Le luci sul G7 di Charlevoix si sono appena spente con il clamoroso dietro front alla firma dell’accordo finale da parte di Donald Trump che è volato verso Singapore per lo storico incontro con il leader coreano Kim Jong Un. La frattura tra i grandi si è compiuta dopo il discorso finale del premier canadese, Justin Trudeau, che ha criticato i dazi su acciaio e alluminio voluti dall’America contro Canada, Messico ed Europa. Sulla guerra commerciale in atto si è compiuta la divisione mentre i leader avevano trovato un terreno comune su crescita, parità di genere, lavoro del futuro, salvaguardia degli oceani, ma non sull’accordo di Parigi relativo al clima.

In particolare, Trudeau ha messo al centro dei lavori del suo G7 proprio la gender equality, ovvero la parità di genere, che per la prima volta era entrato tra i temi chiave dei grandi al meeting di Taormina nel 2017. Il tema è centrale per la crescita economica. Il divario retributivo di genere, secondo dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) aggiornati al 2016, è in media del 14,1% contro il 19,4% del 1995 ed è ben lontano da essere eliminato, nonostante gli elevati tassi di istruzione terziaria tra le donne rispetto alle loro controparti maschili. «Il divario retributivo tra uomini e donne non è solo una questione di giustizia sociale, è anche un’inefficienza economica perché, laddove le capacità e gli sforzi sono sistematicamente sottopremiati, le risorse tendono a non essere distribuite e utilizzate in modo ottimale» ha analizzato James McCann – senior global economist – Aberdeen Standard Investments. «Le ricerche condotte dal Center for Economic and Policy Research (CEPR) indicano che un più ampio divario retributivo tra i sessi si traduce in una minore produzione pro capite, dovuta in parte a minori livelli di partecipazione».

Colmare il gender gap è uno degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 – in particolare l’Obiettivo 5 – e secondo le stime dell’OCSE se il divario tra uomini e donne si dimezzasse entro il 2025 potremmo aggiungere uno 0,2% ai tassi medi annuali di crescita del PIL in tutta l’area OCSE. «La sfida per i policy-maker non è ovviamente solo economica ma anche sociale perché serve tempo tempo per cambiare le convinzioni di fondo più profonde in merito al genere e al lavoro in culture diverse» ha aggiunto McCann. Ma per colmare il gap non basterà questo secolo. A livello globale, secondo i dati dell’Organizzazione della Nazioni Unite (ONU), il cosiddetto “gender pay gap” è del 23% e serviranno almeno 70 anni per azzerare il divario. Questo significa che per ogni euro guadagnato da un uomo, una donna nella stessa posizione percepisce 77 centesimi.

La tecnologia che sta profondamente cambiando il mondo del lavoro non è amica delle donne. Nello scenario dipinto dalle società di consulenza come McKinsey nel report del 2017 dal titolo Jobs lost, jobs gained: What the future of work will mean for jobs, skills, and wages emerge come entro il 2030 ci saranno lavori che moriranno e altri che compariranno e l’impatto non sarà lo stesso sui singoli settori. Questa trasformazione aumenterà anche il gender gap perché i settori in cui vengono impiegate in maggioranza donne e uomini sono diversi. La conferma arriva dallo studio di PwC su come sta cambiando il ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Questo studio ipotizza che la tecnologia nella prima fase del cambiamento sottrarrà posti di lavoro soprattutto al sesso femminile, mettendone potenzialmente a rischio il 23%, e solo in un fase successiva toccherà gli uomini.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Il gender gap e in più in generale il tema della diversity, ovvero delle differenze di genere non solo nel mondo del lavoro, è uno dei grandi trend della sostenibilità di cui i grandi gestori tengono conto nella gestione di portafoglio. In particolare, uno studio dal titolo “Diversity from an investors perspective” a cura di Michelle Scrimgeour, CEO, EMEA di Columbia Threadneedle Investments ha analizzato il comportamento di un centinaio di investitori istituzionali tra cui fondi pensione, compagnie assicurative e fondi sovrani da cui emerge che:

  • Il tema della diversity entra nelle relazioni annuali del 74% degli intervistati e negli ultimi due anni l’interesse verso questo aspetto ha avuto un’accelerazione.
  • Il 45% degli intervistati ritiene che la diversità di genere abbia un peso nel processo decisionale e che l’attenzione verso questo tema possa incidere sulla performance finanziaria.
  • Il tema è affrontato anche a livello di organizzazione interna e sta influenzando la selezione dei gestori oltre che essere una sfida per per gli asset manager in termini di gestione attiva. Il 42% ha adottato processi di misurazione interna della diversity e il 13% la utilizza come tema per l’allocazione di portafoglio.

Tra i fondi venduti in Italia, secondo l’analisi di Morningstar, c’è un solo prodotto a gestione attiva che investe specificamente a livello mondiale in azioni di società che promuovono la diversità e l’uguaglianza di genere: si tratta di Multipartner SICAV – RobecoSAM Global Gender Equality Impact Equities B EUR che in investe nelle realtà con una strategia aziendale che punta riconoscere e promuovere la parità di genere attirando, coltivando e fidelizzando talenti femminili a tutti i livelli dell’organizzazione, inclusi i comitati e i consigli di amministrazione. Il fondo rende il 5.60% da gennaio a giugno 2018 (+9,46% per rendimento a un anno).

La diversity è uno dei temi racchiusi nella S della sigla ESG. Per chi vuole puntare sui fondi che investono in maniera prevalente su questo aspetto della sostenibilità, Morningstar ha misurato attraverso il Morningstar Sustainability Rating il portfolio social score ovvero l’esposizione al sociale.

Gender gap: i migliori fondi ESG che investono sul sociale

Prodotto Portfolio social scoreRendimento YTD
Parworld Quant Eqty World Guru C C65,072,07%
Raiffeisen Azionario Sostenibile Classe R62,124,23%
BL-Equities Horizon B EUR62,060,75%
Etica Azionario Classe R60,642,47%
RobecoSAM Global Child Impact B EUR60,402,87%
RobecoSAM Gender Equality Impact B EUR59,395,24%
Parvest Human Development C C59,260,18%
BCC Investimento Azionario59,19-0,55%
M&G Global Select USD C Acc59,171,63%
DPAM Equities L World SRI MSCI Index F58,793,81%
BNY Mellon Global Leaders USD C Acc58,684,89%
Eurizon Azionario Internazionale Etico58,674,30%
ANIMA Global Equity Prestige58,350,75%
AXAWF MiX in Perspectives I Cap EUR58,356,89%
Anima Geo Globale A58,310,25%
Nella tabella i fondi azionari globali ordinati per il peso che danno in portafoglio ai temi sociali. Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro.

Per fare il check-up di portafoglio e scoprire come migliorare il tuo investimento in fondi visita il sito Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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