C’è una sigla che sta diventando nota agli investitori: ESG, tre lettere diventate uno standard per definire l’approccio sostenibile agli investimenti. La politica di gestione ESG guarda a un uso razionale delle risorse in tutto il processo di investimento, senza sacrificare i profitti e gli interessi di chi investe.

C’è una sigla che sta diventando nota agli investitori: ESG, tre lettere diventate uno standard per definire l’approccio sostenibile agli investimenti. La politica di gestione ESG (Environmental, Social and Governance) guarda a un uso razionale delle risorse in tutto il processo di investimento, senza sacrificare i profitti e gli interessi di chi investe.
Fino a dieci anni fa, i fattori ESG erano considerati un accessorio nel processo di investimento: oggi sono diventati un elemento fondamentale. Il 2018 ha segnato un vero e proprio boom di interesse da parte degli investitori ed è diventato un fattore di scelta determinante per i gestori. Al momento, secondo i dati di Schroders, il peso degli investimenti sostenibili nei portafoglio degli italiani è pari al 36%, in linea con il resto d’Europa e solo un punto percentuale sotto alla media globale.
L’investimento sostenibile può essere definito come un approccio di lungo termine che include i fattori ESG nelle decisioni di allocazione del proprio patrimonio, sia esso quello personale del risparmiatore o quello di un fondo comune. Questa politica ben si addice infatti anche ai fondi di investimento che hanno un obiettivo di risparmio di lungo periodo.

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