Se l’Arabia Saudita ha così tanto petrolio, perché investe nell’energia solare? La domanda è legittima fino a quando non si considera quanto l’economia del regno guidato dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sia dipendente dalla benzina e come questa dipendenza dalla domanda instabile di oro nero ostacoli la crescita di un Paese che vuole trasformarsi in un’economia diversificata, capace di attrarre capitali di investimento a livello globale.

Per questa ragione Mohammed bin Salman ha lanciato il piano Vision 2030 e ha cercato alleati forti nella corsa alla trasformazione della propria economia. Sulla strada il principe saudita ha incontrato Masayoshi Son, fondatore di Softbank, e insieme hanno firmato un memorandum d’intesa per creare il più grande progetto di energia solare del mondo. L’obiettivo è creare un parco eolico da 200 Gigawatt da sviluppare in vari step fino al completamento entro il 2030. Questo parco eolico sarà capace di generare quattro volte l’attuale capacità di energia solare negli Stati Uniti, secondo quanto ha riportato il Washington Post.

La svolta energetica del Middle East guida il cambiamento

Con questo accordo Masayoshi Son, il papà del robot Pepper, e Mohammed bin Salman, fautore della svolta no oil del suo Paese, danno una nuova spinta a quella che gli analisti di Morgan Stanley hanno definito da tempo la svolta delle rinnovabili del Middle East che vede i Paesi principali produttori di petrolio nel bel mezzo di una conversione industriale.
La ragione? Il costo dell’energia solare è diminuito di quasi tre quarti dal 2010, secondo i calcoli dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili con sede ad Abu Dhabi, ed è previsto che si dimezzerà ulteriormente entro il 2020. Nel frattempo, i costi di sviluppo di un progetto eolico onshore sono inferiori di un quarto rispetto al 2010 e si prevede che entrambe le tecnologie saranno meno costose di qualsiasi altra fonte di generazione di energia entro il 2020.

Una volta costruito, il parco eolico dell’Arabia Saudita nato dall’alleanza con Softbank triplicherebbe quasi la capacità di produzione di energia elettrica del Paese (era pari a 77 Gigawatt nel 2016, secondo i dati Bloomberg New Energy Finance) che ora, per circa i due terzi, è generata dal gas naturale, mentre il resto proviene dal petrolio. La ricaduta è anche economica: dalla produzione di energia a quella di pannelli e attrezzature, il progetto è destinato a creare fino a 100.000 posti di lavoro e può dare risparmi fino a 40 miliardi di dollari sui costi energetici. Per Softbank l’impegno economico è di 25 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.

IDEE DI INVESTIMENTO

La svolta del Middle East verso l’energia pulita deve molto all’impegno di Masayoshi Son che è noto per avere fiuto nell’individuare i macrotrend su cui investire. Il fondatore di Softbank è uno dei principali promotori dell’energia pulita da quando nel 2011 ci fu il disastro nucleare di Fukushima ed è il fautore del piano denominato Asia Super Grid che ha l’obiettivo di collegare le nazioni asiatiche con griglie e cavi sottomarini per distribuire energia pulita. E la svolta Middle East deve molto anche agli obiettivi di diversificazione del principe Mohammed bin Salman. Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, il Fondo per gli investimenti pubblici, che ha un patrimonio di oltre 224 miliardi di dollari, ha investito circa 54 miliardi di dollari nel 2017. È prevista inoltre la costruzione di almeno 16 reattori nucleari nei prossimi 25 anni con un costo di oltre 80 miliardi di dollari. La quotazione del gigante petrolifero Saudi Arabian Oil darà quindi più fondi da impiegare nella trasformazione energetica.

Per cavalcare il tema della trasformazione energetica verso le rinnovabili a livello globale, la scelta migliore è un fondo specializzato. L’ottica di investimento consigliata per questi fondi è di almeno 5 anni e consentono di investire secondo la logica dell’azionario globale ma con un occhio all’ambiente, al clima e ai grandi cambiamenti dell’energia mondiale (Categoria Morningstar: Azionari settore energie alternative).

I migliori fondi azionari Settore energie alternative

ProdottiRendimento 3yRendimento 1y
Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B4,55%10,53%
Bgf New Energy Fund Eur Classe E21,40%-0,94%
Vontobel New Power Classe B0,38%-2,08%
Pictet - Clean Energy Classe R Eur-3,65%-3,51%
JSS Sustainable Eq New Pwr P EUR acc-3,71%-1,29%
Nella tabella, i migliori fondi azionari energie alternative ordinati per rendimento dal 31 marzo 2017 al 31 marzo 2018. Fonte: Morningstar Direct. Dati % in euro.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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