Marzo 2020 passa alla storia come un mese drammatico, anche per i mercati finanziari. Le perdite registrate mediamente su base mensile superano anche quelle rilevate durante la crisi del 2008, segnando il nuovo record del secolo.
I listini mondiali si muovono in rosso, senza eccezioni. L’indice cinese segna la flessione più contenuta, circa il 4,5%, che porta quasi a -10% il ritracciamento da inizio anno. Interessante l’indice svizzero, che verso la metà del mese perdeva circa il 16% per poi rimbalzare e chiudere a -5%. In realtà i rimbalzi nella seconda metà di marzo sono diffusi, ma insufficienti a riportare in positivo sia le variazioni mensili che quelle year to date.

Tra le piazze Usa l’indice sugli industriali è quello maggiormente penalizzato, con una flessione mensile del 13% e trimestrale del 23%. I mercati asiatici ed europei si dispongono invece in ordine sparso, anche se è evidente la debolezza dei Paesi mediterranei, in fondo alle classifiche con perdite del 22% a marzo e tra il 30% ed il 40% nel trimestre.
Rilevanti anche le oscillazioni intervenute sui mercati valutari. L’euro complessivamente si apprezza contro la maggior parte delle altre valute. I dati di maggiore rilievo riguardano rublo e real, che cedono tra il 16% ed il 17% contro la moneta unica. Anche le corone dei Paesi scandinavi flettono sensibilmente. La sterlina cede oltre il 3% contro euro, mentre il dollaro si muove attorno alla parità. Yen e franco svizzero, noti beni rifugio, avanzano di mezzo punto percentuale nel mese e di oltre due punti nel trimestre.

Il risparmio gestito, ovviamente, non è risultato immune al crollo dei mercati, neanche nel caso di strategie estremamente flessibili e che avrebbero consentito di limitare l’esposizione a favore della liquidità. A subire le perdite più gravi sono i comparti fortemente specializzati dal punto di vista geografico ed esposti a quelle aree a cui sono associati contemporanei crolli della valuta. Il mercato asiatico, anche se in pesante flessione, si colloca in blocco in testa alle classifiche. È indubbio quindi che l’evoluzione dell’epidemia e le conseguenti contromisure impattanti sulla produzione, stiano influenzando lo spostamento dei capitali da una macroarea all’altra.

Anche dall’overview per settori emerge un certo panic selling. A cedere meno (circa l’8%) sono le telecomunicazioni, che beneficiano della corsa ai sistemi per gestire lo smart working e le crescenti necessità anche da parte dei privati. Anche biotech e pharma figurano tra le scelte preferite degli investitori, per ovvie ragioni legate alla congiuntura. In coda alle classifiche, con punte del -40%, troviamo, oltre alla finanza, tutti quei settori legati alla produzione industriale.
Tra i comparti obbligazionari, però, possiamo trovare qualche attivo in positivo, cioè i governativi Usa a lungo termine avanzano di quasi 2 punti percentuali nel mese e dell’8% nel trimestre. In Europa, invece, sono le scadenze brevi ad avere la meglio.

Le performance di marzo, molto pesanti, giustificano quasi interamente le statistiche rilevate per l’anno in corso. Il crollo ha investito ogni genere di asset, tranne la volatilità che ovviamente ha beneficiato e non poco, ragion per cui difficilmente la diversificazione avrebbe preservato i capitali in misura significativa. Come detto, le dinamiche sui mercati stanno seguendo pedissequamente l’evolversi dell’epidemia, che oggi è palesemente il driver più importante, se non l’unico. Le aree che per prime torneranno alla normalità – un percorso sicuramente lento e graduale e non scevro di scivoloni – saranno anche le prime a vedere un recupero dei mercati.

Non solo, anche le misure di politica monetaria poste in essere dalle principali banche centrali influiranno sul corso dei titoli, sostenendoli o meno, e ci si riferisce in particolare al debito pubblico. Se negli Usa la risposta è stata vigorosa ed immediata, lo stesso non si può dire per l’Eurozona, dove solo di recente si sta iniziando a parlare di misure collettive ed in particolare di Coronabond. Purtroppo i dissidi e le differenze di vedute (ed il campanilismo) interni al board della BCE non fanno propendere per un intervento rapido ed efficacie come quello del nuovo continente, ma, se la banca centrale si dimostrerà inadeguata a gestire l’emergenza, inevitabilmente la ragion d’essere dell’UE ne uscirà fortemente minata, con risvolti potenzialmente divertenti per gli operatori della finanza e non necessariamente negativi.

Per valutare il rischio di portafoglio e bilanciare nella maniera migliore gli asset su cui investire (azioni, obbligazioni, liquidità), questo è il momento ideale per scoprire i vantaggi di un portafoglio modello ben equilibrato.

Note
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Luca Lodi

Luca Lodi

Head of R&D di FIDA, Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca-sviluppo e formazione del gruppo (FIDAmind). Sviluppa metodologie quantitative per l'analisi di portafoglio, di strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti ha collaborato con ADB S.p.A occupandosi della gestione del settore Banche Dati e dell’Uffico Studi. Giornalista pubblicista collabora con testate editoriali.

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