C’è una mandria di unicorni che sta facendo rotta verso Wall Street. E non si tratta di animali fantastici. L’unicorno secondo la definizione finanziaria classica è una società che partita come start up da un’idea innovativa è riuscita a raggiungere un valore complessivo di almeno 1 miliardo di dollari di capitalizzazione. E su di loro conta Wall Street per tenere in piedi un mercato che dopo la ripartenza di fine gennaio potrebbe ripiegare al ribasso. La ragione? Gli unicorni stanno per sbarcare sul listino americano con una pioggia di Initial public offering (IPO) che non si vedeva da anni.

Il mercato ora si interroga se questa invasione, da sola, sarà in grado di sostenere la Borsa americana. La ragione è semplice: se è vero che queste società, tendenzialmente nate nella Silicon Valley, sono state in grado di ottenere una valutazione superiore al miliardo di dollari, è anche vero che nella maggior parte dei casi non sono in grado ancora di ottenere profitti. Ed è proprio da qui che nasce il nome unicorno, perché la loro esistenza, esattamente come per l’animale fantastico, sembra impossibile. Ma se guardiamo ai nomi che stanno per quotarsi a Wall Street, non ci sono dubbi sul fatto che queste società esistono e sono entrate a far parte della vita quotidiana dei consumatori globali.

L’unicorno alfa di questo pacchetto di IPO è Uber Technologies, l’app di taxi che ancora non fa profitti ma che dovrebbe arrivare sul mercato a maggio ed è stata valutata 120 miliardi di dollari. La sua rivale, sempre senza profitti a bilancio, è Lyft che è arrivato prima con il debutto in Borsa il 28 marzo 2019. Ma l’elenco delle IPO previste è lungo: la bacheca di immagini digitali Pinterest, il sito di affitti per le case Airbnb, il servizio di consegna di generi alimentari Postmates, l’operatore di chat room Slack Technologies, la piattaforma di trading elettronico Tradeweb Markets, la società di conferenze virtuali Zoom Video Communications, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, SpaceX, la piattaforma per transazioni finanziarie Stripe, la società di sigarette elettroniche Juul Labs, l’azienda di videogiochi Epic Games. Una mandria di unicorni che, secondo i calcoli di Goldman Sachs, potrebbe far piovere sul mercato americano oltre 80 miliardi di dollari di IPO che porterebbero il 2019 ad essere l’anno più redditizio di sempre. Ma gli investitori sono pronti per assorbire tutta questa offerta?

IDEE DI INVESTIMENTO

La sovrabbondanza di IPO sul mercato americano può portare due effetti: una pioggia di liquidità, ma allo stesso tempo un aumento di volatilità in un mercato troppo esuberante e poco attento ai fondamentali. L’ultima grande IPO sul mercato americano risale al 2014 con la quotazione di Alibaba per un valore di 25 miliardi di dollari e allora il mercato non reagì bene. Adesso, dopo il debutto di Lyft che è stata collocata a 72 dollari per azione, la situazione non è diversa. I numeri però sono dalla parte degli unicorni americani: secondo i calcoli di UBS, se ne contano ben 162 in America, il Paese più prolifico in questo senso seguito dalla Cina dove ci sono “solo” 91 unicorni. Il rendimento? Secondo UBS nel 60% dei casi a 5 anni dal debutto ha deluso, ma nel 40% dei casi che sono andati bene c’è chi ha regalato rendimenti anche oltre il 1000%. Animali fantastici, appunto.

Per investire sulla pioggia di IPO di Wall Street la scelta più indicata è un fondo azionario specializzato in tecnologia che investe a livello globale (Categoria Morningstar: Azionari settore tecnologia)

La Top 5 dei fondi azionari specializzati in tecnologia

ProdottoRendimento 3yRendimento YTD
Jpm Europe Technology D (acc) - Eur28,75%25,14%
Polar Capital Global Tech R Inc EUR28,03%18,27%
BGF World Technology Fund Classe E226,61%21,88%
T. Franklin Technology Fund Usd Classe A (acc)25,07%22,07%
Janus Henderson Horizon Fund - Global Technology Fund24,58%19,99%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globare sulle azioni della tecnologia ordinati per rendimento a 3 anni. Dati in euro aggiornati a marzo 2019. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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