La rivoluzione tecnologica è un megatrend di investimento di lungo periodo il cui impatto si vede già nei portafogli di investimento.

Il tema è legato alla quarta rivoluzione industriale che impatta su diversi settori (healthcare, finanza, agricoltura, innovazione sociale), influisce sulla geopolitica (Usa-Cina) e genera rischi che diventano occasioni di investimento (cybersecurity).

Niente si adatta alla filosofia di Eraclito, il Panta Rhei, tutto scorre, tutto muta, come le innovazioni tecnologiche. Perciò come possiamo identificare quelle innovazioni che hanno maggiore probabilità di perdurare nel tempo e farne oggetto di investimento? Per Sergio Allegri e Marco Gennari che da giugno 2020 hanno rafforzato il team di gestione azionario di Ersel Asset Management, concentrandosi su prodotti azionari dedicati all’innovazione con grande attenzione i criteri ESG, la risposta non è semplice.

Se si guarda indietro, tuttavia, si scopre che le innovazioni tecnologiche che sono vissute più a lungo sono quelle che trovavano la loro ragion d’essere all’interno di un trend secolare, come il motore a vapore durante la rivoluzione industriale. “Se guardiamo ai nostri giorni, troviamo una serie di trend che sicuramente vivranno a lungo come l’invecchiamento della popolazione e l’innalzamento dei costi della sanità pubblica che questo trend si porta dietro, oppure come il cambiamento climatico e l’immenso ricambio infrastrutturale di cui c’è bisogno per diminuire le emissioni di anidride carbonica” hanno detto Allegri e Gennari. Su questi trend si concentra il fondo Leadersel Innotech ESG (Ersel AM) lanciato a novembre 2020 che punta sull’innovazione tecnologica in tutte le sue declinazioni, con al centro del processo di investimento i criteri ESG e un portafoglio diversificato su 30-60 aziende con alto potenziale innovativo e di sostenibilità nel lungo termine.

Una definizione ampia della quarta rivoluzione industriale come trend secolare è contenuta nel Big Book of Trends & Thematic Investing di Robeco aggiornato a ottobre 2020 che la definisce come la combinazione di mezzi di produzione più tradizionali con nuove tecnologie digitali (Internet of Things, intelligenza artificiale, robot, droni, veicoli autonomi, stampa 3D, cloud computing e nanotecnologia, blockchain, per citarne solo alcuni). Questa combinazione garantisce a produttori e consumatori di comunicare, analizzare e agire molto più rapidamente, aumentando la loro flessibilità.

L’elenco delle tecnologie rilevanti è lungo, ma alcune sono più importanti di altre e sono già ben visibili nella società. Tra queste ci sono:

  • Social media ed e-commerce si sono diffusi in maniera esponenziale. Da Facebook a Amazon si sono affrettati nuovi modelli di aziende che hanno una intensità di capitale inferiore a quelle con business tradizionali.
  • I settori produttivi hanno sposato la tecnologia digitale. Automazione, strumenti di intelligenza artificiale e stampanti 3D più veloci aiuteranno i produttori a ridurre significativamente i costi di produzione, aumentando la flessibilità e stando più vicino al consumatore finale.
  • Il settore finanziario ha visto la nascita di aziende fintech che sfidano le banche universali, con pagamenti digitali più economici, prestiti peer-to-peer e robot advisor per la consulenza del risparmio. Questi servizi più economici e flessibili hanno dato accesso ai servizi finanziari a persone che non lo avevano mai avuto prima.
  • Nel settore sanitario, la digitalizzazione aiuta a ridurre i costi e a migliorare i servizi. La genomica, in particolare, aiuta a prevenire e curare malattie e la telemedicina rende le cure più accessibili a tutti.

La digitalizzazione dell’industria crea anche nuovi scenari geopolitici. Basti pensare alla guerra tecnologica ingaggiata dall’ex presidente Usa, Donald Trump, nei confronti della Cina che proprio grazie all’innovazione sta vincendo la sfida per essere riconosciuta prima potenza mondiale. Tanto che, secondo l’analisi di Robeco la sfida nei portafogli tra l’acronimo FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google), che identifica le bigh tech americane, e BAXT (Baidu, Alibaba, Tencent e Xiaomi), che racchiude quelle cinese, spesso è vinta dalle società asiatiche che hanno superato le rivali USA. Al momento, l’Europa resta ai margini della sfida anche se lo sviluppo del 5G e delle infrastrutture di rete può fare recuperare terreno al Vecchio Continente.

Secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments, la domanda di dati è al momento più grande della potenza degli elementi infrastrutturali che sono già presenti (fibra ottica, banda larga) ed è una sfida pubblica e privata aumentare questa capacità. Ed è anche una sfida sostenibile perché una maggiore connettività e l’aumento straordinario dell’utilizzo, del traffico e dello streaming di dati non sono privi di impatti ambientali, soprattutto in termini di utilizzo di energia elettrica.

Il cambiamento tecnologico non è possibile senza rischi che, però, possono diventare opportunità di investimento. I rischi maggiori, infatti, riguardano le minacce a privacy e criminalità informatica. Questi tipi di rischi sono aumentati in modo significativo con l’aumento cloud computing e Internet delle cose. Ma anche qui, gli investitori hanno l’opportunità di farlo capitalizzare.

Secondo l’analisi di Pictet Asset Management che gestisce l’unico fondo venduto in Italia specializzato sulla cybersecurity – Pictet – Security Classe R Usd, che da gennaio a novembre 2020 rende il 6,42% (+9,88% la performance a tre anni secondo dati Morningstar) – il settore rappresenta un valido strumento per cogliere un trend di lungo periodo, con fondamentali solidi e una buona occasione di diversificazione verticale. Se si vuole puntare su tutta la trasformazione digitale in maniera trasversale Pictet – Digital Classe R Eur è un fondo tematico che copre tutti i settori tecnologici – da gennaio a novembre 2020 rende il 16,60% (+11,78% la performance a tre anni secondo dati Morningstar).

IDEE DI INVESTIMENTO

Investire scegliendo un tema legato a un trend strutturale di lungo termine è una buona opportunità di diversificazione di portafoglio che vada oltre scelte geografiche e rischi geopolitici. Oltre ai prodotti già elencato sopra che sono una buona scelta tematica, per investire sulla transizione digitale in generale si può puntare anche sui migliori fondi azionari tecnologia.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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