Sono passati 10 anni dall’entrata in vigore della legge 252/2005 e dall’inizio del semestre bianco di silenzio assenso che ha coinvolto 12 milioni di italiani a scegliere se e come destinare il proprio Trattamento di fine rapporto (TFR) a un prodotto della previdenza integrativa. Fino a quel momento, era il febbraio 2007, in pochissimi avevano scelto la strada della previdenza complementare che in Italia è stata attivata nel 1992 con il lancio dei primi fondi pensione nel 1995 rivolti a un pubblico di nicchia.

Il 2007 ha segnato, comunque un punto di svolta, anche se a dieci anni di distanza, sono ancora milioni gli italiani che non hanno un secondo pilastro contributivo, nonostante i numeri e le proiezioni delle prestazioni del primo pilastro siano in costante calo. Una storia decennale consente di fare un bilancio su questa categoria di prodotti segnando pro e contro grazie all’analisi fatta con da Online Sim Blog con Morningstar.

 

PRO: i rendimenti dei fondi pensione battono stabilmente il TFR

  • La modalità scelta nel 2007 con il semestre di silenzio assenso ha aperto il dibattito, che non è mai chiuso, sulla previdenza complementare. A fine 2006 gli iscritti a una qualche forma di previdenza complementare erano 3,3 milioni. A fine 2007 4,6 milioni (+40%: boom grazie al semestre di silenzio-assenso). A fine 2016 gli iscritti sono 7,8 milioni (la media della crescita delle adesioni dal 2008 in poi è del 6-7% all’anno).
  • Nel decennio 2007-2016 chi ha scelto un fondo pensione nella maggior parte dei casi ha battuto il TFR – e anche i Pip – e in media i rendimenti dei fondi pensione hanno fatto rivalutare i capitale del 25% in più rispetto alla cosiddetta liquidazione, che sale al 44% se si restringe il campione ai soli fondi negoziali secondo un’analisi di Consultique, società di consulenza finanziaria indipendente.
  • L’offerta dei prodotti di previdenza integrativa ha fatto tanti passi in avanti in questi anni: la razionalizzazione della gamma prodotto, il miglioramento della comunicazione della trasparenza e l’attività di vigilanza sono tre elementi chiave. La busta arancione è sicuramente un passo avanti nella comunicazione insieme con la decisione della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) di modificare la nota integrativa con informazioni più dettagliate da consegnare agli aderenti e ai potenziali nuovi aderenti

 

CONTRO: tassazione e scarsa flessibilità frenano le sottoscrizioni dei fondi pensione

  • Dopo il boom delle adesioni ai fondi pensione nel 2007 il ritmo successivo delle iscrizioni è rimasto molto contenuto: in media crescono del 6% all’anno. Nel 2017 solo un lavoratore italiano su quattro ha un fondo pensione e solo il 16,5% dei lavoratori dipendenti privati pensano alle previdenza complementare per integrare l’assegno Inps, secondo un’indagine Censis-Covip. Il confronto con Paesi come Danimarca, Olanda Svezia, Svizzera, Irlanda dove due su tre hanno una forma di previdenza integrativa, anche grazie a meccanismi semiautomatici di adesione, è sconfortante.
  • Nel rallentamento delle iscrizioni la politica ha delle colpe. A partire dal 2007 si sono susseguite altre riforme del sistema previdenziale e, forse, proprio a causa di questo non è stata in grado di spingere le adesioni. C’è poi da considerare l’effetto della tassazione: con la finanziaria del 2015 le imposte sono passate dall’11,5% al 20% con effetto retroattivo al primo gennaio 2014. Da freno hanno fatto anche alcune rigidità della normativa: non c’è ancora una portabilità dei fondi pensione; la prestazione in rendita è una caratteristica che i sottoscrittori non amano perché vorrebbero riscattare subito il 100% e non solo il 50% del capitale al momento dell’andata in pensione.
  • Nel 2017 nonostante la previdenza complementare abbia 10 anni di vita non c’è ancora una cultura finanziaria che spinga i giovani a interessarsi della propria pensione. Manca un lavoro di educazione finanziaria che possa spingere chi ha meno di 35 anni a sottoscrivere un prodotto di previdenza integrativa. Uno dei soggetti più attivi nel settore è Itinerari previdenziali realtà indipendente che da 10 anni svolge attività di ricerca, formazione e informazione nell’ambito del welfare e dei sistemi di protezione sociale, sia pubblici che privati.

IDEE DI INVESTIMENTO

Online Sim, la piattaforma italiana del risparmio gestito, offre ai suoi clienti la possibilità di investire in fondi pensione in completa autonomia scegliendo a zero commissioni di ingresso e con commissioni di gestione molto competitive. Tra i prodotti ci sono:

  • Arca previdenza. Fondo pensione che investe sui mercati finanziari con differenti profili ed offre 5 linee di investimento, diversificate per grado di rischio, dal più alto al più basso, di cui 2 garantite.
  • Seconda Pensione. Il fondo gestito da Amundi Sgr che consente di costruire nel tempo un trattamento pensionistico complementare al sistema obbligatorio investendo i contributi versati nelle differenti possibilità offerte dal fondo pensione. Il fondo è articolato in 5 comparti di investimento, differenziati per grado di rischio dal più dinamico al più prudente, e in 1 comparto garantito.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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