Quando un utente si iscrive a Facebook trova un semplice avviso: “Crea un nuovo account. È gratis e lo sarà sempre”. Non c’è scritto da nessuna parte che iscrivendosi si cedono i propri dati per un uso anche commerciale. Su questo ruota l’istruttoria aperta dall’Antitrust dopo il #facebookgate scoppiato per l’utilizzo da parte di Cambridge Analytica dei dati degli utenti per raggiungere gli elettori con messaggi propagandistici. La vicenda non è più una semplice questione di privacy e si sta spostando rapidamente sul livello della ownership, ovvero del possesso, dei dati su cui la Commissione europea sta discutendo da tempo per dare una cornice regolatoria a tutti i business che hanno nei Big data il proprio centro di ricavi.

Lo scandalo Facebook è lo spartiacque tra un prima e un dopo “era Big data” ed è pleonastico che da adesso in poi le regole per chi cede i propri dati in Rete dovranno essere tutelanti perché il problema si porrà ogni volta che ci iscrive a qualsiasi servizio. In attesa di regole adeguate ai tempi che tutelino l’identità digitale, in Borsa il social media fondato fa Mark Zuckerberg ha già perso una ventina di dollari di valore nell’ultimo mese e il timore è che questo scandalo possa affossare i cosiddetti FANG o FAANG, acronimo sotto cui si nascondono Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google.

#facebookgate: per il settore della tecnologia è il momento della verità

Facebook sta mettendo controlli più severi sui dati che fluiscono attraverso il social network e per gli analisti la peggior crisi della sua storia, piuttosto che danneggiare la società, potrebbe trasformarsi in un vantaggio per Facebook e anche per la rivale Google. La ragione? Secondo Morgan Stanley, l’introduzione di regole più forti sulla privacy darà ad entrambe le aziende più potere su un mercato della pubblicità digitale che già dominano. In che modo? Prima di tutto Facebook ha eliminato i data broker come Acxiom Corp. e il Data Cloud di Oracle Corp. che vendono le informazioni che i marketer utilizzano per indirizzare gli annunci sul più grande social network del mondo. Facebook sta rottamando lo strumento di targeting e interromperà la condivisione di informazioni anonime che i broker utilizzano per misurare il rendimento degli annunci.

Per gli analisti di Morgan Stanley l’eliminazione di terze parti che gestiscono i dati rilasciati al social media è intelligente strategicamente e non è attesa nessuna riduzione nella spesa pubblicitaria su Facebook, anzi, nel tempo il social media potrebbe incrementare i ricavi avendo eliminato gli intermediari del settore. In pratica, è come se Facebook stesse alzando le mura intorno al suo giardino allineandosi a Google, l’altra più grande piattaforma di annunci online: le due aziende insieme hanno il 90% del mercato pubblicitario online. E l’accoppiata sarà sempre di più vincente. La ragione? Con meno dati per indirizzare gli annunci su Facebook, i professionisti del marketing probabilmente lavoreranno di più con Google.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo gli analisti di Goldman Sachs la società gestita da Mark Zuckerberg si trova ad affrontare un livello di incertezza che non ha mai visto prima ed è il momento della verità per il suo futuro che sarà determinato proprio dalla gestione dello scandalo. E in un certo senso questa crisi va anche considerata come salutare per gli analisti della banca d’affari americana che in passato non erano stati teneri con i FAANG con il report dal titolo Is FANG mispriced?  e adesso hanno un rating di acquisto sulle azioni di Facebook. Anche l’analista di JPMorgan, Doug Anmuth, ha confermato la sua raccomandazione di acquisto nonostante le crescenti preoccupazioni in merito ai dati degli utenti e al rischio normativo, non credendo che le attività di Facebook siano attualmente influenzate. Il banco di prova per Facebook è atteso con l’audizione l’11 aprile al Congresso Usa di Mark Zuckerberg che sta già fronteggiando un’altra grana: il sito TechCrunch ha rivelato l’esistenza di uno strumento del social che ha tutelato la privacy dei top manager, Zuckerberg su tutti, eliminando i messaggi inviati da queste persone.

Con un obbiettivo di investimento di lungo periodo sulla tecnologia, la migliore diversificazione di portafoglio e dei rischi è possibile con un fondo azionario globale settoriale (Categoria Morningstar: Azionari Settore Tecnologia). Ecco come hanno reagito alla correzione da inizio anno i fondi azionari tecnologia campioni di rendimento nel 2017:

Quanto rendono i migliori fondi azionari globali che investono in tecnologia

ProdottoPerformance 2017Performance YTDPerformance 3y
BGF World Technology A233,51%12,01%16,77%
Polar Capital Global Technology30,16%5,16%---
CS (Lux) Global Robotics Equity Classe BH Eur Acc29,47%10,06%17,70%
UBS (Lux) EF Gbl Multi Tech (USD) Q28,26%8,05%---
JPM US Technology A (dist) USD28,71%13,70%15,99%
T. Rowe Price Global Tech Eq A USD27,77%11,58%17,48%
AB SICAV I International Tech I Acc27,24%2,67%13,06%
AXAWF Fram Robotech G Cap USD26,30%6,40%14,05%
JPM Europe Dynamic Techs Fd A (dist) EUR25,97%2,15%---
Henderson Global Technology Fund25,04%7,28%12,05%
Pictet - Robotics P USD23,93%9,27%14,38%
JHCF Global Technology A USD Acc22,97%10,33%14,24%
Vitruvius Growth Opportunities B USD22,31%3,67%---
T. Franklin Technology Fund Usd Classe A (acc)21,94%11,11%14,05%
Pictet-Digital P USD20,38%5,03%12,30%
Nella tabella, i migliori fondi azionari tecnologia ordinati rendimenti da gennaio a dicembre 2017 e quanto hanno reso da gennaio a marzo 2018. Fonte: Morningstar Direct. Dati % in euro. Il rendimento a tre anni è annualizzato.

 

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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