Scopri cosa può comportare per i mercati il rialzo dei tassi da parte della BCE: tutte le conseguenze e come agire.
- Quanto ha alzato i tassi la BCE
- Il cambio di rotta dopo una stagione i tagli
- Le conseguenze per chi investe
- Quali sono le prossime mosse delle BCE
- Come investire
Quanto ha alzato i tassi la BCE
La Banca centrale europea (BCE) ha alzato i tassi di riferimento di un quarto di punto percentuale portando il costo del denaro al 2,25%. Il tasso sui rifinanziamenti principali sale dal 2,15% al 2,40%; quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%. La scelta era attesa dagli analisti e arriva dopo che la BCE aveva progressivamente riportato il costo del denaro dal picco del 4% raggiunto nel 2023 fino al 2% nel giugno 2025, attraverso una lunga serie di otto tagli consecutivi distribuiti tra il 2024 e il 2025.
Perché tornare a stringere la politica monetaria?
Le motivazioni principali sono tre:
- la ripresa dell’inflazione nell’Eurozona dopo il rallentamento registrato nel 2025;
- la tenuta del mercato del lavoro europeo, che continua a mostrare salari in crescita;
- il rischio che il rialzo dei prezzi energetici e delle materie prime, alimentato dalle tensioni geopolitiche, possa riaccendere le pressioni inflazionistiche.
A differenza dello scorso anno, quando l’obiettivo era sostenere la crescita economica e accompagnare il ritorno dell’inflazione verso il 2%, oggi la BCE si trova nuovamente a dover preservare la stabilità dei prezzi.
Il cambio di rotta dopo una stagione di tagli
Per comprendere la portata della decisione occorre guardare a quanto accaduto negli ultimi anni.
- Tra luglio 2022 e ottobre 2023 la BCE ha realizzato dieci rialzi consecutivi dei tassi, portando il tasso sui depositi dal -0,50% fino al 4%, il livello più alto dalla nascita dell’euro. L’obiettivo era contrastare l’impennata dell’inflazione provocata dalla crisi energetica e dalle conseguenze economiche della guerra in Ucraina.
- Una volta rallentata la crescita dei prezzi, la banca centrale ha avviato un percorso di normalizzazione. Tra il 2024 e il 2025 sono arrivati otto tagli complessivi che hanno riportato il tasso sui depositi al 2%. Con il rialzo dell’11 giugno 2026 questa fase si interrompe.
- A differenza del ciclo restrittivo del 2022-2023, però, il mercato non si aspetta una lunga sequenza di aumenti. Gli analisti di Morgan Stanley ritengono più probabile un approccio graduale, basato sull’evoluzione dei dati economici e dell’inflazione.
La decisione, secondo l’analisi di ING, è da interpretare come una misura preventiva più che come l’inizio di una nuova aggressiva stretta monetaria.
Le conseguenze per chi investe
Il ritorno dei rialzi dei tassi modifica nuovamente il quadro per gli investitori, ma senza stravolgerlo.
Obbligazioni: rendimenti ancora interessanti
Per il mercato obbligazionario la situazione resta favorevole. Un aumento moderato dei tassi consente infatti alle nuove emissioni di offrire rendimenti più elevati, mantenendo interessanti molte soluzioni obbligazionarie, in particolare le obbligazioni denominate in euro con scadenze più lunghe. Particolare attenzione può essere riservata ai fondi obbligazionari governativi dell’area euro, alle strategie corporate investment grade e ai fondi flessibili in grado di gestire attivamente la durata finanziaria del portafoglio. Se il mercato continuerà a credere che la BCE non avvierà una lunga serie di rialzi, l’impatto sui prezzi delle obbligazioni dovrebbe rimanere contenuto.
Azioni: selezione sempre più importante
Sul fronte azionario, il rialzo dei tassi tende a penalizzare i comparti più sensibili al costo del denaro, come immobiliare, titoli ciclici e società fortemente indebitate. Al contrario, banche e assicurazioni possono beneficiare di margini più elevati grazie a un contesto di tassi leggermente più alti. Anche in questa fase la selezione dei settori e delle singole società diventa determinante. Le aziende con bilanci solidi, elevata generazione di cassa e capacità di trasferire eventuali aumenti dei costi ai clienti tendono a mostrare una maggiore resilienza.
Attenzione al cambio euro-dollaro
L’andamento del cambio continuerà a essere uno degli elementi chiave per i mercati. Se la BCE manterrà una politica monetaria più restrittiva rispetto alla Federal Reserve americana, l’euro potrebbe rafforzarsi nei confronti del dollaro. Per gli investitori europei questo significa che i fondi globali o i comparti esposti ad attività denominate in dollari potrebbero risentire dell’effetto cambio. In questi casi può essere utile valutare strategie con copertura valutaria oppure una maggiore diversificazione geografica.
Quali sono le prossime mosse della BCE
La risposta dipenderà soprattutto dall’evoluzione dell’inflazione. Secondo le analisi di Vanguard, ING e Swisscanto l’aspettativa è che nei prossimi mesi i prezzi continuino a crescere, ma in maniera moderata e graduale. L’aumento del costo dell’energia finirà inevitabilmente per riflettersi su altre componenti del paniere, come trasporti e beni alimentari, ma il trasferimento ai consumatori finali dovrebbe essere più limitato rispetto a quanto accaduto nel 2022.
Le ragioni sono diverse:
- Da un lato, i governi europei non stanno mettendo in campo grandi programmi di stimolo fiscale che potrebbero alimentare ulteriormente la domanda interna. Dall’altro, famiglie e imprese mostrano una minore capacità e disponibilità ad assorbire nuovi aumenti dei prezzi.
- Anche le aspettative di inflazione rilevate negli ultimi mesi mostrano un lieve miglioramento. Le attese sui prezzi di vendita delle imprese e quelle di lungo periodo monitorate dalla BCE hanno registrato una moderata flessione, segnale che il rischio di una spirale inflazionistica appare oggi meno elevato rispetto al passato.
Il Consiglio direttivo della BCE tornerà a riunirsi nelle seguenti date:
- 23 luglio 2026
- 10 settembre 2026
- 29 ottobre 2026
- 17 dicembre 2026
Saranno questi gli appuntamenti da monitorare per capire se il rialzo di giugno resterà un intervento isolato oppure se Francoforte riterrà necessario intervenire ancora.
Come investire
Il messaggio che arriva dalla BCE non è quello di un ritorno alla stagione delle strette monetarie del 2022. Piuttosto, Francoforte sembra voler mantenere un approccio prudente e flessibile, intervenendo per prevenire nuove pressioni inflazionistiche senza compromettere la crescita.
Per gli investitori questo significa che non è necessario ripensare radicalmente il proprio portafoglio, ma è opportuno continuare a puntare sulla diversificazione tra azioni e obbligazioni, privilegiando strumenti gestiti attivamente capaci di adattarsi a uno scenario in continua evoluzione.
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Note
Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.
*Articolo pubblicato a giugno 2024 e sottoposto a successive revisioni

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