tassi di interesse. Più è elevata, maggiore sarà la reazione del prezzo quando i rendimenti di mercato salgono o scendono. Nel 2026 questo aspetto è particolarmente importante perché le banche centrali non stanno seguendo tutte la stessa traiettoria.

Un buon esempio di cosa significhi gestione attiva? Non prevedere perfettamente dove andranno i tassi, ma poter modificare il portafoglio quando cambia il rapporto tra rischio e rendimento.

Le 5 regole per investire nel reddito fisso nel 2026

Il ritorno dei rendimenti non rende il mercato obbligazionario più semplice. Al contrario, lo rende più ricco di opportunità ma anche più selettivo.

Per chi investe attraverso fondi comuni, cinque principi possono aiutare a orientarsi:

  • Non inseguire soltanto il rendimento più alto. Un rendimento elevato è spesso la remunerazione di un rischio maggiore.
  • Guardare alla qualità. Con rendimenti di partenza più interessanti, può essere possibile ottenere reddito senza spingersi necessariamente verso il credito più rischioso.
  • Diversificare le fonti di rendimento. Paesi, scadenze, emittenti e segmenti obbligazionari possono reagire in modo diverso allo stesso scenario.
  • Considerare la duration. Un fondo obbligazionario non è immune dalle variazioni dei tassi e la sua sensibilità può incidere significativamente sulla performance.
  • Dare tempo al reddito di accumularsi. Se il carry torna a essere una componente importante del rendimento, il reddito fisso recupera anche la sua funzione originaria: produrre reddito nel tempo senza dipendere esclusivamente dall’aumento dei prezzi.

IDEE DI INVESTIMENTO

Cosa significa gestione attiva per chi investe in fondi? Per un risparmiatore non è realistico analizzare quotidianamente centinaia di emissioni obbligazionarie, confrontare bilanci societari, curve dei tassi, spread, valute e politiche monetarie. È precisamente qui che entra in gioco un fondo obbligazionario a gestione attiva.

Il gestore può intervenire su almeno cinque leve:

  1. Duration. Può aumentare o ridurre la sensibilità ai tassi in funzione dello scenario.
  2. Qualità del credito. Può privilegiare emittenti con bilanci più robusti quando il premio offerto dai titoli più rischiosi non appare sufficiente.
  3. Selezione degli emittenti. Può distinguere tra aziende appartenenti allo stesso settore ma con prospettive finanziarie molto diverse.
  4. Geografia. Può cercare opportunità nei mercati nei quali crescita, inflazione e politica monetaria offrono condizioni relativamente più favorevoli.
  5. Settori obbligazionari. Può spostarsi tra governativi, corporate, cartolarizzati e debito emergente quando cambia il rapporto rischio/rendimento.

Naturalmente gestione attiva non significa automaticamente performance superiore. Le scelte del gestore possono rivelarsi sbagliate e i costi incidono sul risultato finale. Vanguard ricorda proprio che nel reddito fisso i costi sono particolarmente importanti, perché possono erodere una parte significativa dei rendimenti e aumentare la necessità per il gestore di assumere rischio per recuperarli.

Per questo, nella scelta di un fondo obbligazionario attivo, non basta guardare alla performance dell’ultimo anno. Occorre valutarne strategia, livello di rischio, costi, qualità media del portafoglio, duration, capacità del team di gestione e coerenza dei risultati nel tempo.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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