Le obbligazioni inflation-linked si sono guadagnate un posto di primo piano nel ristretto universo dei bond che offrono un buon rendimento. Questo ha portato i fondi obbligazionari specializzati in bond agganciati all’inflazione a guadagni medi dell’1,69% nel primo trimestre 2022. Si tratta di un risultato importante per un’asset class dove il segno meno è una costante da tempo.

L’inflazione era già un tema chiave prima dell’invasione dell’Ucraina, ora la guerra aumenta il rischio che duri più a lungo, e le banche centrali non sono sufficientemente attrezzate per farvi fronte. Per questo le obbligazioni inflation-linked sono ancora un buon investimento secondo l’analisi di Axa Investment Managers che prevede un’inflazione vicina al 9% negli Usa entro l’estate del 2022.

Le previsioni inflazionistiche sono cresciute nel corso di tutto l’ultimo anno. Secondo l’analisi di Axa Investment Managers sono tre i fattori che rischiano di far salire l’inflazione a medio termine, e la guerra in Ucraina non ha fatto che esacerbarli:

  • una spesa fiscale strutturalmente più elevata, anche non tenendo conto dell’aumento della spesa militare
  • la guerra commerciale e la rilocalizzazione della produzione
  • la rivoluzione verde che porta greenflation

Inflation linked per occuparsi dell’inflazione

Al momento, il mercato sconta un ritorno dell’inflazione negli Stati Uniti e nell’Eurozona verso il target delle banche centrali a partire da fine 2023. Per Axa Investment Managers si tratta di una previsione ottimistica, a meno che l’economia non entri in recessione.

Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, in questa fase, le banche centrali sembrano intenzionate a occuparsi in via prioritaria dell’inflazione piuttosto che impegnarsi a sostenere l’attività economica (peraltro alquanto solida). Stanno portando quindi avanti l’atteggiamento hawkish assunto negli ultimi mesi, continuando una sterzata restrittiva, che chiaramente verrà portata a termine solo se sarà esclusa definitivamente un’ulteriore escalation nel conflitto in Ucraina.

La normalizzazione delle politiche monetarie non dovrebbe rappresentare un problema per le obbligazioni inflation linked. Secondo l’analisi di T. Row Price, in questa fase di mercato, l’asset a basso rischio da scegliere sono le obbligazioni statali indicizzate all’inflazione, dove il valore delle cedole e dei pagamenti alle scadenze aumenta in funzione della misura dell’inflazione interna. La massima diversificazione per Paese è la scelta più giusta: Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Canada e Svezia sono i più grandi emittenti di debito pubblico inflation linked.

IDEE DI INVESTIMENTO

Dopo anni di rendimenti molto bassi, i tassi di interesse in America e a seguire in Europa dovrebbero aumentare. In questo contesto gli investitori obbligazionari devono puntare su un portafoglio che dia rendimento senza esporsi al rischio di tasso. La massima diversificazione per area geografica è la risposta giusta in questo scenario e le obbligazioni indicizzate all’inflazione possono offrire una spinta in più grazie al loro funzionamento.

Vediamo i punti chiave:

  • Quando i tassi d’interesse salgono le obbligazioni legate all’inflazione soffrono meno rispetto alle obbligazioni nominali. Questo è più vero nel breve termine.
  • Se l’inflazione cresce, i bond inflation linked performano meglio meglio di un bond nominale. Se l’inflazione aumenta ben oltre le aspettative del mercato questo spinge ulteriormente la performance delle obbligazioni inflation-linked che salgono se sale l’inflazione o le aspettative.

La Top 5 dei fondi obbligazionari inflation linked

ProdottoRendimento YTDRendimento 1Y
Fidelity Global Inflation Linked Bond Fund Classe A (acc) Usd1,96%10,27%
BNP Paribas Euro Inflation-Linked Bond Classe Classic Eur Acc1,03%4,63%
Amundi Funds Bond Euro Inflation Classe G EUR Acc0,05%1,88%
Candriam Bonds Euro Inflation Linked Classe C-0,26%2,37%
Pimco Global Low Duration Real Return Fund Classe E Eur (Hedged)-0,30%1,44%
Nella tabella i migliori fondi obbligazionari inflation linked presenti sulla piattaforma di Online Sim ordinati per rendimento a un anno. Dati in euro aggiornati ad aprile 2022. Fonte: Morningstar

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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