La Terra non basta più ai visionari della Silicon Valley. Che si sfidano a colpi di nuove tecnologie e intelligenza artificiale e alimentano i sogni di un nuovo mondo possibile. Il più visionario di tutti è senza dubbio Elon Musk, fondatore di Testa e Space X, che è sicuro di portare entro il 2018 potrebbero i primi due turisti sulla Luna.

Musk ha da tempo ha conquistato i gestori di fondi e i grandi investitori che credono nei suoi progetti spaziali, e ha messo in calendario il primo viaggio turistico fuori dall’orbita della Terra, e il primo intorno alla Luna dal 1972, per il secondo trimestre del 2018. Il lancio è atteso dallo storico Pad 39A del Kennedy Space Center, vicino a Cape Canaveral, lo stesso usato dalle missioni lunari dell’Apollo e reso famoso dal film con Tom Hanks.

Ma sono in molti pensano che quella di Musk sia una missione impossibile non solo perché i due viaggiatori sono milionari disposti a pagare di tasca propria – in media spedire astronauti all’International Space Station costa 70 milioni di dollari – senza nessun addestramento spaziale ma anche perché spesso Musk annuncia ma poi non mantiene le promesse, facendo slittare i progetti.

Musk ha anche un altro obiettivo: portare l’uomo su Marte entro il 2025 per stabilire qui la prima colonia umana fuori dalla Terra. Al momento però solo la National Aeronautics and Space Administration (Nasa), l’agenzia spaziale americana, ha il monopolio dell’esplorazione del Pianeta Rosso e ha in programma di mandare astronauti non prima del 2030, più probabilmente il 2035, e nessuna missione su Marte può essere fatta senza la collaborazione della Nasa.

 

Turismo spaziale: perché è diventato un affare

Musk non si è fatto scoraggiare e si è fatto promotore del dibattito tra “Vecchio Spazio” e “Nuovo Spazio”. Della prima fazione fa parte chi sostiene che solo le agenzie spaziali come la Nasa dovrebbero conquistare i Pianeti ed esplorare con fini scientifici: della seconda fazione, invece, fa parte Musk che guarda alle possibilità commerciali offerte dallo spazio e non è il solo. Prima di lui c’è stato l’inglese Richard Branson, 66 anni e un patrimonio di oltre 5 miliardi di dollari, fondatore del colosso Virgin.

La passione di Branson per lo spazio è antica e lo ha portato al lancio del programma Virgin Galactic che ha proprio l’obiettivo di spedire turisti nello spazio ed è convinto, oltre che di colonizzare il pianeta rosso. Branson pensa di offrire 500 posti all’anno al costo di 200 mila dollari a biglietto per raggiungere quote superiori ai 100 chilometri d’altezza e per offrire sei minuti di assenza di peso. Anche in questo caso, però, dopo l’annuncio non c’è stato nulla di concreto. Il primo viaggio spaziale, infatti, era previsto nel 2014 ma tutto è andato storto: l’aeronave SpaceShipTwo è esplosa in volo provocando la morte del copilota e il grave ferimento del pilota.

Da allora Branson non ha mollato e ha cambiato il progetto che dalla fine del 2016 è anche un po’ italiano. Virgin Galactic ha firmato un accorso con Altec, la società partecipata da Asi e Thales, che ha sede a Torino. Il protocollo di intesa prevede di creare in Italia uno spazioporto dal quale potrà decollare la SpaceShipTwo con a bordo sei turisti e due membri dell’equipaggio. Quando? Entro il 2020 i turisti spaziali di Branson potrebbero partire da un gate italiano in Veneto, Puglia o Sardegna per un’andata a ritorno fuori dall’atmosfera terrestre pagando 250 mila dollari.

Dietro a queste visioni, c’è l’enorme business dei satelliti e anche l’ingegno degli imprenditori che per primi hanno deciso di fare business con lo spazio. Tra questi c’è Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che ha dato vita a Blue Origin e lanciato il progetto del razzo New Glenn e pensa già a consegne stellari. Bezos ha proposto alla Nasa e alla Casa Bianca di Donald Trump di appoggiare un servizio di consegne sulla Luna, per portare attrezzature per esperimenti e cargo, aiutando così il futuro insediamento degli esseri umani. In un documento di sette pagine a marchio Blue Origin ci sono i dettagli dello sviluppo di una navicella spaziale in grado di toccare la superficie lunare vicino all’acqua. Chissà se arriveranno prima i pacchi o l’uomo.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Il sogno della colonizzazione umana dello spazio è portato avanti dalle società che hanno come core business l’innovazione e la tecnologia. Il comparto delle azioni hi-tech nei primi due mesi del 2017 ha corso molto con una crescita degli indici di categoria del 9,4%, contro una crescita del 10,4% per tutto il 2016, e una performance media dei fondi che da inizio anno oscilla da un minimo del 6% a un massimo del 14% (Categoria Morningstar: Azionari settore tecnologia).

Ecco i migliori fondi azionari settore tecnologia per rendimento a tre anni:

  • Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 28,04% a tre anni (+8,60% da inizio 2017). Il fondo è gestito da HyunHo Sohn e ha come obiettivo le aziende che hanno sviluppato o svilupperanno prodotti, processi produttivi o servizi direttamente o indirettamente legati all’evoluzione della tecnologia. Apple, Alphabet e Intel sono tra i primi cinque titoli nel portafoglio che è investito all’89% in tecnologia e al 66% sul listino americano.
    Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 28,04% a tre anni (+8,60% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.
    Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 28,04% a tre anni (+8,60% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.

     

  • Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 27,76% a tre anni (+11,19% da inizio 2017): Il fondo è gestito da Paul Wick che investe in società con attività in tecnologia e in società legate alla tecnologia in tutto il mondo. Apple e Teradyne sono due dei titoli più pesanti in un portafoglio che è in investito per oltre il 91,5% in tecnologia e all’85,4% America.
    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 27,76% a tre anni (+11,19% da inizio 2017). Fonte Morningstar.
    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 27,76% a tre anni (+11,19% da inizio 2017). Fonte Morningstar.

     

  • Raiffeisen Azionario Tecnologia (r) rende il 24,3% a tre anni (+6,88% da inizio 2017). La scelta dei singoli titoli è basata sull’analisi dei dati fondamentali dell’azienda e del quadro macroeconomico. L’orizzonte d’investimento temporale consigliato è di almeno 10 anni. Apple, Microsoft e Alphabet sono tre dei titoli più pesanti in un portafoglio che è investito al 92,4% in tecnologia e per oltre l’80,5% sul mercato americano.
    Raiffeisen Azionario Tecnologia (r) rende il 24,3% a tre anni (+6,88% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.
    Raiffeisen Azionario Tecnologia (r) rende il 24,3% a tre anni (+6,88% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.

    Note
    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

    Diritto d’autore immagine: forplayday / 123RF Archivio Fotografico

Articolo precedente

Apple sposta la grande sfida del mobile payment in Italia

Articolo successivo

Olanda: i gestori snobbano le elezioni e aspettano la Francia. Come investire

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *