La globalizzazione è stata un tema di investimento dominante per decenni. Ora la combinazione di tendenze secolari e cambiamenti geopolitici cospira per rallentare la globalizzazione – o addirittura invertirla – e le tensioni commerciali sono solo una parte della trama. Perché l’accordo raggiunto nel corso del G20 di Osaka da Donald Trump e Xi Jinping per rilanciare i negoziati sul commercio da solo non basta a mettere al sicuro l’economia globale secondo una ricerca di Morgan Stanley. Almeno per il momento non ci saranno tariffe aggiuntive da parte degli Stati Uniti alle esportazioni cinesi, ma quanto durerà?

L’intreccio delle economie globali è tale che ogni piccola crepa può aprire una voragine. I dazi commerciali sono solo una parte del problema. Altre barriere commerciali come la nuova revisione degli investimenti esteri negli Stati Uniti stanno indebolendo gli incentivi commerciali per le aziende e c’è una variabile che in qualche modo è imprevedibile: il cambiamento nelle preferenze dei consumatori e un aumento del potere d’acquisto nei mercati emergenti che stanno dando un vantaggio al commercio locale rispetto al commercio globale. Per questo la previsione del futurologo Adjiedj Bakas, autore del libro Beyond the Crisis, è tornata di attualità contrapponendo la globalizzazione a una nuova definizione di economia che è stata denominata slowbalization, che presuppone un rallentamento del pensiero globale e porta verso la scelta di macrotrend di investimento che possono avvantaggiarsi della forza di mercati meno dipendenti dalle esportazioni e più forti in settori come la tecnologia e l’energia.

Questa situazione macroeconomica è un richiamo per il rischio globale che è in aumento. Per gli investitori, ci sono vantaggi e svantaggi. In termini più generali, secondo l’analisi di Pictet Asset Management, le azioni mondiali sono valutate in modo equo – il rapporto price-to-earnings pari circa a 15 e un rendimento da dividendo del 2,9% – ma le prospettive per gli utili sono poco invitanti. Le previsioni per Pictet Asset Management sono per un ulteriore rallentamento della crescita dei profitti societari nei prossimi mesi, con un aumento degli utili del 3% nel 2019, rispetto al 7% previsto dal consensus degli analisti. Allo stesso tempo, una maggiore localizzazione potrebbe essere un vantaggio per le aziende meno dipendenti dai mercati esteri, i cui prodotti o tecnologie sono di interesse economico o di sicurezza nazionale. I particolare i campioni regionali emergenti includono società Internet cinesi, società Internet statunitensi di piccole e medie dimensioni e processori di pagamento, secondo Morgan Stanley.

IDEE DI INVESTIMENTO

Le condizioni geopolitiche e, in particolare, le incertezze del commercio stanno ostacolando la globalizzazione. Eppure, anche prima che riemergessero le tensioni commerciali, spiravano venti secolari di cambiamento. La quota di merci scambiate tra Paesi della stessa regione è diminuita dal 51% del 2000 al 45% del 2012, secondo la ricerca del McKinsey Global Institute. Di recente, tuttavia, tale tendenza si è invertita, con il commercio regionale che ha ripreso a guadagnare terreno. Ma non solo. Il commercio di servizi sta crescendo più velocemente del commercio di beni. Inoltre, la globalizzazione può essere vittima del proprio successo, poiché i Paesi dei mercati emergenti sono diventati abbastanza ricchi da consumare più beni di quelli che vendono. Il fattore che governa tutto è la tecnologia che sta trasformando il modo in cui i Paesi pensano ai loro interessi economici e alla sicurezza nazionale. Come investire nell’era del rallentamento?  Prima di tutto bisogna partire da un check-up del proprio portafoglio e per Morgan Stanley bisogna tenere d’occhio questi fattori:

  • Le società più vulnerabili al rallentamento sono quelle che si occupano di tecnologie sensibili e dipendono da catene di fornitura che sono diffuse a livello globale. Per queste ragioni, le automobili, i beni capitali europei, l’hardware IT, i semiconduttori e le telecomunicazioni sono particolarmente vulnerabili.
  • Per le compagnie Internet, la prognosi è mista. Da un lato, le maggiori società di Internet di consumo affrontano un costo più elevato per il proprio business, soprattutto ora che le piattaforme e la sicurezza dei dati giocano un ruolo decisivo.
  • Le piccole e medie imprese Internet potrebbero beneficiare delle vulnerabilità delle grandi. Le politiche protezionistiche sono positive per le aziende che operano in aree potenzialmente sensibili ma non strettamente collegate al resto del mondo. Le società cinesi di Internet rientrano anche nella categoria dei cosiddetti campioni nazionali emergenti, ma anche le società di pagamento potrebbero trarne vantaggio.

Per fare il check-up di portafoglio e scoprire come migliorare il tuo investimento in fondi visita il sito Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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