Se dovessimo mettere indietro l’orologio di un anno e riprendere in mano e previsioni per il mercato obbligazionario non troveremmo scenari molto diversi da quello attuale. La ragione? Passato l’effetto Trump, che ha avuto un impatto maggiore sulle azioni rispetto ai bond, il mercato del reddito fisso è e resta fortemente dipendente dai movimenti delle banche centrali e dalle loro strategie per il 2018. Se consideriamo nel loro insieme crescita, dinamiche dei prezzi, orientamento di politica monetaria e indebitamento, negli outlook 2018 dei principali gestori mondiali consultati da Online SIM troviamo la medesima conclusione: verso la fine del secondo trimestre 2018 dovremmo transitare da un regime di reflazione a una fase matura del ciclo economico, il tutto all’interno di un quadro di consolidamento della crescita e inflazione contenuta.

Nel percorso di passaggio da un regime all’altro guidato dal processo di normalizzazione delle banche centrali, è compreso il ritorno della volatilità, grande assente del 2017 che insieme con le aspettative di inflazione, guiderà le scelte investimento 2018 in tutti gli scenari di rischio. Ma se la volatilità è un fattore determinante per il mercato azionario, le manovre delle banche centrali e l’inflazione hanno un impatto diretto e negativo sui corsi obbligazionari, che potrebbe manifestarsi anche nell’immediato e caratterizzare tutto il 2018.

IDEE DI INVESTIMENTO

Ecco le linee guida delle principali case di investimento globali  (Aberdeen Standard Investments, Allianz, Amundi, Axa Investment Managers, BlackRock, Columbia Threadneedle Investments, Credit Suisse, Dorval, Hermes, Invesco, Jp Morgan, Nomura, Pictet, Schroders, Templeton) per investire in fondi obbligazionari nel 2017:

  • Occorre rischiare su corporate, high yield ed emergenti. L’andamento dell’inflazione e le dinamiche dei tassi reali detteranno il ritmo degli interventi e la calibratura degli strumenti usati dalle banche centrali, determinando la curva dei rendimenti e quindi la relativa maggiore o minore attrattività delle azioni rispetto alle obbligazioni. Secondo l’analisi di Pictet, i mercati azionari sono costosi in termini assoluti, ma le valutazioni relative rispetto alle obbligazioni non sono eccessive. E sulla strada della normalizzazione, i tassi soprattutto in area subiranno rialzi moderati e, secondo Templeton, questo significa limitare la portata di un incremento dei rendimenti delle obbligazioni europee. La caccia al rendimento secondo i gestori non accennerà a diminuire, anche se nel mercato delle obbligazioni corporate diventerà più selettiva nella scelta di settori e rating principalmente in funzione delle valutazioni. Per i gestori però non ci sono dubbi: gli asset più rischiosi rischiosi come corporate e high yield bond e le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta saranno favoriti rispetto alle obbligazioni statali.
  • Obbligazioni bancarie favorite La selezione degli asset in portafoglio farà la differenza. Non basta, infatti, rischiare; la maggioranza dei gestori ritiene che nel 2018 i titoli investment grade e high yield non otterranno rendimenti straordinari, perciò è importante fare attenzione alle obbligazioni da mettere in portafoglio. Per Jp Morgan il 2018 sarà l’anno delle obbligazioni bancarie europee in considerazione del miglioramento del sistema del credito, per i prossimi mesi continuiamo a preferire le banche europee e il rischio bancario subordinato. Per Aberdeen Standard Investments ci sono ancora alcune buone banche europee, che compensano bene il rischio assunto. E una buona occasione di diversificazione sono le obbligazioni legate ai titoli petroliferi anche in seguito alla dinamiche di governo sul prezzo che vedono la Russia in prima fila, mentre in generale i gestori pensano di sottopesare i titoli corporate più rischiosi. Per i gestori è anche il momento dei corporate americani in vista delle riforma fiscale voluta da Donald Trump, e per un investitore euro la scelta migliore è puntare su un prodotto globale che copre il rischio di cambio come i fondi obbligazionari corporate globali Euro hedged in modo da mettersi al riparo dalla debolezza del dollaro e puntando alla diversificazione anche su obbligazioni europee.
  • Bond globali per chi vuole restare sui titoli statali. La diversificazione di portafoglio all’interno delle classi obbligazionaria più rischiose come i corporate bond riporta al centro anche una buona pratica che tutti gli investitori dovrebbero seguire: limitare il rischio con una parte del portafoglio. In questo senso, è da valutare la classe di fondi obbligazionari globali, anche se i rendimenti sono ancora compressi a causa dei tassi. Questa classe di investimento consente di diversificare anche sui mercati emergenti senza puntare su un fondo specializzato su quelle aree.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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