A dieci anni dalla grande crisi del mercato azionario che fece precipitare le quotazioni della Borsa di Caracas del 20%, il Venezuela è di nuovo nella tempesta. Nel 2006 il mercato azionario venezuelano aveva toccato i minimi dopo che il presidente, Hugo Chavez, annunciò la nazionalizzazione delle società del settore telefonico, energetico e petrolifero. Come è andata è storia. Il Paese ha nazionalizzato oltre 1.200 società private, di cui oltre 70 nel comparto degli idrocarburi.

Il risultato è stato deprimere la competitività dell’industria tanto che la compagnia petrolifera statale, che tra il 2001 e il 2015 ha destinato gran parte dei suoi introiti (250 miliardi di dollari) la produzione di barili è crollata e fatica a pagare gli stipendi. Così il Venezuela dopo aver chiuso il 2016 con il peggior risultato tra i Paesi dell’America Latina con un calo del 10% del PIL – nel 2017 il calo potrebbe arrivare al 12% secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) – e un debito di 130 miliardi di dollari, adesso è un Paese in bancarotta, con il bolivar, la moneta locale, che equivale a carta straccia.

Venezuela: per salvare il Paese dal fallimento c’è una criptovaluta

La svalutazione del bolivar è arrivata al punto che poco più di mese fa il presidente Nicolas Maduro ha annunciato l’entrata in circolazione delle banconote da 100 mila bolivar in Venezuela, l’iperinflazione – il valore ha sfondato il 1.370% contro il 700% del 2016 – ha fatto scendere di più di un terzo il loro potere d’acquisto. La banconota da 100 mila bolivar emessa nel mese di novembre adesso ha un valore di 64,102.56 bolivar, avendo già perso un terzo del suo valore. Secondo le previsioni del Parlamento venezuelano, entro la fine dell’anno l’inflazione sarà tra il 2.000% e il 2.100%, superando tutti i record nazionali e influenzando sempre più il potere d’acquisto delle persone. Questo significa che ogni giorno che passa rende più poveri i venezuelani e il bolivar.

Per cercare di risollevare il Paese il presidente Maduro ha pensato di lanciare una moneta virtuale in perfetto stile Bitcoin. Si chiama Petro e sarà sostenuto dalle risorse naturali del Paese: riserve di petrolio, oro, gas e diamanti. La criptomoneta venezuelana è per Maduro l’arma giusta per superare la crisi, per superare una crisi senza precedenti nella stori. Ma nessuno crede in una rinascita del Paese che al momento può contare 10 miliardi di dollari di riserve grazie alla Cina e soprattutto alla Russia che è l’unico Paese a fare ancora credito a Maduro con un finanziamento da 3 miliardi di dollari per la ristrutturazione del debito. Intanto, i venezuelani impoveriti e stanchi stanno lasciando il Paese con un esodo quasi biblico verso Brasile e Colombia.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per i gestori di Axa Investment Manager la situazione in Venezuela merita la massima attenzione insieme con le elezioni politiche in Messico e i relativi accordi NAFTA con gli Stati Uniti che fanno dell’area America Latina una parte critica del portafoglio emergenti. Il rischio Venezuela resta, comunque, limitato al Paese e, secondo Claudia Calich, gestore del M&G Emerging Markets Bond Fund, il contagio potrà essere molto limitato agli altri mercati emergenti, poiché il Venezuela deve affrontare una crisi economica e politica che dura da molti anni, che ha considerevolmente indebolito la sua capacità di pagare.

Ecco quali possono essere le conseguenze per chi investe:

  • La crisi economica e sociale venezuelana ha un risvolto importante sui portafogli di chi ha investito in maniera diretta in bond emessi dal Venezuela. Il rating del Paese sudamericano è già stato classificato SD/C, che vuol dire “default selettivo”, da Standard & Poor’s e Ficht dopo il mancato pagamento degli interessi dei bond Venezuela scadenza 2019 e 2024. Cosa significa? C’è il 50% di possibilità concrete che nei prossimi tre anni il regime di Nicolas Maduro non rimborsi queste obbligazioni, esattamente come accade in Argentina nel 2001 con i Tango bond.
  • Per chi investe in fondi obbligazionari il rischio è più contenuto perché le obbligazioni del Paese di Maduro, secondo calcoli di Morningstar, pesano meno dell’1% nei fondi obbligazionari globali, mentre per i fondi obbligazionari mercati emergenti, che hanno come benchmark l’indice JPMorgan Emerging Market Bond composto da emissioni governative in euro e dollari, il debito venezuelano vale 1,4%.

Quanto pesa il Venezuela sui migliori fondi obbligazionari emergenti

ProdottiRendimento YTDPeso % in Venezuela
Global Evolution Frontier Mkts R EUR11,83%--
Vontobel Emerging Markets Debt Classe H3,91%1,62%
Pioneer Obbl Paesi Emerg a dist A3,27%1,77%
Barings EM Dbt Blnd TR Trnh A USD Acc3,14%--
Bny Mellon Emerging Markets Debt Fund Classe A2,73%0,55%
Nella tabella, i migliori fondi obbligazionari ordinati per rendimento da dicembre 2016 a dicembre 2017. In base ai portafogli disponibili nel database di Morningstar, il peso del Venezuela nei fondi della Categoria non istituzionali disponibili alla vendita in Italia è in media dell'1,4%. Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro. Sono state escluse le classi istituzionali. Solo fondi disponibili alla vendita in Italia

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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