Il ritorno al lavoro degli europei è coinciso con un grosso cambiamento: i luoghi di lavoro da banche e uffici a magazzini di e-commerce, fabbriche, società sportive e aeroporti sono invasi da telecamere termiche per il test della febbre, sistemi di rilevamento delle maschere e software di localizzazione per prevenire una ripresa del coronavirus. Le tecnologie di sorveglianza e monitoraggio sono il nuovo mercato della tecnologia e questi sistemi sono entrati nella vita delle persone in tutto il mondo, in Asia in particolare. Un esempio? Il sistema di riconoscimento facciale cinese a pixel e il software di tracciamento delle infezioni della Corea del Sud. In Europa questa tendenza si scontra con regole stringenti sulla privacy, ma questa barriera è destinata a scendere per motivi sanitari dovuti al COVID-19. La conseguenza è che i sistemi di sorveglianza tecnologica si stanno moltiplicando e sono una variante del mercato degli wearables che fino a ieri contavano passi e calorie bruciate e oggi possono fare quasi tutto.

Fa discutere, per esempio, il braccialetto pro tracciamento COVID-19 che ha introdotto la società inglese Tata: emette un segnale acustico ogni volta che un lavoratore nel Regno Unito o nel porto di Anversa in Belgio si trova ad una distanza ravvicinata da un possibile contagio. Più comune è invece l’uso delle termocamere che misurano la temperatura all’ingresso in azienda e sono ormai una prassi nelle grandi aziende francesi e italiane, mentre sono già in funzione i laser invisibili che gestiranno le folle nei centri commerciali e nei centri di trasporto in Spagna e Francia. Ma qual è la linea di confine tra sicurezza e privacy dei propri dipendenti? A questa domanda, per ora, nessuno sa dare una risposta. La ragione? L’assenza di una chiara guida da parte dei regolatori europei sta portando le aziende a introdurre sistemi di sorveglianza che allo stesso tempo raccolgono dati sensibili dei loro dipendenti e potrebbero trovarsi domani a risponderne di fronte alla legge che oggi non c’è.

Secondo un’analisi di Price Waterhouse Coopers riportata da Bloomberg, il 23% delle aziende a livello globale sta prendendo in considerazione il monitoraggio del posto di lavoro o la ricerca dei contatti per far tornare i dipendenti al lavoro in sicurezza. Il business c’è per i fornitori delle tecnologie di monitoraggio che li propongono come un modo sicuro per riportare le persone al lavoro e rilanciare le economie schiacciate dai lockdown. Mentre molti riconoscono che i sistemi non sono infallibili, dicono che il rischio di infezione può essere limitato. Tra queste c’è la società belga Rombit che produce braccialetti che aggiungeranno una funzione di tracciamento a giugno per consentire ai medici del porto di Anversa di tenere traccia di una possibile diffusione nel virus e ha già stretto accordi di forniture con oltre 300 aziende. Punta invece sui sistemi di social distancing la società polacca Estimote: in pratica i dispositivi consentono di rintracciare i contatti stabiliti da qualsiasi membro del personale infetto di una fabbrica o di un ospedale. E per monitorare i luoghi pubblici affollati come centri commerciali e aeroporti, la tecnologia laser della società francese Outsight è già stata acquistata da Spagna, Francia, Israele e Stati Uniti.

IDEE DI INVESTIMENTO

I sistemi di tracciamento e monitoraggio del virus sono l’unica strada che oggi è a disposizione delle aziende per far rientrare i dipendenti in sicurezza al lavoro. Il rischio è violare la privacy utilizzando dati sensibili. Ed è un rischio economico: in Europa la violazione delle leggi sulla protezione dei dati può comportare una sanzione pari al 4% delle entrate globali annue, ecco perché i sistemi utilizzati nel vecchio continente di solito non collegano la misurazione della febbre ai nomi e le informazioni vengono archiviate in modo anonimo. Ma è evidente che un modo per risalire alla persona esiste. Questi sistemi sono uno dei driver che sta spingendo l’accelerazione dei principali trend tecnologici, secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments, che vede una forte crescita di aziende operative nel campo dell’intelligenza artificiale che usano gli algoritmi basati su dati per automatizzare i processi decisionali anziché i laboriosi processi basati sulla comunicazione faccia a faccia. Ci aspetta una realtà meno fondata sull’interazione umana e questo potrebbe favorire ulteriormente gli investimenti nei cloud pubblici. Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, il comparto tecnologico può superare l’azionario globale in termini di crescita di utili e cash-flow nei prossimi anni, poiché l’inasprimento dei vincoli normativi (PSD2, GDPR) probabilmente rimarrà un driver fondamentale della sicurezza e i sistemi informatici e la cybersecurity saranno ancora una priorità per governi e società.

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La Top 5 dei fondi che investono in tecnologia

ProdottoRendimento YTDRendimento 1y
BGF World Technology Fund Classe E217,03%30,76%
Jpm Us Technology D (acc) - Usd16,07%25,38%
Franklin Technology Fund A (acc) EUR14,59%24,14%
Polar Capital Funds PLC - Polar Capital Global Technology Fund Income EUR12,93%25,23%
Janus Henderson Horizon Fund - Global Technology Fund9,73%25,86%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sulla tecnologia ordinati per rendimento da gennaio 2020. Dati in euro aggiornati a maggio 2020. Fonte: Morningstar.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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