La strada verso un’economia più sostenibile, che sposi i criteri ESG, è fatta anche di grandi crociate da parte delle aziende dell’asset management. La storia di Deliveroo e delle pressioni sulla Gig economy è solo una delle ultime cause spostate dai gestori per fare pressioni sulle aziende che non rispettano i criteri ESG in tema di diritti umani. Le battaglie sul clima sono ormai consolidate e ora c’è un altro tema che sta muovendo l’interesse sostenibile dei gestori: le tecnologie per il riconoscimento facciale.

All’inizio di giugno, 50 società di gestione globali con asset complessivi pari a 4.500 miliardi di dollari si sono unite per fare pressione sulle società di tecnologia in cui investono. Praticamente tutte le Big tech americane hanno chiesto di garantire che il riconoscimento facciale sia sviluppato “in modo etico”. La capofila della crociata hi-tech è la società di gestione Candriam che, a marzo 2021, ha pubblicato un white paper sul tema delle tecnologie applicate al riconoscimento facciale.

La presa di posizione di Candriam che è stata seguita da gran parte del mercato del risparmio gestito arriva dopo l’esperienza fatta come azionista dell’azienda cinese Hangzhou Hikvision Digital Technology. Nel 2019 Candriam ha ceduto la partecipazione nell’azienda cinese leader nella fornitura di sistemi di sorveglianza biometrica di massa.

Sotto la lente ESG dei gestori adesso ci sono alcune delle più grandi società al mondo che sviluppano software per la scansione del viso. Come Google, Apple Inc. di Alphabet Inc., Tencent Holdings Ltd. e Alibaba Group Holding Inc.

Il nodo del contendere è il rispetto della privacy e la violazione dei diritti umani. Anche le società Big Tech hanno ben presente il problema e chiedono nuove regole. Lo ha fatto Amazon che ha messo in guardia le forze di polizia che utilizzano il suo algoritmo Rekognition. Uno studio del gennaio 2019, condotto da due ricercatori di intelligenza artificiale, ha dimostrato che commette errori se utilizzato su persone con la pelle più scura, in particolare le donne.

Prendere in considerazione l’impatto sui diritti umani della tecnologia è un tema all’ordine del giorno anche per la FED. Infatti ha proposto di vietare le telecamere di sorveglianza realizzate da cinque società cinesi. Tra cui anche Hikvision e Huawei Technologies Co., citando problemi di sicurezza nazionale.

L’Unione Europea ad aprile ha proposto rigidi vincoli all’uso della tecnologia biometrica, ma potrebbero non essere sufficienti. Due organismi che rappresentano i Garanti europei, European Data Protection Supervisor (EDPS) e l’European Data Protection Board (EDPB), infatti, hanno chiesto a metà giugno di vietare l’utilizzo del riconoscimento facciale in luoghi pubblici. Insomma, la battaglia ESG sul riconoscimento facciale è solo all’inizio.

IDEE DI INVESTIMENTO

Dare un prezzo al rischio climatico è immediato e per un gestore ESG le scelte di portafoglio sono economicamente misurabili. Non è così se guardiamo al rischio etico applicato alla tecnologia. In questo caso si tratta di dare dare un prezzo ai rischi operativi e di reputazione in cui potrebbero incorrere le aziende per l’uso improprio della tecnologia di riconoscimento facciale. Ma non è impossibile.

All’inizio del 2021, per esempio, Facebook ha pagato 650 milioni di dollari in un accordo con un tribunale di San Francisco per le accuse di aver raccolto e archiviato scansioni digitali dei volti degli utenti senza consenso. E a giugno 2021 Ikea è stata multato per 1 milione di euro da un tribunale francese per spionaggio su personale e clienti. Insomma, i potenziali rischi per gli investimenti sono in aumento così come i casi di multe, divieti e inserimento delle aziende poco virtuose in apposite blacklist.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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