In tempi in cui i tassi sono vicini allo zero e i mercati sono ostaggio della volatilità da Coronavirus, la caccia al rendimento porta a valutare investimenti alternativi per diversificare una parte del portafoglio. Investire in arte è una delle possibilità a disposizione soprattutto per chi ha un patrimonio elevato e un orizzonte temporale lungo. Ed è una possibilità sempre più considerata dalle nuove generazioni di investitori, utilizzata come strumento per la successione di patrimoni e agevolata dalla nascita di piattaforme tecnologiche dedicate agli scambi tra collezionisti come rilevato dalla sesta edizione del Report Deloitte Art&Finance in collaborazione con ArtTactic rilasciato a ottobre 2019 – il report è aggiornato ogni due anni – dal quale emerge che il fatturato globale del mercato dell’arte e dei beni da collezione ha mosso a livello globale 12,2 miliardi di dollari a fine 2018. E se consideriamo il report The Art Market in 2019 a cura di Artprice, leader nell’informazione sull’arte, si scopre che nel 2019 il giro d’affari globale delle opere d’arte è salito a 13,3 miliardi di dollari. Non è facile però orientarsi sul mercato dell’arte senza conoscere i rischi a cui si va incontro. Ecco una guida per evitare brutte sorprese.

Investire in arte: come valutare correttamente il mercato

La prima cosa da fare è non incorrere in errori di valutazione delle opere d’arte. Pagare il giusto prezzo per una tela o per un vaso da collezione è la prima mossa giusta ed è un esercizio difficile perché sono tanti i fattori da tenere in considerazione:

  • Il più importante è che il prezzo di un’opera d’arte non è determinato solo da fattori oggettivi (autore, periodo, soggetto, unicità, dimensioni, stato di conservazione, provenienza e certificazioni per mettersi al riparo dai falsi, solo per citarne alcuni dei più significativi) ma anche da altri elementi che sono difficilmente controllabili e variabili nel tempo (domanda, velocità dell’offerta, modalità dell’offerta e anche liquidità sui mercati finanziari in generale).
  • Bisogna tenere in considerazione che il mercato dell’arte è illiquido, ovvero è un mercato con basse contrattazioni e basta un piccolo movimento di una particolare corrente artistica o di un autore per far schizzare le quotazioni, e i prezzi di domanda e offerta possono essere spesso molto lontani.
  • Per stabilire la durata dell’investimento in arte parametrandola al proprio grado di rischio non si possono tenere in considerazione le stesse regole che si usano per uno strumento finanziario tradizionale. L’arte ha i suoi tempi che variano da opera ad opera e da autore e autore: l’unica maniera per capire se è il momento di comprare o vendere è tenersi costantemente aggiornati sulle informazioni che riguardano il proprio patrimonio artistico. Avere un’informazione privilegiata fa la differenza nel mercato dell’arte.
  • Dal punto di vista regolamentare e fiscale bisogna considerare che le opere d’arte possono essere soggette a barriere doganali o a norme restrittive sulla circolazione, hanno il vantaggio in alcuni casi di porti franchi e di norme sull’esportazione di valuta, sono sensibili a leggi patrimoniali, sono tassate sul capital gain e sono soggette all’aumento dell’Iva.

Perché investire in arte e collezionismo

La ricerca di una diversificazione verso un investimento che sia al riparo dalla volatilità dei mercati può portare a valutare l’investimento in arte. Non bisogna incorrere nell’errore che le opere da collezione siano immuni alle crisi finanziarie quando sono estese, ma è un fatto che secondo l’ultimo rapporto The Art Market in 2019 a cura di Artprice, oggi il mercato dell’arte abbia raggiunto un livello di maturità senza precedenti che gli consente di superare le instabilità politiche, come abbiamo visto lo scorso anno a Londra e, in misura ancora più sorprendente, a Hong Kong. La Cina, per esempio, a malapena esisteva nel mercato dell’arte globale nel 2000 mentre ora rappresenta quasi un terzo del suo valore totale.
E non c’è dubbio che possa essere un buon affare in termini di rendimento considerando che il 78% del mercato è fatto dalla pittura e l’arte contemporanea – che include tutte le opere realizzate dopo il 1945 – che è la preferita, seguita da opere del primo 900 e moderna, ha avuto nel 2019 rendimenti in linea con il mercato azionario americano. In particolare:

  • Nel 2019, i primi 500 artisti monitorati da Artprice in base al fatturato annuale hanno venduto in media 120 opere ogni anno, e la media è salita al doppio rispetto ai primi 100.
  • Il 90% delle opere nel 2019 è stato acquistato per meno di 17 mila dollari.
  • Artprice a fine 2019 ha calcolato che in media le opere d’arte contemporanea detenute per almeno 13 anni hanno avuto un rendimento medio annuo del 4,6%. Sul totale delle opere, il 51% ha registrato un aumento dei prezzi, il 48% ha subito un calo di valore, l’1% è rimasto stabile.

