La rivoluzione verde europea appena cominciata, con Fit for 55, punta moltissimo sui trasporti e il dibattito sull’auto elettrica si è riacceso. Da una parte c’è l’Unione Europea che ha imposto uno stop dal 2035 alla vendita di veicoli a benzina e diesel a favore dei motori elettrici. Dall’altra ci sono le industrie automobilistiche europee che attraverso The European Automobile Manufacturers Association (ACEA), l’associazione dei costruttori, hanno definito il divieto “irrazionale”.

Se la si guarda dal lato dell’ambiente, la risoluzione dell’Unione Europea è l’unica strada possibile per diminuire le emissioni inquinanti. Se la si guarda dal lato dell’industria l’auto elettrica non è ancora in grado di rimpiazzare quella “tradizionale”. Questo soprattutto per una ragione: non ci sono sufficienti punti di ricarica. A denunciarlo è stata proprio ACEA nello studio Making the Transition to Zero-Emission Mobility in cui si legge: la costante crescita di immatricolazioni di veicoli elettrici non corrisponde in questo momento a una realizzazione altrettanto veloce di infrastrutture di ricarica.

Secondo la ricerca ACEA negli ultimi tre anni le vendite di auto elettriche sono cresciute del 110%. Nello stesso periodo la realizzazione di punti di ricarica è cresciuta solo del 58%. Ma non solo. Lo studio denuncia uno squilibrio geografico importante in Europa. Il 75% dei punti di ricarica europei, infatti, è concentrato in 4 Paesi tutti situati al Nord. Quasi 50 mila dell’Olanda, 40 mila della Germania, 30 mila della Francia e 28 mila del Regno Unito. L’Italia si piazza a metà classifica, ma ha la metà dei punti di ricarica dei Paesi più virtuosi.

Al momento in Europa ci sono circa 200 mila punti di ricarica e, secondo i calcoli di ACEA, per compiere con successo il passaggio all’elettrificazione del trasporto ne servono almeno 3 milioni entro il 2030. Per raggiungere l’obiettivo, serve sicuramente un’accelerazione UE sulle infrastrutture, ma anche le iniziative dei singoli Paesi possono fare la differenza. La Germania, per esempio, ha imposto con un provvedimento federale alle stazioni di servizio di installare colonnine di ricarica veloce per veicoli elettrici.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il passaggio all’elettrificazione dei trasporti è uno dei megatrend sostenibili legati al clima ed è diventato un elemento chiave per i gestori nella valutazione delle aziende automotive. Secondo l’analisi di Robeco, nel valutare la strategia del prodotto è meglio puntare su aziende che hanno scelto l’elettrico puro rispetto ai veicoli ibridi, perché riducono meglio le emissioni.

Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, la sfida adesso è sostituire cinque milioni di auto a combustibili fossili con auto elettriche. Questo equivale a 36 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 in meno rilasciate nell’atmosfera.

Per l’affermazione dell’auto elettrica oltre al tema delle batterie con la ricerca di alternativi meno costosi rispetto agli ioni di litio, secondo Pictet Asset Management, molte tecnologie e settori sottovalutati offrono interessanti opportunità a lungo termine per gli investitori. Servizi di pubblica utilità di nicchia che operano nell’infrastruttura di ricarica o aziende che producono i motori elettrici e i semiconduttori di potenza che possono dare una svolta ai punti di ricarica con materiali e tecnologie innovativi.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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