La soglia psicologica dei 50 dollari al barile è stata toccata più volte nell’ultimo mese con un crollo del 25% dai massimi di ottobre 2018, ma il prezzo del petrolio non ha mai imboccato un trend ribassista, rimbalzando sempre all’insù. Il prezzo è affondato sotto i colpi delle previsioni economiche pessimistiche per la crescita globale e questo ha spinto le banche d’affari specializzate sulle previsioni a rivedere i loro outlook 2019 sul prezzo del barile.
Gli occhi al momento sono puntati sull’OPEC e sulla riunione annuale che è attesa il 6 dicembre a Vienna, ma qualcosa di più sulla direzione dell’oro nero si potrà sapere nel corso del G20 di Buenos Aires che è previsto il primo weekend di dicembre. La ragione è semplice: più dell’OPEC, in questa fase ci sono tre uomini che con le loro scelte politiche governano davvero il prezzo del petrolio. I loro nomi sono: Donald Trump, Vladimir Putin e il principe ereditario Mohammed Bin Salman.

Basta una decisione o anche solo un tweet di uno dei tre per dare una direzione al prezzo del barile e ognuno di loro ha un obiettivo e vuole cose diverse. Per questo è molto difficile per gli analisti prevedere il corso dei prezzi del petrolio nel 2019 e oltre. Mentre l’OPEC lotta per trovare uno scopo comune, gli Stati Uniti di Trump, la Russia di Putin e l’Arabia Saudita di Bin Salman dominano l’offerta globale perché insieme producono più petrolio dei 15 membri dell’OPEC.
Tutti e tre i Paesi stanno producendo quantità record di greggio e ognuno potrebbe aumentare di nuovo la produzione nel 2019. Non a caso, sono stati proprio Arabia Saudita e Russia a guidare il gruppo di Paesi che ha spinto l’OPEC a giugno 2018 a diminuire i limiti di produzione che erano in vigore dall’inizio del 2017 ed entrambe hanno successivamente incrementato la produzione. Nello stesso tempo la produzione degli Stati Uniti è aumentata in maniera inattesa per gli analisti, con il Texas che ha fatto la parte del leone.

Il risultato di questo aumento di produzione di greggio è che le scorte di petrolio dei Paesi OCSE, che erano in calo dall’inizio del 2017, stanno aumentando nuovamente e probabilmente supereranno il loro livello medio a fine 2018, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE). Tanta abbondanza ha convinto JP Morganrivedere al ribasso le sue previsioni sul greggio che è atteso a 73 dollari al barile nel 2019 contro un precedente 83,50 dollari al barile proprio in considerazione dell’aumento dell’offerta in Nord America che si verificherà nella seconda metà del 2019 e che potrebbe spingere il prezzo ancora più in basso verso una media di 64 dollari entro il 2020.

In generale, il consensus degli analisti – 11 banche d’affari monitorate da Bloomberg – prevede una media di 75 dollari al barile nel 2019 considerando i tagli di produzione OPEC, le prospettive di una domanda più fragile e la conferma della sanzioni all’Iran.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il prezzo del greggio Brent recupererà mediamente 15 dollari dai prezzi attuali nel corso del 2019, secondo le principali banche e broker petroliferi, soprattutto grazie alla difesa OPEC. Per HSBC l’OPEC è determinata a non lasciare che il mercato scivoli al ribasso contrastando l’eccesso di offerta; Société Générale e Barclays ritengono, inoltre, che l’OPEC sia pronta a tagliare la fornitura di greggio di almeno 1 milione di barili al giorno a dicembre per evitare forti eccedenze di offerta nel 2019 e mantenere i prezzi del Brent nell’intervallo desiderato di 70-80 dollari al barile. Quando il prezzo del petrolio sale sono diverse le mosse giuste da fare per chi investe e tutte con un obiettivo di lungo periodo. Ecco i punti chiave sottolineati dagli analisti

  • Il prezzo attuale del barile ha superato la fase negativa e si aspetta un rimbalzo entro la fine dell’anno.
  • Oltre al previsto taglio dell’OPEC a dicembre, le esenzioni da sanzioni statunitensi contro l’Iran sono previste solo per 180 giorni e saranno riviste all’inizio di maggio.
  • Sebbene in aumento nelle ultime settimane, le riserve petrolifere globali sono ampiamente tornate alla media degli ultimi 5 anni.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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