Se c’è un campo affollato nel settore finanziario, è quello della previsione dell’automazione dei lavori bancari. L’ex capo di Citigroup, Vikram Pandit, per esempio ha calcolato che tre membri dello staff della banca su 10 saranno sostituiti da una macchina. L’amministratore delegato della Deutsche Bank, John Cryan, nel frattempo, ha chiesto uno “spirito creativo” ai suoi team poiché i computer sostituiranno un gran un gran numero di persone che non lo sono. Insomma, in un’industria dove i profitti si sono ridotti a causa di un decennio di crisi finanziaria, i manager delle grandi aziende sono sedotti dall’idea di utilizzare l’automazione per diventare più efficienti e produttivi. E per fare ricavi.

Gli scambi azionari, di commodities, valute e anche la consulenza sono da tempo un territorio florido per i robot della finanza, con piattaforme sempre più evolute e user friendly non solo per gli investitori istituzionali. Con una eccezione: finora il mercato obbligazionario aveva resistito all’avanzata tecnologica perché, secondo un’analisi della società di ricerca Greenwich Associates oltre 40% dei trader in obbligazioni nel 2015 vedeva le macchine come una minaccia, mentre nel 2017 la percentuale si è dimezzata.

La barriera ai robot sta cadendo anche sul mercato obbligazionario e potrebbe essere dovuto al fatto che alcune grandi banche si stanno automatizzando, tanto che dopo azioni, valute e bond governativi, i robot stanno arrivando anche sul tavolo delle contrattazioni dei corporate bond: secondo un calcolo di Bloomberg Intelligence, nei primi nove mesi del 2017 ben 14 miliardi di dollari di obbligazioni societarie sono state scambiate con il machine learning da otto delle maggiori banche mondiali.

Mifid II spinge la crescita delle piattaforme digitali e consolida un trend

L’Europa, in particolare, si sta dimostrando un terreno particolarmente fertile per i mercati digitali primari perché c’è maggiore concorrenza tra le banche e il commercio elettronico è più popolare che negli Stati Uniti. I regolatori hanno acceso un faro su questa tendenza, anche perché la normativa Mifid II spinge la diffusione di piattaforme di gestione ma aumenta il controllo su queste operazioni: a partire da questo gennaio 2018, infatti, si deve giustificare almeno il 20% delle allocazioni. Il mercato obbligazionario, in crisi di rendimenti da anni, deve fare i conti con una nuova prospettiva dove il fattore umano diventa meno significativo.

Le piattaforme digitali rappresentano fino ad oggi solo una piccola parte degli ordini, ma i sostenitori e gli specialisti dicono che la loro crescita sarà inarrestabile. Qualche esempio? Ipreo, una piattaforma utilizzata normalmente da Goldman Sachs e Blackstone, nel 2017 ha cominciato a dare la possibilità agli investitori di inviare elettronicamente gli ordini obbligazionari alle banche attraverso un sistema chiamato Investor Access; il sistema Origin ha reso più facile per le banche trovare emittenti che emettono obbligazioni sul mercato europeo; Overbond, una piattaforma di origination e di execution con sede a Toronto mette in contatto investitori e aziende che vendono le loro obbligazioni; e anche Bloomberg fornisce servizi che facilitano gli ordini sulle obbligazioni e aggiorna con informazioni sulle nuove offerte.
A questo proposito per andare incontro all’esigenza di molti intermediari di diminuire la burocrazia nei rapporti con le società di gestione Online SIM ha creato la sua nuova piattaforma Mifid II compliant.

Informare gli investitori delle offerte in arrivo, prendere gli ordini e occuparsi dell’asset allocation sono tutti compiti da machine learning che possono liberare le persone nelle sale operative alle prese con decisioni più complesse come discutere le strategie di trading. L’altra faccia della medaglia della digitalizzazione è la possibilità di tagli ai posti di lavoro per datori di lavoro sempre più attenti ai costi. Le 12 più grandi banche di investimento, infatti, hanno già ridotto la forza di vendita del 25% dal 2012 al 2017 secondo l’analisi di Coalition Development.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’entrata in vigore della Normativa Mifid II ha cambiato le regole di comunicazione degli strumenti finanziari venduti in Europa, puntando su una maggiore trasparenza in particolare dei costi della consulenza che dovrebbe spingere chi è più sensibile a questo aspetto verso servizi fai da te automatizzati, come le piattaforme digitali. Secondo uno studio di PwC, le nuove regole sono una buona occasione per la nascita di una nuova generazione di gestioni patrimoniali, di nuovo prodotti del risparmio personalizzati e di piattaforme di collocamento tecnologiche pensate anche per i distributori.

Per selezionare i fondi più indicati per te utilizza il fund selector di Online SIM.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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