La pandemia ha fatto tornare indietro anni di progressi sulla parità di genere in tema di retribuzione: le donne dovranno aspettare una generazione in più per guadagnare quanto gli uomini. Lo dice un rapporto del World Economic Forum (WEF) che ha rilevato come al ritmo attuale serviranno 135 anni perché uomini e donne raggiungano la parità e 268 anni per ottenere lo stesso stipendio per un lavoro simile.

Allo stesso tempo, le donne hanno perso il lavoro a un ritmo più elevato degli uomini e sono le principali destinatarie dell’home working.

Mentre il Covid-19 ha accelerato l’automazione, i lockdown hanno colpito più duramente i settori dominati dalle donne e hanno lasciato le donne a svolgere più faccende domestiche, minando la loro produttività.

Eppure, secondo una ricerca di LinkedIn, la percentuale di donne che svolgono professioni qualificate ha continuato ad aumentare. Allo stesso tempo però, hanno meno probabilità di essere assunte per ruoli di leadership rispetto a due anni fa. In particolare, nel settore della tecnologia le donne non sono ben rappresentate: solo il 14% della forza lavoro nel cloud computing, per esempio, è femminile.

Anche in politica la presenza femminile è scarsa: le donne occupano solo circa un quarto dei seggi parlamentari e poco più di un quinto delle cariche ministeriali a livello globale.

Tuttavia, il divario di genere nell’istruzione e nella sanità si è quasi chiuso. Il WEF ha invitato i leader aziendali e i responsabili politici a incorporare la parità di genere nei loro piani per la ripresa economica dalla pandemia. Ed è proprio grazie alle aziende e ai piani di rilancio decisi dagli Stati che si può colmare il gap che fino al 2018 aveva cominciato a stringersi ma è riesploso soprattutto nel secondo semestre 2020.

In Europa, per esempio, le donne guadagnano il 14,1% in meno rispetto agli uomini e in Italia il gap è ancora più marcato, con una forbice che si è allargata a tal punti che, secondo una ricerca di ODM Consulting, la società di consulenza HR di Gi Group, nel terzo trimestre 2020 le donne italiane hanno perso circa l’8,7% in busta paga rispetto a agli uomini.

Il Parlamento europeo vuole cambiare la situazione e in Commissione c’è una direttiva in tema di gender pay gap che punta a far recepire ai Paesi membri misure di trasparenza retributiva e l’obbligo per le grandi aziende di comunicare il divario retributivo, dando ai lavoratori strumenti per sostenere i propri diritti. Allo studio c’è la possibilità di chiedere un risarcimento per “discriminazione retributiva”.

IDEE DI INVESTIMENTO

La parità di genere è al centro dell’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 che guida la trasformazione dell’economia verso la sostenibilità. In particolare, l’obiettivo 5 punta a ottenere la parità di opportunità tra donne e uomini nello sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti di donne e ragazze (compresa l’abolizione dei matrimoni forzati e precoci) e l’uguaglianza di diritti a tutti i livelli di partecipazione. Si tratta di un tema forte per la lettera S, sociale, e G, governance della sigla ESG che guarda all’economia dell’inclusione.

  • Per investire sull’economia dell’inclusione Online Sim offre un portafoglio modello che punta sull’uguaglianza di genere che ha un rendimento annualizzato del 14,51% (dati aggiornati ad aprile 2021). Costruito in collaborazione con Main Street Partners, boutique finanziaria inglese specializzata in ESG, il portafoglio investe in fondi tematici con un preciso obiettivo di investire nella parità di genere, oppure su fondi generalisti che puntano su aziende ben posizionate su alcune metriche legate al tema (per esempio, percentuale di donne in cda, percentuale di donne nel top management, la soddisfazione degli impiegati). Queste metriche vengono ricalcolate periodicamente e comunicate all’investitore in modo da dargli il senso di un investimento tangibile con degli obiettivi chiari e trasparenti.
  • Se si cerca un fondo specifico sulla gender diversity i fondi azionari venduti in Italia si contano sulle dita di una mano. Si tratta di due fondi tematici che puntano a ridurre il gender gap: Nordea 1 – Global Gender Diversity Fund, un azionario internazionale partito nel 2019 che rende a un anno il 43,2% secondo dati Morningstar aggiornati ad aprile 2021; RobecoSAM Global Gender Equality Impact Equities D EURpartito a ottobre 2020 in Italia, con una storia di gestione più lunga perché ha subito un cambio di denominazione e rende il 38,38% da a un anno secondo dati Morningstar aggiornati ad aprile 2021; e un unico fondo tematico che punta sull’inclusione a tutto tondo BNP Paribas Inclusive Growth Classe Classic Eur Accche nasce dalla ridenominazione del fondo BNP Paribas Human Development. Il fondo introduce una nuova strategia di investimento orientata alla crescita inclusiva. Punta a generare rendimento investendo in aziende che dimostrano un approccio proattivo verso la riduzione delle disuguaglianze legate al reddito, all’istruzione, al genere, all’origine etnica, geografica, all’età o alla disabilità.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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