Le posizioni di Unione europea e UK sono distanti come due coniugi che, in vista dell’atto finale del divorzio che porterà alla Brexit, cercano di inserire nuove clausole a proprio a favore prima della firma. I negoziati per trovare un accordo commerciale stanno entrando nel vivo e il tempo è poco: il periodo di transizione termina il 31 dicembre 2020 e non importa se c’è una pandemia in corso. Uno dei motivi dell’attrito tra le parti è una legge a cui il governo britannico guidato da Boris Johnson non vuole rinunciare e che andrebbe contro i patti sottoscritti con l’Ue. Il tema è quello degli aiuti di stato alle imprese, risetto delle regole ambientali e diritti dei lavoratori che UK vorrebbe cambiare per essere più competitiva rispetto all’Ue e attirare investimenti stranieri. In particolare, secondo quando ha riportato il Financial Times, l’Ue vuole fermare la possibilità che UK possa aumentare gli aiuti di Stato alle imprese, mentre UK ritiene che una volta fuori dall’Ue chi fa impresa sul suo territorio debba essere avvantaggiato.

La discussione sugli accordi commerciali non si risolverà facilmente e andrà avanti fino alla fine del 2020. Brexit torna a essere un rischio concreto che impatta sui portafogli di chi investe in Europa. I nodi ancora aperti sono molti: commercio, immigrazione, confine irlandese, diritti dei cittadini e accesso alla pesca. E su questi punti UK spera in un accordo paritario sullo stile di quello che regola le relazioni dell’UE con il Canada, mentre l’Ue vuole affermare il dominio della legislazione comunitaria.

Secondo l’analisi di Pictet Asset Management la speranza di un “no deal”, ovvero di un’uscita senza un accordo, è ancora accesa nonostante il vertice del 15-16 ottobre 2020 non sia andato a buon fine. Le negoziazioni vanno avanti a ritmo serrato e in un silenzio ufficiale che potrebbe lasciar intendere che si sia giunti a una prima bozza di accordo tra le parti. E nonostante Boris Johnson abbia dichiarato apertamente di essere pronto al no deal, l’Unione europea ha lasciato la porta aperta a un accordo magari in extremis prima di Natale.

Una fuoriuscita della Gran Bretagna senza accordo non sarebbe vantaggiosa per nessuno: le conseguenze più gravi sarebbero però proprio per il Regno Unito e in particolare per la sterlina, ma l’export di tutti i Paesi europei sarebbe danneggiato. Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, UK si trova stretta tra Brexit e Covid-19 ed è in una situazione di fragilità economica, isolato politicamente a livello internazionale, dopo le dispute con la Cina per il 5G e il mancato supporto statunitense dove la lobby irlandese è ancora estremamente forte. Ma Brexit, soprattutto in caso di no deal, avrà conseguenze importanti anche per l’assetto politico del continente europeo che sta portando avanti un altro negoziato importante sul Next Generation EU che dovrebbe portare vantaggi fiscali a tutti i Paesi UE entro il 2021. Anche in questo caso la discussione è aperta e vede diversi schieramenti contrari: i cosiddetti Paesi frugali (Austria, Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia) e il gruppo di Visegràd (Polonia, Repubblica Cena, Slovacchia e Ungheria), che rischiano di far saltare i piani dell’UE.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’incertezza legata all’evoluzione della crisi sanitaria, alle presidenziali negli Stati Uniti e alla Brexit, gioca a sfavore di una ripresa delle azioni. Il rischio di un ribasso azionario viene attutito dal sostegno delle banche centrali, secondo l’analisi di Axa Investment Managers, i livelli attuali delle valutazioni, ampiamente sostenuti dalle politiche monetarie delle banche centrali, non offrono che un potenziale di rialzo limitato e rendono vulnerabili i mercati di fronte a nuovi timori. In sostanza, dopo la ripresa nel terzo trimestre, le Borse nell’ultimo quarto del 2020 dovranno fare i conti con un’economia che risente degli effetti della crisi. La soluzione in questi casi è come sempre un’attenta selezione dei titoli da mettere in portafoglio, privilegiando società che offrono reali potenzialità di crescita del fatturato e/o dei margini, unica garanzia della capacità di generare risultati e dividendi sul lungo periodo.

  • In una fase di mercato volatile, una gestione attiva del portafoglio consente di domare la volatilità nel lungo periodo se si investe a piccole dosi attraverso un Piano di accumulo (PAC).
  • Sul mercato azionario il PAC consente di mettere in pratica la strategia del “compra e aspetta” teorizzata da Warren Buffett che punta proprio sulla selezione degli asset di valore.
  • Sul fronte obbligazionario il PAC può essere una buona scelta per chi va a caccia di rendimento su asset più volatili come i fondi obbligazionari high yield che investono in obbligazioni corporate.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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