Il 2022 si è chiuso con un accordo storico in tema di biodiversità e tutela della natura. Si tratta del Global Biodiversity Framework siglato a Montreal il 19 dicembre da 188 governi. L’accordo contiene 23 obiettivi da raggiungere entro il 2050 molti dei quali dovranno essere perfezionati entro il 2030.

In particolare l’accordo stabilisce:

  • di proteggere il 30% delle terre emerse e degli oceani entro il 2030;
  • stanziare 30 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella tutela della natura;
  • risanare il 30% degli ecosistemi degradati;
  • dimezzare il rischio legato ai pesticidi.

Il passo avanti è importante perché oggi solo il 17% delle terre sono aree protette e solo l’8% dei mari ha una forma di tutela.

Il patto di pace con la natura

L’accordo di Montreal è l’inizio di un patto di pace con la natura secondo l’ONU per salvare la biodiversità del pianeta. E per raggiungere gli obiettivi è proprio dalla natura che bisogna partire preservandola, mitigando i cambiamenti climatici e facilitando una giusta transizione che ha un grandissimo valore economico.

Secondo un’analisi del World Economic Forum (WEF):

  • dalla natura arriva più della metà del Prodotto interno lordo globale (pari a circa 44 mila miliardi di dollari);
  • il degrado di questa sta avvenendo a un ritmo allarmante: il 32% dell’area forestale mondiale è stata distrutta;
  • oltre l’85% delle zone umide è scomparso;
  • il 33% degli stock ittici è sovra sfruttato;
  • il 50% dei sistemi corallini è stato distrutto.

Le tecnologie basate sulla natura (NbS) sono la soluzione che da più parti viene indicata come la migliore per proteggere la biodiversità. Secondo un rapporto del Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), gli obiettivi climatici internazionali saranno irraggiungibili a meno che gli investimenti in soluzioni basate sulla natura non aumentino rapidamente fino a 384 miliardi di dollari all’anno entro il 2025 (oggi sono pari a 154 miliardi all’anno).

Biodiversità: perché la tecnologia della natura ha un ruolo prezioso

Ma cosa si intende per tecnologia della natura? Si tratta di un mercato in evoluzione che oggi vale già circa 2 miliardi di dollari e si stima possa crescere fino a 6 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni secondo il report The Nature Tech Market a cura di Nature4Climate.

La tecnologia della natura ha quattro macro categorie:

  • le tecnologie legate alla distribuzione di natura come i droni per il rimboschimento e gli interventi che aiutano gli agricoltori ad aumentare la resa delle colture e la produttività del bestiame;
  • le tecnologie legate al monitoraggio della natura come le soluzioni per misurare e segnalare il clima, il monitoraggio satellitare, il telerilevamento (LiDAR) e l’utilizzo di test DNA;
  • le tecnologie legate alla misurazione dell’impronta di carbonio in natura che si appoggiano spesso alla blockchain;
  • le tecnologie legate alla gestione della natura che si traducono in App che possono connettere le comunità locali a mercati più remunerativi, contribuendo a guidare l’uso sostenibile degli ecosistemi naturali.

IDEE DI INVESTIMENTO

In termini di investimento la tecnologia della natura si traduce in due settori principali: la tecnologia climatica e l’agritech. Secondo l’analisi di Axa Investment Management, alcune delle sfide più grandi per la biodiversità a livello globale si trovano, per esempio, nelle aree dei materiali sostenibili, nella tutela del suolo e degli animali, negli ecosistemi idrici e nel campo del riciclaggio. Tutte queste aree sono motori di crescita strutturale a lungo termine e fanno prevedere un forte slancio del mercato. Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, il ruolo della finanza è decisivo e deve aumentare.

In particolare:

  • L’OCSE stima che gli investimenti volti a proteggere la biodiversità ammontino attualmente a meno di 100 miliardi di dollari l’anno, una somma modesta se paragonata ai 632 miliardi impiegati nella lotta al cambiamento climatico.
  • Le opportunità di crescita restano enormi: secondo una ricerca condotta dalla Food and Land Use Coalition, gli sforzi per integrare pratiche sostenibili nell’attuale mercato del cibo e del suolo, rivoluzioneranno le catene del valore e apriranno a nuovi modelli di business. Nel rapporto si stima che una tale trasformazione potrebbe creare un mercato della biodiversità del valore di 500 miliardi di dollari entro il 2030.

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Note
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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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