Investimenti nell’arte: quanto convengono e dove comprare

Collezionare opere d’arte è quasi sempre un’attività diretta e solitamente il canale privilegiato è quello delle aste che vede il dominio di Christie’s e Sotheby’s seguite da Poly Auction, China Guardian e Phillips per volumi di intermediazione. Acquistare direttamente in asta è la strada corretta se si hanno molte competenze, ma è sempre meglio rivolgersi a un servizio di art advisory che di solito viene offerto ai clienti del private banking e sopra una soglia minima di almeno 100 mila euro di portafoglio.
Il trend in atto sul mercato dell’arte punta decisamente verso l’arte contemporanea. Ma è ancora conveniente? Secondo i dati dell’Art Price Report, il trend è ancora positivo con il mercato che ha registrato una crescita del 1.800 % negli ultimi 20 anni con un indice dei prezzi che è aumentato del 22% nel 2019 rispetto al 2018. Alcune tendenze emerse nel coso del 2019:

  • L’arte contemporanea si sta dimostrando un asset di investimento alternativo anche perché sta cambiando la domanda con l’ingresso massiccio dei Millennials che preferiscono acquistare online su piattaforme dedicate.
  • Nel corso dei prossimi 5 anni il mercato delle vendite di opere d’arte potrebbe cambiare radicalmente lasciando meno spazio alle case d’asta – che hanno già modificato il modo di vendere introducendo meccanismi di garanzia per i venditori – e dando il via a una nuova era digitale.
  • Secondo il report 2019 di Hiscox online art trade che monitora le piattaforme di acquisto via web più affidabili il trend è in crescita anche se non è ancora esploso. Le case d’asta sono considerate oggi gli intermediari più attendibili – Christie’s online è leader del settore, seguita da Sotheby’s che ha lanciato le sue aste online a zero commissioni per il compratore, Phillips de Pury e Bonhmas – ma si fanno largo i marketplace.
  • Al di fuori delle case d’asta secondo il report di Hiscox online art trade ci sono portali affidabili come Paddle8, specializzato in aste sull’arte contemporanea; Liveauctioneers, che consente di partecipare alle aste in diretta con milioni di utenti collegati; e Invaluable, un grande marketplace in collegamento con le migliori aste mondiali non solo di opera d’arte ma anche di gioielli.

Investire nell’arte: come diversificare il portafoglio d’investimenti

Con un fatturato globale che è raddoppiato negli ultimi 10 anni, la maggior parte delle transazioni in arte è concentrata negli Stati Uniti, nel Regno Unito, a Hong Kong e in Cina, che pesano l’89% del mercato secondario globale dell’arte contemporanea, la più scambiata al mondo. L’Italia è ancora un mercato piccolo e risulta terza in Europa per volumi con un fatturato 11,8 milioni di dollari. Anche in Italia è l’arte contemporanea in vetta alle preferenze e per una migliore diversificazione di portafoglio pur restando all’interno di un unico periodo storico, è sempre bene non puntare su un solo artista. Secondo il report di Deloitte Art&Finance, i fondi d’investimento in arte che avevano avuto un discreto successo nei primi anni 2000 non sono più appetibili, mentre è in aumento la richiesta di servizi per la gestione delle successioni ereditarie e per l’uso dell’arte con scopi filantropici e sociali. L’acquisto diretto delle opere resta la via principale e potrebbe beneficiare di una spinta verso una maggiore trasparenza grazie alle due direttive anti-riciclaggio imposte dall’Unione Europea che a partire dal 2020 e 2022 saranno estese anche all’arte con un obiettivo principale: migliorare la circolazione di informazioni a disposizione di tutti.

Vediamo quali sono gli artisti più scambiati e quali sono le tendenze del mercato dell’arte secondo Artprice che fotografa la situazione al primo semestre 2019:

  • Pablo Picasso è l’artista più amato dai collezionisti e da solo nel 2019 ha registrato oltre 3.500 lotti venduti all’asta coprendo praticamente tutte le fasce di prezzo. Ma l’artista più battuto all’asta resta Claude Monet, con 23 opere vendute.
  • Nella prima metà del 2019 l’indice Artprice relativo all’arte contemporanea è salito del 40%, grazie soprattutto alle opere di Jeff Koons, Peter Doig and Keith Haring.
  • L’indice Artprice100 che è basato su un portafoglio virtuale composto da 100 migliori performance artistiche del mercato globale vede tra i migliori Fu Baoshi e Wu Guanzhong in Cina; Robert Rauschenberg, Frank Stella e Martin Kippenberger tra gli artisti occidentali.
  • L’opera che ha ottenuto la migliore performance nel 2019 è una scultura della serie Pumpkin (1998) del giapponese Yayoi Kusama. Era stata pagata 5.800 dollari nel 2009 ed è stata rivenduta per 156 mila dollari nell’aprile 2019, pari a un rendimento medio annuo del 39% in 10 anni. Solo per fare un paragone, Apple nello stesso periodo ha reso in media il 26% all’anno.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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