A una settimana dallo storico accordo per tagliare la produzione di petrolio e mettere fine alla guerra dei prezzi che sta affondando le quotazioni del greggio, il prezzo del greggio Wti del Texas è sceso sotto i 15 dollari al barile. Il valore non era mai sceso così in basso da oltre 20 anni. Questo significa che al mercato non basta il taglio alla produzione perché la domanda, a causa dell’emergenza Covid – 19 sta scendendo senza freni e le scorte sono oramai ai massimi. Secondo l’analisi di Bloomberg, c’è così tanto petrolio in America che sono cominciate le svendite e c’è chi offre il greggio a 2 dollari al barile pur di venderlo. Dall’altro lato c’è il prezzo del Brent, che scende in maniera costante ed è arrivato a 27,37 dollari al barile: prima dell’inizio della pandemia il valore del petrolio Brent era di quasi 70 dollari al barile.

Per i produttori di petrolio, aziende e Paesi, si tratta della più grande crisi di sempre e non c’è visibilità sulla via di uscita. Tanto che secondo un report di Goldman Sachs il prezzo del Brent potrebbe arrivare nei prossimi mesi intorno a 20 dollari al barile. Per il mercato del petrolio è un colpo decisivo dopo che, negli ultimi anni, i produttori di petrolio avevano fatto i conti con lo spettro di una domanda in calo a causa della lotta al clima. All’improvviso lo spettro si è materializzato, non per il clima, come temevano i petrolieri, ma a causa della Covid-19 che non lascia grandi spazi a una ripresa del settore. Non è chiaro neppure per gli analisti se l’industria sia destinata a ripartire nella forma che aveva fino all’inizio della pandemia.

Secondo il consensus degli analisti di Bloomberg ci sono Paesi meglio posizionati ma la maggior parte sono indeboliti e le aziende stanno correndo ai ripari:

  • La Russia ha più di 500 miliardi di dollari di riserve può provare a mediare il prezzo del barile tenendo un prezzo intorno ai 40 dollari al barile:
  • L’Arabia Saudita può riuscire a contenere le perdite perché ha costi operativi più bassi di circa un terzo rispetto al resto del mercato e può provare in questo modo a essere più concorrenziale e mantenere quote di mercato.
  • Il prezzo basso e gli alti costi di produzione sono invece un problema per l’America, il Brasile e la Gran Bretagna, mentre possono dare respiro a Iran e Venezuela che sono schiacciati dalle sanzioni americane, e non c’è dubbio che aggraveranno i conflitti in Libia e Iraq.
  • A soffrire di più in questa fase sono i grandi gruppi petroliferi e i Paesi produttori che basano molto del loro bilancio statale sul greggio (Argentina, Angola, Brasile, Colombia, Iran, Iraq, Messico, Nigeria, Messico, Iran e Iraq) mentre,
  • I paesi importatori saranno avvantaggiati: per ogni 10 dollari di calo del prezzo del barile c’è un trasferimento dello 0,3% del Pil globale dai produttori ai consumatori, secondo i calcoli di Bny Mellon.
  • La strategia dei Big Oil per fare fronte alla crisi è univoca: tagliare le spese nel tentativo di proteggere i dividendi. E tagliare le spese significa fermare le trivellazioni e tutti i grandi progetti in corso.

IDEE DI INVESTIMENTO

In base all’accordo raggiunto il 9 aprile 2020 l’Opec e la Russia dovrebbero tagliare la produzione di circa 10 milioni di barili al giorno (pari al 10%) della produzione globale. Metà della cifra dovrebbe essere coperta da Russia e Arabia Saudita. Agli altri paesi esportatori è stato chiesto di contribuire con 5 milioni di barili al giorno. Per il mercato questo taglio non basta perché la domanda globale di petrolio è scesa del 30% da inizio anno a causa della pandemia. Solo un mese fa gli analisti ipotizzavano un prezzo del greggio al barile intorno ai 40 dollari nel 2020, adesso le stime si sono dimezzate.

  • In questa fase di mercato è bene riconsiderare la propria asset allocation sempre in coerenza con gli obiettivi e la durata dell’investimento.
  • Per fare il check-up di portafoglio e scoprire come migliorare il tuo investimento in fondi visita il sito Online SIM.
  • Per valutare il rischio di portafoglio e bilanciare nella maniera migliore gli asset su cui investire (azioni, obbligazioni, liquidità), questo è il momento ideale per scoprire i vantaggi di un portafoglio modello ben equilibrato.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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