Ci sono una serie di materie prime – una trentina individuate nel 2020 tra cui il litio – che sono essenziali per il funzionamento di una vasta gamma di ecosistemi industriali e per la realizzazione del Green Deal europeo. Ci sono settori ad alto rischio di approvvigionamento (energie rinnovabili, mobilità elettrica, difesa e space economy) perché l’UE dipende dalla fornitura da parte di altri Stati e per cercare di arginare il fenomeno è stato varato un piano d’azione europeo che punta su un’Europa più sostenibile e resiliente. Il tema delle materie prime rare si intreccia anche con quello delle terre rare e oltre che un problema politico ed economico è un trend di investimento di lungo periodo. L’arco temporale considerato dall’Unione Europea per il suo piano di azione si spinge fino al 2050 e lancia l’allarme su alcune materie prime che già oggi sono in situazione critica.

Al primo posto nei pensieri dell’UE c’è il litio che serve per le batterie. Per questa ragione sono in corso una serie di progetti industriali finanziati con oltre 2 miliardi di euro per arrivare a coprire l’80% del fabbisogno europeo entro il 2025. In questo modo l’UE intende ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di litio dal Cile, che oggi coprono quasi l’80% del fabbisogno europeo. Allo stesso tempo, si stanno cercando alternative al litio a basso costo che siano altrettanto valide, per esempio, per far funzionare le energie rinnovabili. Una strada può essere quella di produrre batterie al sodio, anche se gli scienziati ammettono che non hanno la stessa potenza di quelle alimentate a litio.

In particolare, lo studio UE esamina le ricadute delle tecnologie digitali nei tre settori strategici (energie rinnovabili, mobilità elettrica, difesa e space economy) che maggiormente dipendono dalla scarsità delle materie prime rare:

  • Batterie agli ioni di litio che è in rapida crescita perché utilizzata per la mobilità elettrica e lo stoccaggio di energia elettrica. Questa tecnologia è sempre più rilevante per le applicazioni della difesa e per la space economy;
  • Le celle a combustibile (Fuel Cell) sono un’importante tecnologia di conversione energetica che, insieme con l’idrogeno come carburante, può spingere la decarbonizzazione del sistema energetico e la mobilità elettrica del futuro, anche l’impiego su larga scala non è ancora avvenuto.
  • L’energia eolica è già una delle energie rinnovabili più conveniente, è un’arma importante per la mitigazione del cambiamento climatico e rimarrà un settore in crescita nella base industriale dell’UE.
  • Motori a trazione elettrica sono componenti per tutti i veicoli elettrici. Questi motori contengono terre rare e sono particolarmente efficienti e attraenti per la mobilità elettrica attuale e futura.
  • Tecnologia fotovoltaica (PV) insieme con l’energia eolica guiderà la trasformazione dell’elettricità globale settore. I pannelli fotovoltaici sono rilevanti anche per le applicazioni spaziali.
  • La robotica è una tecnologia emergente che ha un peso sempre più crescente nell’industria del futuro, compresa la difesa e l’aerospaziale, oltre che nelle tecnologie energetiche e automobilistiche.
  • Droni (Veicoli aerei senza pilota o UAV) sono sempre più utilizzati per applicazioni sia civili che di difesa varie.
  • Stampa 3D rimodellerà rapidamente le tradizionali catene di approvvigionamento e di produzione in particolare nei settori difesa e aerospaziale.

L’obiettivo del piano di azione dell’Unione Europea è costituire un’alleanza per le materie prime tra i vari Paesi UE che aumenti il valore dei magneti e delle terre rare che sono vitali per lo sviluppo economico comunitario e che coinvolga in un secondo tempo altre materie prime critiche (magnesio, niobio) e ai metalli comuni (titanio, rame, nickel).

IDEE DI INVESTIMENTO

Il mercato delle materie prime ha già messo a segno un rimbalzo, che è destinato a proseguire con la ripresa delle economie. Secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments questo depone a favore dell’andamento della classe di attivi per il resto dell’anno e per il 2021. L’investimento in oro  è la strada più seguita dagli investitori perché il metallo giallo è la materia prima più pregiata; l’alternativa sono i fondi che investono in tutte le materie prime importanti. In questo caso, la diversificazione del portafoglio e la protezione dall’inflazione attraverso l’investimento in titoli reali sono di primaria importanza e solo una gestione professionale può garantire questa copertura di rischio.

Per investire su tutte le materie prime ci sono fondi azionari globali specializzati (Categoria Morningstar Azionari Settore Rirsorse Naturali) che hanno anche un occhio attento alla sostenibilità.

La Top 5 dei fondi che investono in risorse naturali

ProdottoRendimento 1yRendimento YTD
BGF Natural Resources Growth & Income Fund Classe E2 EUR20,71%6,79%
Vontobel Future Resources Classe B Eur9,38%10,67%
Pictet - Timber Classe R Usd9,35%1,81%
Pictet - Timber Classe R Eur9,25%1,65%
Aberdeen Standard Sicav I - World Resources Equity Fund Classe S Usd Acc-4,77%-12%
Nella tabella i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sulle risorse naturali ordinati per rendimento a un anno. Dati in euro aggiornati al 19 ottobre 2020. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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