C’è una battaglia di genere che si combatte a colpi di emoji, le faccette e i simboli che popolano messaggini e social media, e che vede in prima fila Facebook e Twitter. L’industria della tecnologia afferma che occuparsi di questo tema è una sfida tecnica. I critici però dicono che le aziende stanno rendendo tutto più difficile di quanto dovrebbe essere perché gli emoji ormai sostituiscono le parole nel linguaggio, e non solo dei più giovani. In particolare, oggi, il tema è il razzismo tecnologico che è salito alla ribalta in maniera eclatante a luglio 2021.

Questo dopo che l’Inghilterra ha perso contro l’Italia la finale del Campionato Europeo UEFA. I giocatori neri della squadra britannica hanno subito un assalto tecnologico a colpi di banane e scimmie che hanno invaso i loro profili sui social media. Razzismo da tastiera.

Secondo quanto riporta Bloomberg, Facebook e Twitter hanno impiegato troppo tempo per schermare l’ondata di razzismo durante il campionato europeo di questa estate. Questo ha fatto emergere un problema che c’è da sempre: gli algoritmi che analizzano il linguaggio non sono efficaci. Fermare la diffusione di incitamento all’odio, disinformazione e altri contenuti problematici sulle loro piattaforme non è semplice.

Uguaglianza di genere: l’algoritmo è inconsciamente razzista

Gli emoji sono un ostacolo in più. Un simbolo apparentemente innocuo può abbinare un concetto di odio difficile da individuare per un algoritmo. Per esempio, l’emoji che raffigura un sacco di soldi è stato spesso utilizzato per post antisemiti. L’ambiguità degli oltre 3 mila emoji a disposizione di tutti è il loro fascino, ma anche il loro limite.

Risolvere la questione non è facile anche dal punto di vista legale. Come si fa a stabilire in tribunale che una faccetta che strizza l’occhiolino sia un’offesa o un tentativo di stalking tecnologico? Gli algoritmi non possono aiutarci perché ogni volta che un emoji viene utilizzato devono iniziare da zero nell’analizzare il loro significato in base al contesto. E per comprendere il contesto in cui un sacco di soldi o una faccia che ride vengono utilizzati serve il giudizio umano perché la tecnologia oggi non riesce a farlo.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’uguaglianza di genere è un tema di investimento sostenibile e risponde all’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030. Questo punta ad ottenere la parità non solo tra sessi ma anche tra razze, culture, reddito e istruzione.

Per investire sull’uguaglianza di genere e combattere il razzismo ci sono diverse soluzioni:

  • Online Sim offre un portafoglio modello che punta sull’uguaglianza di genere che ha un rendimento annualizzato del 15,60% (dati aggiornati a settembre 2021). Costruito in collaborazione con Main Street Partners, boutique finanziaria inglese specializzata in ESG. Investe in fondi tematici con un preciso obiettivo di investire nella parità di genere e su fondi generalisti che puntano su aziende ben posizionate su alcune metriche legate al tema (per esempio, percentuale di donne in CdA, percentuale di donne nel top management, la soddisfazione degli impiegati). Queste metriche vengono ricalcolate periodicamente e comunicate all’investitore in modo da dargli il senso di un investimento tangibile con degli obiettivi chiari e trasparenti.

portafoglio genere

  • Per inserire in portafoglio un singolo fondo che guarda all’uguaglianza di genere, ci sono fondi tematici specializzati sulla gender diversity. Nordea 1 – Global Gender Diversity Fund, un azionario internazionale partito nel 2019 (+23,48% da gennaio 2021 secondo dati Morningstar aggiornati a settembre 2021)

nordea

robeco

  • e un fondo tematico che punta sull’inclusione a tutto tondo BNP Paribas Inclusive Growth Classe Classic Eur Accche nasce dalla ridenominazione del fondo BNP Paribas Human Development (+18,54% da gennaio 2021 secondo dati Morningstar aggiornati a settembre 2021). Il fondo ha una strategia di investimento orientata alla crescita inclusiva, investendo su aziende che dimostrano un approccio proattivo verso la riduzione delle disuguaglianze legate al reddito, all’istruzione, al genere, all’origine etnica, geografica, all’età o alla disabilità.

bnp

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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