La pandemia da Covid-19 ha messo al centro della politica economica dei Paesi a livello globale il tema delle diseguaglianze sociali.

La distribuzione dei vaccini con aree geopolitiche privilegiate e altre meno è solo un esempio di quanto, secondo un’analisi Ofxam e Development Finance International (DFI) condotta su 158 Paesi, il Pianeta non fosse pronto ad affrontare questa crisi. Si è rivelato infatti carente riguardo le tre aree strategiche dell’economia dell’inclusione: spesa sanitaria, reti di sicurezza sociale e tutela dei diritti dei lavoratori.

Secondo l’analisi Oxfam-DFI, tutte e tre le aree si sono dimostrate inadeguate e, soprattutto prima della pandemia, nessun Paese analizzato si era impegnato abbastanza per combattere le disuguaglianze su scala nazionale e anche adesso l’azione di molti Paesi è insufficiente. Eppure, è proprio dall’economia dell’inclusione, che il Fondo Monetario internazionale (FMI) prevede un’opportunità di ripartenza della crescita economica post virus con i Paesi del G20 come motori della ripresa.

L’economia dell’inclusione è una risposta all’aumento delle disuguaglianze che deriva da globalizzazione, digitalizzazione, cambiamenti demografici e climatici. Secondo l’analisi OCSE – Opportunities for All – A Framework for Policy Action on Inclusive Growth, rendere la crescita vantaggiosa per tutti è il modo migliore per costruire solide basi per la prosperità futura e per dare a tutti l’opportunità di contribuire e avere successo.

Per l’OCSE, l’unica strada è inserire l’uguaglianza nelle politiche economiche di crescita e non porre rimedio attraverso politiche di ridistribuzione. Per questo l’OCSE ha sviluppato un quadro per l’azione politica sulla crescita inclusiva, per aiutare i governi a migliorare le prospettive di coloro che sono attualmente lasciati indietro.

Il settore pubblico è sicuramente il primo tassello importante dell’economia dell’inclusione. Anche i privati però e le aziende possono dare il loro contributo. Un esempio sul fronte del lavoro è l’iniziativa lanciata a inizio 2021 da Glassdoor, sito internet nel quale gli impiegati e gli ex impiegati di un’azienda anonimamente recensiscono le aziende e i loro superiori. Questo ha cominciato a classificare le imprese in base alle loro prassi di diversity e inclusione.

Le valutazioni anonime dei dipendenti delle aziende sono state da sempre una peculiarità di Glassdoor fin dal suo lancio nel 2008. Oggi il sito fa un passo in più chiedendo alle persone recensioni dei loro datori di lavoro anche secondo dati personali (razza o etnia, identità di genere, stato genitoriale, disabilità e orientamento sessuale) per costruire una bussola della diversità.

IDEE DI INVESTIMENTO

Battere le disuguaglianze sociali e di genere ha diversi vantaggi economici.

Secondo il 2020 Global Social Mobility Report del World Economic Forum (WEF) consentire a tutti i gruppi sociali di raggiungere il loro pieno potenziale aggiungerebbe oltre il 4,4% al PIL globale entro il 2030. Una buona parte delle politiche di inclusione riguarda il divario di genere: secondo il 2020 Global Gender Gap Report  del WEF, per esempio, ci vorranno 100 anni per raggiungere l’uguaglianza tra uomini e donne e dare risposte e soprattutto soluzioni alla She economy.

L’economia dell’inclusione non è però solo gender gap, ma abbraccia diversi temi sociali e di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030.

  • Per investire sull’economia dell’inclusione ci sono ancora pochi fondi azionari tematici venduti in Italia. Tra questi, due sono i fondi che puntano a ridurre il gender gap: Nordea 1 – Global Gender Diversity Fund, un azionario internazionale partito nel 2019 che rende a un anno l’1,42% secondo dati Morningstar; RobecoSAM Global Gender Equality Impact Equities D EUR, partito a ottobre 2020 in Italia, con una storia di gestione più lunga perché ha subito un cambio di denominazione e rende il 3,02% da gennaio 2021 secondo dati Morningstar; e un unico fondo tematico che punta sull’inclusione a tutto tondo BNP Paribas Inclusive Growth Classe Classic Eur Acc, che nasce da una ristrutturazione del fondo BNP Paribas Human Development. Il fondo introduce una nuova strategia di investimento orientata alla crescita inclusiva. Punta a generare rendimento investendo in aziende che dimostrano un approccio proattivo verso la riduzione delle disuguaglianze legate al reddito, all’istruzione, al genere, all’origine etnica, geografica, all’età o alla disabilità. Sono cinque le grandi sfide sociali identificate come le principali cause delle disuguaglianze: 1. proteggere le componenti più fragili della società, 2. favorire la mobilità sociale, 3. sviluppare un’offerta di qualità accessibile al maggior numero possibile di persone, 4. rispettare l’etica degli affari, 5. promuovere la decarbonizzazione e la biodiversità.
  • Per investire a 360 gradi sulla She economy e in particolare sulla valorizzazione delle figure femminili nell’ambiente aziendale, Online Sim ha costruito un portafoglio modello che punta sull’uguaglianza di genere costruito in collaborazione con Main Street Partners, boutique finanziaria inglese specializzata in ESG. I fondi selezionati possono essere tematici con un preciso obiettivo di investimento – per esempio BNP Paribas Inclusive Growth Classe Classic Eur Acc è incluso nel portafoglio – oppure su fondi generalisti che investono in aziende ben posizionate su alcune metriche legate al tema (per esempio, percentuale di donne in CdA, percentuale di donne nel top management, la soddisfazione degli impiegati). Queste metriche vengono ricalcolate periodicamente e comunicate all’investitore in modo da dargli il senso di un investimento tangibile con degli obiettivi chiari e trasparenti.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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