Dopo un trimestre nero, concluso con un dicembre drammatico in cui si sono registrate le perdite più pesanti dalla crisi del 2008, ed un inizio anno all’insegna del segno più, anche le ultime settimane proseguono in accelerazione su quasi tutti i fronti. A primeggiare sono gli azionari Cinesi, che avanzano del 22% da inizio anno e del 13% in febbraio, performance ragguardevoli anche al netto dell’apprezzamento dello Yuan, che comunque nel mese corrente è di un contenuto 0,75%.

In effetti l’indice Shanghai Composite avanza di quasi il 15%, distanziando così la Borsa di Atene, che in ogni caso guadagna un notevole +10%, e l’Irlanda a +5%. I listini americani crescono tra il 3% ed il 4%, ma le mid e small cap sovraperformano; il risparmio gestito su di esse focalizzato raggiunge il +6%, anche grazie all’apprezzamento del dollaro (+0.88%). Complessivamente quasi tutti i listini si muovono in terreno positivo, e le uniche eccezioni degne di nota sono il Brasile, sostanzialmente sulla parità, e la Russia, che cede meno del 2%. L’analisi settoriale rileva diverse sorprese: tra i più performanti figurano, infatti, comparti legati alle Energie Alternative, all’Ecologia e Ambiente, agli ESG ed alle Risorse Idriche. L’unica nota di dolore arriva dall’immobiliare, in lieve flessione dopo il rally del mese scorso. La performance media degli asset azionari si aggira attorno al +3,5%, inferiore a quella di gennaio, ma piacevole e caratterizzata da una dispersione più contenuta.

Analisi di mercato: convertibili e high yield spingono l’obbligazionario

Anche il gestito sugli asset obbligazionari regala notevoli soddisfazioni, in linea con quelle del mese precedente. Ad emergere sono gli asset convertibili, gli high yield e gli short term, soprattutto legati a Usa e Cina, anche per effetto del cambio favorevole. L’indebolimento della corona svedese, del real brasiliano e dello yen, invece, spinge gli obbligazionari esposti a queste valute in fondo alle classifiche.

I prezzi dei titoli di Stato sono in ripresa, sostenuti da buoni volumi in acquisto, e probabilmente l’attuale orientamento della Bce, che a breve (forse il 7 marzo) potrebbe tirare fuori dal cilindro un altro Tltro, sta contribuendo in misura significativa ad incentivare le banche ad acquistare titoli di Stato come collaterale.

Dalla Fed, invece, nulla di nuovo. Infatti la Banca centrale ha recentemente confermato l’intenzione di procedere con cautela, rimandando il prossimo rialzo dei tassi a data da definirsi, in attesa di assistere ad una ripresa di inflazione ed occupazione. In ogni caso, il Board è concorde nel continuare a ridurre il bilancio dell’Istituto, che comunque, al termine della normalizzazione, potrebbe risultare più consistente rispetto a prima della crisi per ragioni imputabili a una maggiore domanda di riserve.

Al momento, oltre all’evoluzione delle negoziazioni tra Usa e Cina, il cui esito potrebbe determinare forti scossoni soprattutto sul mercato cinese, ed in misura minore sui listini americani, è necessario monitorare lo sviluppo della questione Brexit. Il risultato (o il non risultato) è davvero poco scontato, e l’esperienza del referendum ha insegnato che è davvero arduo fare previsioni sul tema. La stima dell’impatto sulla quota di portafoglio esposta all’Europa ed alla sterlina inglese è complessa ed articolata in diverse dinamiche, legate soprattutto dall’immagine che emergerà dell’Unione Europea come entità capace di tutelarsi ed autodeterminarsi.

Note

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