Mario Draghi ha impostato la sua politica monetaria nella consapevolezza che l’inflazione, ovvero l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che incide direttamente sui consumi, superi stabilmente l’1%. Ma l’aumento delle quotazioni del petrolio, dopo il taglio della produzione deciso dall’Opec, e un euro debole dei confronti del dollaro potrebbero far rivedere presto al rialzo le proiezioni 2017 della Banca centrale europea (Bce) rilasciate alla metà di dicembre 2016.

Questa è una buona notizia per i politici dell’area euro che non hanno raggiunto l’obiettivo di inflazione negli ultimi quattro anni, ma è la dimostrazione che continua la debolezza dell’economia del Vecchio Continente. Per questo nell’ultimo bollettino economico la Bce ammette che anche grazie ai prezzi petroliferi aumentati, l’inflazione potrebbe avere un’ulteriore accelerazione nel 2018 e 2019.

In America le cose non stanno molto diversamente. Secondo i calcoli degli analisti di Société Génerale nell’ipotesi che i prezzi del petrolio restino stabili, o che non scendano al di sotto dei 40 dollari al barile, l’inflazione Usa nel 2017 dovrebbe oscillare tra il 2% e il 2,5%, nell’area euro stare in un range compreso tra 1% e 1,5% e nel Regno Unito tra il 3 e il 3,5%, per effetto della recente svalutazione della sterlina dopo Brexit.

IDEE DI INVESTIMENTO

Con petrolio e dollaro in ripresa l’inflazione si allarga a macchia d’olio e non risparmia nessuno, mercati emergenti compresi. Per questo i gestori hanno riacceso i riflettori sulle obbligazioni collegate all’inflazione. Per Axel Botte, fixed income strategis di Natixis Asset Management sono l’asset obbligazionario del 2017 e sono in grado di battere in performance i bond “tradizionali”, mentre nell’analisi di Jonathan Baltora, portfolio manager di Axa Investment Managers vale la pena rafforzare il portafoglio in titoli indicizzati all’inflazione per due ragioni:

  • nel 2017 tassi d’inflazione superiori al livello dei rendimenti a lungo termine. Ciò implica che gli investitori non sono remunerati adeguatamente per il rischio d’inflazione che assumono con l’acquisto di obbligazioni nominali, mentre otterrebbero di più acquistando strumenti inflation-linked.
  • il tasso d’inflazione atteso dal mercato nel medio periodo non è inferiore solo alle medie storiche, ma anche al tasso atteso per il 2017, per cui il reddito da cedola delle obbligazioni inflation-linked sarà superiore a quello offerto dalle obbligazioni nominali.

Le obbligazioni inflation-linked permettono di investire in uno strumento finanziario che prevede il rimborso del valore nominale alla scadenza e che offre un rendimento indicizzato all’andamento del tasso di inflazione dei Paesi dell’area valutaria di riferimento, secondo le modalità stabilite all’emissione. L’obiettivo è difendere i rendimenti reali dell’investitore. L’orizzonte temporale d’investimento è a medio o lungo termine e per avere un portafoglio ben diversificato esistono fondi comuni specializzati che investono in queste obbligazioni.

Ecco i migliori fondi obbligazionari globali inflation linked per rendimento a tre anni:

  • Axa World Funds Euro Inflation Bonds A Capitalisation EUR rende il 3,74% a tre anni ed è gestito da Marion Le Morhedec e Jonathan Baltora che hanno una gestione attiva investendo in obbligazioni legate all’inflazione emesse da paesi aderenti all’OCSE.
    Axa World Funds Euro Inflation Bonds A Capitalisation EUR rende il 3,74% a tre anni. Fonte: Morningstar.
    Axa World Funds Euro Inflation Bonds A Capitalisation EUR rende il 3,74% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Parvest Bond Euro Inflation-linked Classe N gestito da Yanick Loirat rende il 3,56% a tre anni. Il comparto investe almeno due terzi del proprio patrimonio in obbligazioni o titoli considerati equivalenti denominati in euro e indicizzati al tasso d’inflazione nella zona euro.
    Parvest Bond Euro Inflation-linked Classe N gestito da Yanick Loirat rende il 3,56% a tre anni. Fonte: Morningstar.
    Parvest Bond Euro Inflation-linked Classe N gestito da Yanick Loirat rende il 3,56% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Amundi Funds Bond Euro Inflation Classe Se rende il 3,48% a tre anni ed è gestito da Benjamin Cavallier che investe in titoli con rating minimo di AA e rendimento indicizzato sull’inflazione nell’area euro oppure di quella di uno Stato membro dell’area.

    Amundi Funds Bond Euro Inflation Classe Se rende il 3,48%. Fonte: Morningstar.
    Amundi Funds Bond Euro Inflation Classe Se rende il 3,48%. Fonte: Morningstar.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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